Qualche tempo fa, mentre andavo con lo scooter a visitare l’isola di Divar, mi sono imbattuta nello sciopero dei minatori. 

Per raggiungere il traghetto dovevo attraversare Panjim, la capitale. Lo sciopero dei minatori in realtà era stato annunciato da tempo ma io non gli avevo dato molto peso. Invece, appena arrivata sul ponte che consente l’accesso alla città, ho capito che la situazione era seria. 


Traffico paralizzato e nessun clacson in sottofondo, cosa che non appartiene all’India. Per superare il blocco stradale, ho seguito dei ragazzi che tagliavano dalla giungla ma i minatori mi hanno vista. Mi hanno intimato di fermarmi e, dato che invece sono scappata a tutta velocità, mi hanno inseguita e lanciato pietre addosso.  

Nel pomeriggio, lo sciopero dei minatori era terminato in seguito a violenti scontri con la polizia che ha impedito ai manifestanti di raggiungere il centro. È periodo di esami per gli studenti di Goa e l’intento era quello di bloccare l’accesso alle scuole.  

La stazione degli autobus sembrava un campo di battaglia, evento abbastanza surreale in questo pacifico e tranquillo Stato del sud, quindi ho deciso di documentarmi.

Ho trovato un sito web, The Goenchi Mati Movement, creato con lo scopo di gestire legalmente le miniere grazie a una serie di riforme basate sul principio che i minerali appartengono a tutti. L’essere umano ne è solo il custode. Le future generazione dovranno continuare a beneficiarne e, perché questo accada, le estrazioni dovranno limitarsi allo stretto indispensabile. Vanno inoltre messi al bando corruzione e mal costume.

In lingua konkani, Goenchi Mati significa Terra di Goa.  

Il sito racconta la storia delle prime miniere partendo dal periodo portoghese, durante il quale si cominciò ad estrarre minerali ferrosi. Dell’estrazione se ne occupavano unicamente dei gruppi tribali chiamati Dovolos.

Nel 1910, la compagnia francese “Compagnie de Mines de Fer de Goa” si cimentò nell’estrazione ed esportazione del manganese. Ma è solo dopo la seconda guerra mondiale che le miniere ebbero un vero e proprio boom. Nella fase di ricostruzione dei Paesi coinvolti, le richieste di materiali ferrosi incrementarono del 100%. 

Paesi come il Giappone preferivano importare dalla portoghese Goa piuttosto che dalle colonie Britanniche.

Il centro di raccolta si trovava, e si trova tutt’ora, a Marmugao, provincia del sud non distante da Vasco de Gama. Non è un caso che a Marmugao esiste la più alta concentrazione di slums dello Stato. 

I minerali venivano trasportati da donne e bambini, tenendo in equilibrio sulla testa delle enormi ceste. Sono scene che tutt’ora si vedono un po’ ovunque, specialmente quando c’è da sistemare il manto stradale di villaggi e di piccole cittadine.

Secondo Goenchi Mati, l’avvento di macchinari moderni ha portato al collasso la società mineraria tradizionale. Le donne sono state tagliate fuori da quello che era un lavoro ben remunerato anche per loro. Smog e inquinamento provocati da mezzi di trasporto meccanici obsoleti e mai revisionati hanno danneggiato sia i campi che i fiumi, con ovvie conseguenze anche sulla salute. 

Inutile commentare le condizioni di lavoro dei minatori che sono ben lontane dagli standard minimi  di sicurezza previsti in Europa. Ambientalisti e associazioni non governative hanno cominciato a protestare lanciando appelli su tutto il territorio partecipando, tra l’altro, alla parata che si è tenuta a Carnevale.

Goa, lo sciopero dei minatori

Ho così appreso che la Corte Suprema Indiana ha dichiarato illegali le miniere per l’estrazione di minerali ferrosi e ne ha ordinato la chiusura immediata a partire dal 15 marzo 2018.

Il Goa è il maggior esportatore indiano di minerali e manganese.

Nel 2012 la Corte aveva già vietato l’industria mineraria. Due anni dopo, nel 2014, il divieto era stato revocato. L’associazione dei minatori aveva cercato di recuperare attrezzature e soprattutto camion per il trasporto dei metalli estratti, indebitandosi fino al collo con le banche.

Quest’anno, a seguito della petizione di un’altra NGO che segnalava numerose irregolarità e violazioni di leggi, le miniere sono state nuovamente vietate.

È venuto fuori tra l’altro che ben 88 contratti di locazione dei terreni sono illegali.

Pare che per il trasporto dei minerali vengano impiegati a Goa più di 17.000 mezzi pesanti e che lo sciopero interessi, oltre la categoria minatori, anche le Associazioni Trasportatori e i fornitori di apparecchiature e macchinari (fonte: New Indian Express).

Lasciare tutta questa gente senza lavoro all’improvviso, per quanto nocivo sia soprattutto per loro, ha creato un malcontento di difficile soluzione. Ricollocarli tutti sarebbe un problema enorme anche in altre parti del mondo.

Il Ministro dei Trasporti, Ramkrishna ‘Sudin’ Dhavalikar, che poco aveva potuto fare dopo la decisione della Corte Suprema, si era appellato alla calma e alla possibilità di trovare una soluzione amichevole senza ricorrere alla protesta (fonte: Times of India). 

I minatori hanno rifiutato l’appello e sono scesi in piazza decisi a trovare una soluzione, con le buone o con le cattive. Decine di turisti, diretti verso l’aeroporto o verso le spiagge del sud, sono rimasti intrappolati nel traffico per ore. 

Giuro che se sento di un altro sciopero dei minatori stavolta non esco.

Mentre le associazioni ambientaliste si danno un gran da fare per abbassare i livelli di inquinamento a Goa e per cercare di sensibilizzare la popolazione locale, migliaia di famiglie restano con il fiato sospeso in attesa di una revisione della sentenza. Pena la perdita del lavoro con le conseguenze del caso.


Foto principale tratta da scroll.in

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