Articolo in 2 minuti – Mondiali di calcio in India: com’è possibile che un paese come l’India, con più di un miliardo di abitanti, non riesca ad avere una squadra di calcio che si sia mai qualificata ai mondiali?

Manca una generale cultura dello sport tra la gente comune. I bambini non vengono spronati a seguire le proprie passioni sportive, soprattutto nelle caste più basse. Lo sport, in particolar modo a livelli agonistici, appartiene alle classi più agiate e questo si riflette anche in una generale scarsità di infrastrutture sportive.

Tuttavia l’esposizione dell’India alla cultura di massa globalizzata a trazione occidentale sta cambiando questa situazione: sempre più giovani seguono lo sport e il calcio in particolare. Specialmente per i figli delle nuove classi agiate il calcio sta diventando una moda, uno “sport di élite” contrapposto al cricket ancora seguitissimo dai più poveri.

Il crescente interesse verso il calcio in India indica anche che la globalizzazione sta passando attraverso le nuove passioni, condivise da persone di paesi e culture completamente diversi.

 


 

Per approfondire – Moshin è un ragazzo di 28 anni originario dello stato del Manipur, al confine orientale estremo dell’India. Il suo villaggio di origine si trova a pochi chilometri dal Myanmar. Ha i tratti somatici dell’estremo oriente (mongoloidi) che lo contraddistinguono da quelli degli indiani del nord e del sud, che hanno tratti indoeuropei.

Momo, così si fa chiamare dagli amici, lavora per un’organizzazione non governativa di Delhi, dove risiede da molti anni. Qui ha imparato l’hindi, lingua che è non parlata nel suo stato d’origine, e ha subito discriminazioni, come spesso accade ai ragazzi della sua regione, colpevoli solo di avere tratti somatici diversi dalla maggioranza degli abitanti di Delhi.

Da quando ha undici anni gioca e segue il calcio, in particolare il campionato inglese di cui è tifoso del Manchester. Il primo mondiale che ricorda è quello del “Brasile di Cafu” del 1994, mondiale che seguiva a casa sul televisore ancora in bianco e nero.

Dato che l’India non è qualificata, tifa Olanda ed è sicuro che sarà la squadra che vincerà questo mondiale.

Momo ci aiuterà a comprendere la situazione dello sport e del calcio in India. La prima domanda che viene spontanea è: com’è possibile che un paese con più di un miliardo di persone non riesca ad avere una squadra di calcio che si sia mai qualificata ai mondiali?

In primo luogo l’India è uno dei pochi paesi al mondo in cui il calcio è seguito generalmente poco, meno di altri sport. Lo sport nazionale dell’India è il cricket, disciplina per cui gli indiani vanno letteralmente pazzi e la cui nazionale indiana è stabile nelle prime posizioni delle classifiche internazionali.

Nel cricket – come capita negli sport più seguiti in altri paesi – vengono trasferite le passioni e le pulsioni più profonde degli indiani. Un po’ come le guerre in passato, gli sport catalizzano i sentimenti nazionali che nel mondo globalizzato stanno via via scemando. Difatti la rivalità nel cricket con l’odiato Pakistan è fortissima e le relative sfide sono seguitissime. Tuttavia, come ci tiene a precisare Momo, nel cricket “l’India è nettamente più forte del Pakistan”.

Inoltre Momo suggerisce che lo sport in generale “non è particolarmente tenuto in considerazione dalle persone comuni in India”. La cultura dello sport a livelli agonistici appartiene alle classi più agiate. E questo si riflette anche in una generale scarsità di infrastrutture sportive. I bambini non vengono spronati a seguire le proprie passioni sportive, soprattutto nelle caste più basse della società.

Tuttavia, l’esposizione dell’India alla cultura di massa globalizzata a trazione occidentale sta cambiando questa situazione: sempre più giovani seguono lo sport e il calcio in particolare, soprattutto il campionato inglese, spagnolo, tedesco e italiano. Specialmente per i figli delle nuove classi agiate il calcio sta diventando una moda. Quindi il calcio viene sempre più visto come uno “sport di élite”, come racconta Momo, contrapposto al cricket seguitissimo dalle classi e caste più basse.

In questo mondiale, i giovani indiani tifano per le squadre che danno più spettacolo e con i calciatori più alla moda: Spagna, Brasile e Argentina. Ma anche l’Italia, di cui è molto apprezzato Pirlo, il Portogallo di Cristiano Ronaldo e l’Olanda.

Momo ci ricorda poi che non è del tutto vero che l’India non si è mai qualificata alle fasi finali dei mondiali. Difatti, nel 1950, a causa del ritiro delle squadre antecedenti, l’India approda alle fasi finali dei mondiali che si tenevano in Brasile. Era nel gruppo con Italia, Paraguay e Svezia ma all’ultimo decise di non partecipare. Il motivo rimane ancora non chiaro. Tra le possibili cause: i costi di viaggi allora proibitivi, la mancanza di tempo sufficiente a un’adeguata preparazione, problemi con la selezione dei giocatori e una generale tendenza a sottovalutare l’importanza del mondiale di calcio rispetto ai giochi olimpici.

Tuttavia c’è anche un’altra spiegazione interessante. Dopo le olimpiadi del 1948, in cui l’India aveva giocato a calcio a piedi nudi, la FIFA impose ai giocatori l’obbligo di usare e scarpe da calcio ai mondiali. Non avendo il permesso di giocare a piedi nudi, l’India decise quindi di non partecipare.

Questa storia è stata poi smentita dal capitano della nazionale di allora, Sailen Manna. In ogni caso l’India perse l’unica occasione della sua storia di qualificarsi per una fase finale di un mondiale e anche quest’anno farà da spettatrice.

Infine guardando la classifica FIFA di giugno 2014 delle nazionali asiatiche, è interessante notare come questa sembri riflettere il livello di sviluppo economico ed integrazione nel sistema globalizzato (a parte l’Iran, paese su cui andrebbe fatto un discorso a parte in quanto la maggioranza della sua popolazione, non allineata al governo, è da decenni di fatto filo-occidentale nei costumi e valori). Difatti il Giappone (posizione 46 in classifica) è la prima squadra asiatica, seguita da Corea del Sud (57), Cina (103 – che è tuttavia salita molto ultimamente), Vietnam (123), Filippine (129), India (154), Indonesia e Pakistan (164).

Salutiamo Momo che ha gli occhi che gli brillano di passione quando parla delle squadre per cui tifa. Poco importa se queste rappresentano club o paesi lontani di cui sa pochissimo, forse solamente i nomi dei calciatori. L’importante è la passione e la grinta che il calcio gli trasmette. Passione che lo rende simile a molti altri suoi coetanei in Europa, Africa ed America.

D’altronde la globalizzazione passa anche per lo sport e per i sentimenti che accomunano sempre più persone nelle parti più disparate del mondo.


Immagine tratta da Outlookindia.com