Articolo in 2 minuti Il Gange nasce dall’Himalaya e sfocia nel Golfo del Bengala.

In questa seconda puntata seguiremo il suo corso dalla città sacra di Varanasi fino al suo labirintico delta.

Nella città di Varanasi molti pellegrini giungono per immergersi nel Gange e per dare il loro addio alla vita: chi muore a Varanasi otterrà infatti la liberazione dal ciclo della rinascite.

A Varanasi ardono continuamente pire funerarie per le cremazioni e le ceneri vengono gettate nel Gange. 

La sacralità del fiume sembra avere una base scientifica: infatti alcuni ricercatori analizzando le sue acque hanno trovato una grande presenza di batteriofaghi, microrganismi che si nutrono di batteri e che impediscono così il diffondersi di malattie.

Quindi per gli induisti l’acqua del Gange purifica e garantisce la salute, fisica e spirituale, anche se è oggi uno dei fiumi più inquinati al mondo.

Proseguendo il suo corso, il Gange sfocia con un enorme delta, fra India e Bangladesh, al quale si uniscono anche i fiumi Brahmaputra e Meghna: le acque dei tre fiumi  danno luogo all’ecosistema delle Sundabars, la foresta di mangrovie più grande del mondo.

 Articolo originale tratto dal blog dell’autrice ISentieriDelMondo e disponibile a questo indirizzo 


 

Per leggere la prima parte dell’articolo: Il Gange, il fiume della vita – Parte prima

 

Per approfondire – Ogni induista sogna di recarsi sul Gange, ma per molti di coloro che giungono a Varanasi si tratta dell’ultimo viaggio.

Varanasi è infatti la città presso la quale molti induisti si recano per “lasciare il proprio corpo”.

Secondo l’induismo, ogni anima è imprigionata in un perpetuo ciclo di vita, morte e rinascita, noto come Samsara.

La morte è solo un anello della catena.

L’aroma del legno di sandalo, dell’incenso e del ghee, il burro chiarificato, qui riempe l’aria.

Le pire funebri ardono continuamente. Varanasi è considerata la porta che unisce cielo e terra; si crede che morire ed essere cremati qui liberi l’anima dalla sofferenza delle vite ripetute e le consenta di raggiungere immediatamente il moksha, la liberazione.

In media hanno luogo ogni giorno circa 250 cremazioni e le ceneri di migliaia di morti vengono gettate ogni anno nel Gange.

I pellegrini si lavano mentre pregano e inquinano mentre si purificano.

Il Gange è infatti uno dei fiumi più inquinati del mondo eppure il potere della sua acqua, di alimento per la vita è noto da centinaia di anni. Oggi, malgrado l’immenso numero di persone che si radunano a fare il bagno proprio dove le acque di scolo si riversano nel fiume, non sono state registrate epidemie di malattie gravi come il colera o il tifo.

Gli induisti insistono sul fatto che il Gange abbia il potere di purificare e forse questa credenza ha qualche fondamento.

Il Gange fornisce migliaia di miliardi di litri d’acqua all’agricoltura e all’industria e porta via i rifiuti di milioni di persone ma nonostante questo gli induisti ne bevono ogni giorno l’acqua e sostengono che, ben lungi dal farli ammalare, garantisca loro la salute fisica e mentale.

I ricercatori hanno studiato questo paradosso e sembrerebbe che il Gange contenga un disinfettante naturale in grado di uccidere i germi patogeni che causano le malattie.

È stata identificata la presenza di batteriofagi, organismi microscopici che si nutrono di batteri. Quando trovano cibo, i batteriofagi si moltiplicano a una velocità incredibile: in meno di mezz’ora, cento batteriofagi possono diventare 100mila.

Più gente entra in acqua quindi, più cibo è disponibile per i batteriofagi del Gange che in un’invisibile frenesia alimentare eliminano i batteri prima che possano diffondere le malattie.

Inoltre, le analisi dimostrano che il Gange contenga una quantità insolitamente alta di ossigeno dissolto che aiuta a decomporre i rifiuti umani e animali riversati nel fiume.

Il Gange lo fa 25 volte più velocemente di qualsiasi altro fiume e potrebbe essere per questo motivo che gli animali riescono a sopravvivere. Qui i rifiuti organici vengono decomposti in sostanze nutrienti che sono utili e non dannose all’ambiente.

Proseguendo lungo il suo corso, al confine tra India e Bangladesh, il Gange forma quindi il delta più grande della terra.

Creato dalla confluenza del Gange, con il Brahmaputra e il Meghna, questo super-delta è un labirinto di canali e insenature al cui interno si trovano le paludi e le foreste di mangrovie più estese del mondo: le Sundarbans.

Qui, mentre i fiumi riversano nel Golfo del Bengala fanghi e sedimenti, le maree dell’oceano sommergono ogni giorno le foreste con l’acqua salata dando origine a uno degli habitat naturali più ostili del pianeta.

Di nuovo, nonostante le difficili condizioni ambientali, diverse specie di animali riescono a sopravvivere in questi luoghi e, tra questi, la famosa tigre del Bengala.

Le Sundarbans sono uno degli ambienti più selvaggi del pianeta, eppure, l’Isola di Sagar, a pochi chilometri di distanza diventa la sede di uno dei raduni di persone più grandi del mondo.

Infatti nel punto in cui il Gange, alla fine del suo corso, raggiunge il mare e si riversa nel Golfo del Bengala, in occasione del Festival di Makar Sankranti, a metà gennaio, i pellegrini qui si radunano per ringraziare il Gange di tutto quello che regala all’uomo.

È un grande addio a un fiume che ha avuto un ruolo fondamentale nella vita delle persone e della natura dell’India.

Leggi anche: I 7 fiumi sacri dell’India


Fonte utilizzata: documentario “Gange – il fiume della vita”

Immagine tratta da Maps.com

Articolo tratto dal blog www.isentieridelmondo.com