Con la primavera torna anche Holi, che nel 2016 inizia il 23 marzo, la festa indiana più colorata e più celebre al mondo per la sua straordinaria allegria. 

L’autrice dell’articolo è Alessandra Loffredo fondatrice del portale online Guida India, inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

Articolo originale tratto da Guida India e disponibile a questo indirizzo.


Una festa amatissima, il ritorno della primavera, una sorta di carnevale indiano con gli stessi risvolti occidentali di allegria e di colore.

Nel 2016 la data clou è il 24 marzo, ma avvengono celebrazioni anche il giorno prima, soprattutto nell’est del Paese, e un po’ ovunque durante tutta la settimana che la precede.

I riti della festa di Holi prevedono che le inibizioni vengano messe da parte, tutto è permesso, proprio come anticamente durante il nostro Carnevale: le normali distanze tra caste e sessi vengono abbandonate.

Holi, on a street in the northern Indian city of Mathura

Le strade si riempiono di gente che corre, ride, grida, balla, lanciandosi gli uni agli altri palloncini riempiti con acqua colorata, gulal.

C’è anche chi la spruzza con siringhe da pasticcere e pistole ad acqua, che la tira a secchiate o che cosparge direttamente con le polveri chiunque gli passi a tiro, in una allegra battaglia multicolore.

Purtroppo gli scherzi a volte si trasformano involontariamente in veri e propri agguati e nelle grandi città viene consigliato ai turisti di mantenere una certa prudenza.

Le polveri lanciate a profusione, abeer, sono quelle che generalmente si utilizzano per comporre i rangoli (le decorazioni create sul pavimento) e si vendono durante tutto l’anno a tutti gli angoli del Paese, tanto che la loro immagine è tra le più fotografate d’India.

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Ma la loro composizione è spesso piuttosto misteriosa (o direttamente tossica), mentre sempre più spesso alle polveri si affianca anche il lancio di uova.

A ogni angolo si vende e si beve il thandai, frullato di latte o yoghurt aromatizzato con spezie, frutta secca e bhang (cannabis).

 

Holi in Ahmadabad

Holi è una festa che celebra il ritorno della primavera, il raccolto e la fertilità della terra.

Naturalmente commemora ufficialmente un episodio della mitologia hindu, e precisamente la leggenda del principe Prahlada, devoto a Vishnu.

Il padre del ragazzo, re e demone empio e crudele, geloso del sentimento religioso del figlio, cerca più volte di uccidere l’erede senza riuscirci.

La sorella del re, Holika, si presta all’ intento ed essendo immune al fuoco, trascina e trattiene Prahlada in una enorme pira.

Protetto da Vishnu il principe ne uscirà indenne, mentre la feroce zia finirà carbonizzata, ma solo dopo aver aver chiesto e ottenuto il perdono del ragazzo.

Per questa ragione la notte di luna piena, vigilia della festa, enormi falò bruciano ovunque.

La festa diventa colorata il giorno dopo quando è associata alla gioventù del dio Krishna e al suo amore per la ninfa Radha.

Si narra che Krishna (l’ottava incarnazione di Vishnu) da ragazzo giocasse a lanciare polveri colorate sulle giovani pastorelle, le gopis.

Holi viene infatti celebrata in varie forme durante il mese che la precede nelle due città maggiormente legate al ricordo di Krishna, come Mathura e Vrindavan nello Stato indiano dell’Uttar Pradesh.

Processioni accompagnate da canti popolari e danze, si fanno largo tra l’eccitatissima folla.

Nel pomeriggio ci si reca al fiume o, in sostituzione, alla doccia, per ripulirsi e terminare la giornata festiva con la famiglia.

È una delle più antiche e trasversali festività indiane, come confermano numerose miniature e bassorilievi, e come testimoniano anche i film di Bollywood di ieri e di oggi, con pochissime varianti a distanza di decenni.


Foto tratte dall’articolo originale.