In India troverete dai rifugi per pellegrini agli hotel più sontuosi del mondo. Ovunque vige la stessa regola: attenzione e porte e finestre ben chiuse.

L’autrice dell’articolo è Alessandra Loffredo, fondatrice del portale online Guida India, inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

Articolo originale tratto da Guida India e disponibile a questo indirizzo.


Se non partecipate a un viaggio organizzato, dovrete da subito affrontare la questione hotel: alle fermate di qualunque mezzo di trasporto verrete assaliti dai procacciatori di clienti, che cercheranno con ogni mezzo di convincervi che le strutture che offrono loro una commissione sono le uniche possibili e le migliori.

E’ imprescindibile dunque essersi già fatti un’idea e aver preso una decisione irremovibile sulla vostra destinazione, perché magari il taxista vi dirà che l’hotel dove volete essere accompagnati è chiuso, bruciato, crollato… ma alla fine si rassegnerà.

Elenchi con tutti i dettagli delle sistemazioni possibili, affidabili e aggiornati, sono disponibili nelle guide turistiche cartacee e online: studiate di volta in volta durante i percorsi qual è l’albergo che farà per voi. Ed evitate di pagare caparre se prenotate in anticipo.

Una volta giunti a destinazione, magari dando l’indirizzo, piuttosto che il nome dell’hotel, chiedete di visionare la stanza prima di pagare – generalmente si paga in entrata – e ai turisti è talvolta richiesto di pagare in valuta straniera; e poi rassegnarevi a compilare con i vostri dati un po’ di scartoffie.

Negli hotel “Indian Style,” le serrature delle porte sono spesso sostituite da lucchetti: usatene uno vostro e tralasciate quello fornito dall’albergo, se non è previsto il riordino della stanza, come spesso avviene.

Assicuratevi di aver chiuso le finestre prima di uscire, perché oltre alle normali regole di prudenza, a seconda della località e della posizione potreste trovare il vostro bagaglio devastato dalle scimmie, che tutto aprono e tutto assaggiano. Questa è anche una delle ragioni per cui spesso le finestre sono munite di sbarre.

Molti hotel offrono servizio di lavanderia, normalmente rapido e affidabile, anche se piuttosto energico. L’operazione è infatti generalmente ancora affidata ai dhobiwallas che porteranno i vostri panni al fiume o ad apposite vasche e a suon di sbattacchiamenti e strofinamenti ve li renderanno puliti e molto, molto soffici.

E’ anche utile avere con sé un lenzuolo cucito a sacco o un sacco a pelo leggero,utile se lo stato igienico delle lenzuola non vi convincesse troppo.

Le strutture Indian Style sono quelle che offrono la gamma più ampia di prezzi dovendo rispondere alle esigenze dei mobilissimi indiani.

Considerate che nelle grandi città i prezzi sono sempre maggiori, a parità di categoria, e che le strutture economiche sono meno numerose; ma calcolate anche che in India potrete dormire in una doppia con bagno più che dignitoso per l’equivalente di 15  euro e mangiare in ristoranti quasi eleganti per circa 8 euro.

Se vi piace l’avventura, o non potete permettervi di meglio, potrete dormire e mangiare decorosamente anche per un terzo di queste cifre. Se invece volete sperimentare servizi e strutture da sogno, calcolate prezzi a partire da un minimo di 60-80 euro a notte, per una camera doppia da veri Maharaja.

Numerosissimi poi i palazzi veri e propri trasformati in alberghi di lusso, con più sfarzo e personale di servizio a disposizione di quanto abbiate mai immaginato, ma anche graziose e semplici case unifamiliari, dove avrete la vostra stanza tra le tante occupate dai parenti dei proprietari o quelle abitate da qualche altro viaggiatore, con cui scambiare impressioni e dritte.

In grande sviluppo, poi, e ormai di tradizione consolidata, gli strepitosi Beach Resorts di stile internazionale lungo le coste, dove unire al relax delle spiagge le proprietà curative e rigeneranti della scienza ayurvedica, ma anche una nuova generazione di EcoResort, per immergersi nella natura selvaggia indiana senza interferire negativamente col suo delicato ecosistema.

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Foto tratta dall’articolo originale