Articolo in 2 minuti – Oggi vi presentiamo la pianta sacra a Vishnu: il Tulsi, il corrispettivo del nostro basilico.

Si tratta di una pianta famosissima nel Subcontinente, utilizzata tanto nelle cucine indiane, quanto nelle ricette ayurvediche e nei rituali hindu.

La medicina tradizionale indiana dell’ayurveda lo cita nei suoi antichi testi come elisir di lunga vita e viene usata per curare disturbi legati alla digestione, infiammazioni varie, raffreddori e per prevenire e alleviare i sintomi della malaria.

Citato nei testi sacri e utilizzato per la creazione di collane e rosari, l’importanza che viene data al tulsi in India è maggiormente visibile ogni anno ad ottobre.

Durante una apposita cerimonia il tulsi viene simbolicamente “dato in sposa” alla divinità hindu Vishnu.

Questo rituale cerimonia segna l’inizio della sfavillante stagione dei matrimoni indiani. 

 


 

Per approfondire – Il Tulsi, o basilico indiano, è da sempre considerato una delle piante sacre dell’India, nonché un simbolo importante dell’Induismo.

Il suo stesso nome significa “ciò che trascende ogni paragone”.

Cresce in regioni calde e tropicali in due varietà: Shyam Tulsi, dalle proprietà mediche rilevanti, e Rama Tulsi, più chiaro nelle foglie. In ogni famiglia hindu compare una piantina di tulsi, circondata da candele e immagini delle varie divinità a cui si rivolgono le proprie preghiere quotidiane.

La sacralità di questa pianta è connessa al dio Vishnu, che la amava a tal punto da indossare collane e rosari fatti dei suoi grani e foglie profumate.

Dal punto di vista medico, l’Ayurveda lo cita nei suoi antichi testi come l’elisir di lunga vita e utilizza l’olio essenziale che le sue foglie rilasciano per curare disturbi legati alla digestione, infiammazioni, raffreddori e per prevenire e alleviare i sintomi della malaria.

Nelle antiche scritture dei Purana, il Tulsi viene menzionato più volte come offerta rituale al dio Vishnu e rappresenta anche uno degli otto oggetti utilizzati nella consacrazione del Kalasha, contenitore delle acque sacre nei riti induisti.

Secondo la legenda, Tulsi era l’incarnazione di una principessa innamoratasi del Signore Krishna, la quale fu trasformata in una pianta dalla sua gelosa consorte Radha.

Ogni anno, questa pianta è data in sposa al dio Vishnu nell’undicesimo giorno di luna crescente nel mese di kartikka (che cade a metà ottobre). Le celebrazioni durano per cinque giorni, fino al giorno di luna piena, inaugurando l’inizio auspicioso della stagione dei matrimoni in India.

Leggi anche: L’India che si sposa: riti e significati dei matrimoni hindu

Nella cucina indiana, viene utilizzato per la preparazione del gustoso Tulsi tea o Tulsi chai, oppure viene aggiunto al miele e al ghee (burro chiarificato) per accentuarne le proprietà curative. Laddove si decida di utilizzarlo al posto del basilico tradizionale, occorre ricordare che il suo gusto risulta molto più amaro e deciso.

Il Tulsi o basilico sacro (Ocimum Tenuiflorum) è una pianta annuale, appartenente alla famiglia delle laminacee, secondo la tradizione induista, il Tulsi apre anche le porte del cielo alle persone morenti, per questo viene posta una foglia sul petto dopo la morte e il capo del defunto viene lavato con una soluzione composta di semi di lino e basilico santo.

Il Tulsi, come abbiamo visto, viene utilizzato in svariate occasioni e per differenti scopi, la sua continua presenza nella vita di ogni indiano aiuta a mantenere il rapporto diretto con il divino Vishnu sempre attivo.

 


Immagine tratta da: http://www.stylecraze.com/

Fonti: www.wikipedia.org “Ocimum Tenuiflorum”