Il Natale degli indiani non si discosta molto dalle classiche tradizioni e luminarie che ben conosciamo.

Sebbene i cristiani indiani rappresentino solamente il 2% della popolazione, si tratta, dati i numeri del Paese, di circa 26 milioni di persone.

Andiamo a scoprire tra luci e usanze come viene celebrato il Natale in India.

L’autrice è Alessandra Loffredo, fondatrice del portale online Guida India, inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

Articolo originale tratto da Guidaindia.com e disponibile a questo indirizzo.

 


 

Nelle grandi città in periodo natalizio vi capiterà di incontrare processioni, Babbo Natale nei centri commerciali più alla moda e nelle località turistiche, completi di slitta, renne di peluches e neve di cotone, strenne e offerte speciali di shopping.

Mumbai ospita una delle più grandi comunità cattoliche del Paese e non è raro vedere in questa stagione bei presepi esposti sulle finestre e alle entrate delle case, così come grandi lanterne di carta a forma di stella, che formano ghirlande tra le case.

Anche la comunità islamica riverisce la nascita di Gesù, considerato profeta, e la maternità della sua rispettatissima madre Maria.

In ogni parte del Paese le tradizioni universali natalizie si mescolano con le proprie locali; così, se molti abeti sintetici e decorati vengono esposti come segno di modernità, la tradizione di utilizzare al suo posto un albero di mango, un banano o direttamente un albero di Poinsettia, la stella di Natale, che qui raggiunge dimensioni colossali, è ancora molto diffusa.

Le foglie di mango sostituiscono anche il nostro agrifoglio, mentre la decorazione interna tipica delle chiese, per i riti solenni, prevede la poinsettia in ogni sua sfumatura. Ovviamente, le classiche decorazioni da albero di natale sintetiche e luccicanti vanno anche qui ormai per la maggiore.

Babbo Natale in spiaggia

Nelle processioni e nei festeggiamenti compaiono classici elementi indiani, come elefanti bardati, Chatris, gli ombrelli a baldacchino ricamati e musiche locali per i canti devozionali. Come in tutto il mondo, ci si scambiano piccoli regali e i bambini sono al centro della festa.

Il rito principale è la Messa di mezzanotte che può durare da due a tre ore con folle di partecipanti nei loro abiti migliori.

Nel Tamil Nadu e soprattutto in Kerala, centro del rito Siro-Malabar, al calar della sera migliaia di lucerne a olio illuminano i tetti delle case e i davanzali delle finestre, mentre chiese e campanili vengono decorati con illuminazioni degne di Las Vegas.

Venditore di festoni natalizi

Bellissimi Rangoli vengono disegnati davanti alle case, le cui porte si ornano con foglie di mango.

Secondo l’antico rito siro-malabar, proveniente dalla tradizione di San Tommaso e dei suoi discepoli siriani, il Natale è preceduto da un periodo di 25 giorni di intense preghiere, digiuni o pasti di magro, chiamato kotchu noimbu, piccola astinenza.

Nell’India centro-occidentale, le tribù adivasi cristianizzate dei Bihils trascorrono la settimana che precede il Natale cantando tutte le notti, di villaggio in villaggio.

Per approfondire sulle popolazioni adivasi, leggi: Gli Adivasi, aborigeni dell’India

Nell’India nord-orientale ampie fasce della popolazione tribale sono oggi cristiane, secondo varie confessioni, e dunque anche in quelle remote terre si festeggia con il consueto mix di tradizioni locali e occidentali dando vita a celebrazioni che poco hanno da invidiare a Diwali, l’equivalente induista, per rilevanza, della festività cristiana.

Ma è a Goa dove il Natale è maggiormente sentito dalla popolazione tutta, anche non cristiana. Il piccolo Stato, ex colonia portoghese, ha conservato tutto l’entusiasmo lusitano per la festa cristiana: le strade si riempiono di gente vestita a festa che, dopo le processioni, si riunirà per la Missa do galo, la messa di mezzanotte nelle numerosissime chiese del posto.

Forse proprio per il clima natalizio familiare all’Occidente, oltre che naturalmente per le sue spiagge, il suo sole, l’ambiente rilassatissimo che richiama 12 mesi l’anno i backpackers di tutto il pianeta, così come i suoi numerosissimi resorts di stile internazionale adatti alle famiglie delle classi abbienti indiane e internazionali, Goa registra spesso in questo periodo il tutto esaurito.

Nonostante il fatto che negli ultimi anni si siano verificati diversi gravi episodi di cronaca nera, particolarmente a danno di turiste poco accorte, e che la cultura locale stia correndo ai ripari per ripristinare quel minimo di decoro che a volte, a causa dell’atmosfera apparentemente caraibica del luogo, gli stranieri dimenticano di mantenere.

 


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