Articolo in 2 minuti – L’attuale Primo Ministro indiano Narendra Modi ha utilizzato una narrativa improntata sulle sue presunte competenze economiche per vincere le elezioni nazionali indiane del 2014.

Tali competenze sarebbero dimostrate dalle eccellenti performance economiche dello stato del Nord dell’India del Gujarat durante la sua presidenza.

Osservando le statistiche, abbiamo visto nel precedente articolo (vedi “Modello Modi parte 1”), lo stato del Gujarat ha avuto performance economiche buone ma non eccezionali e che molte problematiche sociali sono rimaste invariate, se non peggiorate durante la sua presidenza.

Nonostante l’appoggio del crescente ceto medio indiano e di importanti industriali, il programma di Modi risulta ancora poco chiaro e ci si chiede se l’adattamento del modello Gujarat sia fattibile per un Paese caratterizzato da importanti problematiche economiche, sociali e culturali come l’India.

 


 

Per approfondire – Come abbiamo visto, l’immagine del Gujarat come Stato modello si è affermata grazie alle indiscutibili abilità comunicative di Modi, favorito dall’accondiscendenza di economisti non proprio imparziali nell’interpretazione dei dati economici.

Importante anche aggiungere che la percezione dell’India è molto influenzata dagli Stati del nord vicini al Gujarat: Bihar, Madhya Pradesh, Rajasthan, e Uttar Pradesh. Questi Stati, se confrontati con quelli del sud, soffrono di una profonda carenza infrastrutturale, pessimi servizi pubblici e altrettanto scarsi performance sociali.

Di certo al confronto con i suoi vicini, il Gujarat ha una situazione economica e sociale decisamente migliore, ma non dimentichiamo che in altri Stati dell’India la situazione è ancora meglio.

Sembrerebbe corretto dichiarare che la politica di Modi nel Gujarat ha portato buoni risultati economici e pochi miglioramenti sociali, specchio di una bassa attenzione per gli strati più umili e deboli della società.

Non a caso, quelli che più appoggiano l’attuale Primo Ministro sono gli industriali e la classe media, che vedono soddisfatte tutte le loro esigenze.

Addirittura, prima che iniziasse la campagna elettorale per le elezioni nazionali, Modi mostrava aperto disinteresse per le classi sociali subordinate e questo aveva entusiasmato i super ricchi e fatto incassare l’appoggio di industriali del calibro dei fratelli Ambani (Gruppo Reliance) e Ratan Tata (Gruppo Tata).

Per saperne di più in merito al Gruppo Tata, leggi anche: Il caso Tata: la storia del Gruppo e il concepimento della Nano

Nel corso di quell’anno, il sostegno di quasi tutti i maggiori imprenditori indiani a Modi è diventato ancora più esplicito. All’inizio di settembre 2013, il sondaggio l’annuale Chief Executive Officers confidence realizzato dall’Economic Times rivelava che tra i 100 CEO delle maggiori società indiane intervistati, i tre quarti di loro, mostravano una netta preferenza per Narendra Modi rispetto a Rahul Gandhi, nonostante 58 di loro non avessero particolari indirizzi politici.

Di riflesso anche l’economia mondiale iniziava a puntare su Modi e sulla sua capacità di far ripartire l’economia indiana. Per esempio nel novembre 2013 l’agenzia americana Goldman Sachs alzò il rating dell’India in previsione di una già allora probabile elezione a primo ministro di Modi.

Proponendo il cosiddetto modello Gujarat per lo sviluppo dell’India, Modi è riuscito a convincere l’elettorato, anche se non ha specificato un programma economico che mostrasse chiaramente cosa intendesse fare per raggiungerlo.

Oltre a una prevedibile maggiore apertura agli investimenti esteri, probabilmente verrà messo a punto un vasto programma di privatizzazioni.

Sembrerebbe inoltre che Modi voglia creare un vero e proprio “marchio India”, puntando sulla valorizzazione dei punti di forza del subcontinente, raggruppati sotto l’acronimo delle 5 T: tecnologia, turismo, tradizione, commercio (trade) e talento.

Ma ci si chiede ora se il modello usato nel Gujarat, uno Stato che conta appena il 5% della popolazione indiana, possa essere applicato alla seconda Nazione più popolosa al mondo e caratterizzata da complessissime problematiche economiche, sociali e culturali?

I sostenitori di Modi sono ovviamente convinti di si. Per esempio, Surjit Bhalla, presidente del consiglio di amministrazione della sede di New Delhi della “Oxus Investments”, ritiene che per applicare il modello Gujarat su scala nazionale basti snellire la burocrazia e dare libertà economica.

Per contro, Prabhat Patnaik della Jawaharlal Nehru University di Delhi, crede che emulare il modello Gujarat significherebbe risultare nelle medie di altri Stati riguardo gli indici dello sviluppo economico, e al contempo conseguire risultati peggiori sugli indici dello sviluppo umano.

Di sicuro molte delle politiche di Modi in Gujarat potrebbero attrarre maggiori investimenti, con più equilibrio tra la spesa funzionale alla crescita economica e quella destinata al miglioramento delle condizioni di vita di tutti.

Data l’elevata disparità sociale, un’India in cui solo una minima percentuale della popolazione trae vantaggio dallo sviluppo economico non è quella che ci si auspica.

Inoltre un’India che punta solo sullo sviluppo delle classi e delle caste più elevate, è esattamente l’opposto di quella che i padri della Nazione immaginavano.

Per saperne di più in merito alle disuguaglianza sociali in India leggi Tra sfarzo e miseria: quanta disuguaglianza

 


 

Articolo e foto tratti da “Il Modello Modi: format vincente o Slogan elettorale”, Indika.it

Foto tratta da Theindianexpress.com

Le ricerche, i dati e le fonti sono stati elaborati nella tesi di laurea dell’autrice “Le riforme economiche nel Gujarat di Modi: un possibile modello per l’India intera?”.

Articolo integrato con i contributi di Chiara Zamperin e Francesco Santini