A Bassi, nel Rajasthan, si possono ammirare gli ultimi decoratori di Kavad, manufatti che rappresentano la mitologia indiana, come lascito alle nuove generazioni.

L’autrice dell’articolo è Elisa Chiodarelli, instancabile viaggiatrice. Ha iniziato a viaggiare da bambina e non si è più fermata: anche quando non è veramente un viaggio (in India o altrove), è sempre alla scoperta di cose interessanti. 

Articolo originale tratto dal blog dell’autrice Italian Masala e disponibile a questo indirizzo.


Bassi è un villaggio poco distante da Chittorgarh, nel Rajasthan meridionale. A Bassi ci si va (in genere) per passare una notte in uno dei numerosi Heritage Hotel disseminati per tutto il territorio nazionale indiano, che un tempo erano le dimore principesche di raja locali, poi decaduti.

Per poter mantenere i loro palazzi, molti di loro decisero di trasformare una parte di queste magnifiche dimore di famiglia in hotel, così che i turisti potessero calarsi nell’atmosfera delle corti rajput di un tempo.

Se non ci si va per questo motivo, a Bassi, ci si può andare per vedere gli ultimi intagliatori e decoratori di Kavad, una sorta di piccolo tempio portatile, in legno, che si apre su storie e miti tradizionali, illustrati a colori vivaci.

Ci sono ancora poche famiglie a Bassi che si dedicano alla produzione dei Kavad, che vengono realizzati ormai soprattutto per il mercato turistico. Ma un tempo erano i raccontastorie – i Kavadiya Bhat – a commissionare queste piccole opere ingegnose alle famiglie di falegnami di Bassi.

Servivano per portare di famiglia in famiglia le storie tradizionali, i poemi epici o la storia della vita di Krishna, in modo che le nuove generazioni potessero conoscerle. Non sempre le storie venivano raccontate nello stesso modo: ciascun storyteller aveva la possibilità di interpretare i fatti narrati, di aggiungere qualche particolare o di approfondire certe vicende che la storia ufficiale ignorava.

Si formarono così, nel corso del tempo, tante diverse interpretazioni della stessa storia o dello stesso mito, che rimase vivo, anche se in continua evoluzione, attraverso le generazioni.

Ci possono essere tanti modi per raccontare la stessa storia, ed è proprio grazie ai diversi punti di vista e alle diverse voci che la raccontano, che questa rimane viva e sostanzialmente intatta in tutte le sue preziose “versioni”.

Oggi ci sono ancora alcuni raccontastorie che visitano le famiglie per raccontare le storie tradizionali e recitare, al termine del racconto, la genealogia della famiglia ospite. In modo che i giovani ricordino i miti, ma anche le proprie radici familiari e culturali.

Recentemente ci si è inventati anche usi alternativi per i Kavad: ci sono per esempio quelli che hanno l’alfabeto hindi o inglese dipinto sugli sportellini, in modo che i bambini possano imparare le lettere divertendosi.

Oppure c’è qualche NGO che commissiona a Satyanarayan Suthar, un famoso produttore di Kavad di Bassi (nella foto), queste magiche scatole istoriate, per raccontare le regole igieniche di base, gli eventuali pericoli domestici, alcune norme di buona pratica ecologica e così via.

Un modo per far sì che uno strumento antico riacquisti significato e sopravviva alla globalizzazione.

Kavad di Bassi

Se stai organizzando il tuo viaggio in Rajasthan, leggi anche: Il Rajasthan


Immagini tratte dal blog dell’autrice