A cura di Paola Andriulo

Quando penso alla musica classica indiana, mi risuonano nel cuore e nella mente alcuni strumenti che amo, in primis il sitar e il bansuri. Qualche anno fa, attratta da sempre dai suoni orientali, ho scoperto i capolavori di Imran Khan, musicista di sitar e compositore incredibilmente poliedrico. Difficile definire il suo stile, è un mix di influenze da ogni parte del mondo pur rimanendo legato alle radici indiane. Ho pensato allora di strappargli qualche minuto per farvelo conoscere da un punto di vista musicale ma anche umano, perché è una persona davvero meravigliosa. In questa intervista telefonica, pur essendo lontani, mi ha trasmesso tutta la sua gioia di far musica e la sua indomabile speranza che la situazione mondiale migliori presto. Innazitutto, sono davvero onorata di intervistarti caro Imran Khan. Come sai bene, ti seguo da diversi anni e ascolto con immenso piacere la tua musica che mi fa viaggiare ogni volta verso una terra che amo follemente, l’India. Oggi vorrei chiacchierare un po’ con te riguardo la tua musica e il tuo percorso.

La mia prima domanda è questa: quanti anni avevi quando ti sei avvicinato per la prima volta al sitar? Ed è stato un approccio naturale dato che tutta la tua famiglia è legata in qualche modo al mondo della musica? Potresti raccontarmi qualcosa riguardo il tuo percorso?

Innanzitutto vengo dal sistema musicale cosiddetto “Gharana”, scuola di musica dove ciò che viene dalla bocca del Guru è una lezione da imparare col cuore e attraverso il continuo ascolto. La mia è una nota famiglia di musicisti e io appartengo alla nona generazione. Avevo circa sei o sette anni quando mi sono avvicinato alla musica, ed è stato grazie a mio nonno, Ustad Gulab Khan, che è stato un ottimo musicista sarangi e cantante molto conosciuto in India. Mio nonno mi diede le prime lezioni di canto perché ero ancora troppo piccolo per iniziare a suonare il sitar, cosa che ho iniziato a fare circa due anni dopo con gli insegnamenti di mio padre e successivamente anche con mio zio Ustad Sultan Khan, molto popolare non solo in India: ha infatti suonato anche con musicisti di fama mondiale come Madonna o per moltissimi film Bollywood e Hollywood. Insomma, una famiglia davvero immersa nella musica!

Quando pensi al tuo lavoro come compositore, ti vengono in mente musicisti che ti hanno ispirato negli anni e che continuano ancora oggi ad essere per te fonte di ispirazione?

Assolutamente sì. Ci sono molti musicisti che mi hanno influenzato. Tra l’altro, a parte l’apprendimento formale, si impara anche molto semplicemente ascoltando più volte qualcosa che ami particolarmente. Tra le mie influenze, parto proprio dalla mia famiglia, da mio nonno e mio zio per esempio, o da mio padre, Ustad Niyaz Ahmed Khan; e dai miei guru ovviamente. A parte loro, ci sono tanti altri musicisti che hanno influenzato la mia musica, come Ustad Nasir Khan, Ustad Vilyat Khan o Ustad Nusrat Fateh Ali Khan, un cantante e compositore davvero brillante, ascolto moltissimo la sua musica. Anche se non l’ho mai incontrato personalmente ho appreso molto da lui ed è uno dei modelli che seguo. Altri musicisti sono John McLaughlin, favoloso chitarrista, o George Harrison.

Imran Khan

Mi piace anche molto la musica persiana o quella africana, per esempio lo strumento africano Kora. Come sai, viaggio molto e ho suonato con moltissimi musicisti jazz (ma non solo) provenienti da vari Paesi, ho partecipato a diversi progetti anche in Italia con validi chitarristi. Quindi sono sempre aperto ad imparare e migliorare, e continuo ad essere ispirato da tanti grandi musicisti nel mondo. Spero di continuare a comporre buona musica. Attualmente sto lavorando per tre diversi album; lo scorso anno non abbiamo potuto lavorare granché a causa della situazione mondiale, ma spero quest’anno di lanciare almeno tre album.

Ti auguro con tutto il cuore di realizzare questi album e non vedo l’ora di ascoltarli! Andiamo avanti, ti rubo ancora qualche minuto. Qual è l’approccio dell’India di oggi riguardo la musica classica indiana? Credi ci sia interesse ancora oggi?

L’approccio dell’India nei confronti della musica classica è straordinario: tanti generi musicali vanno e vengono ma la musica classica è in India molto radicata ed è molto forte, e sono certo continuerà ad esserlo anche perché è una forma musicale così antica, i ragas della musica classica indiana vengono dai Veda, quindi parliamo davvero di diversi millenni fa. E’ una musica connessa alla natura umana, alla natura dell’universo, e in essa sono racchiusi tutti i cinque elementi della scienza Ayurveda: etere, aria, fuoco, acqua e terra.

Un singolo raga ha il potere di trasmettere tutte le emozioni possibili: farti gioire, piangere, ti trasporta in un mondo parallelo. Credo anche che la tecnologia e la globalizzazione stiano diffondendo ancor di più la bellezza della musica classica indiana. Prima c’era solo lo strumento del concerto live, adesso invece si può far conoscere la propria musica anche in modi alternativi come i social media. E oggi anche in Occidente si investe molto nella musica classica indiana, quindi assolutamente ritengo che abbia un futuro brillante.

La mia prossima domanda riguarda le tue esperienze all’estero. Hai trovato curiosità, interesse e apprezzamento da parte dei Paesi dove hai portato la tua musica? In Italia, per esempio?

Per prima cosa, io suggerisco a tutte le persone nel mondo di viaggiare e conoscere culture diverse, diversi Paesi; è importante per scoprire la bellezza di questo mondo, perché se vivi tra quattro mura e non esci al di fuori di esse, non saprai mai cosa c’è fuori. Se invece viaggi, interagisci con persone diverse, conosci vari costumi e tradizioni, tutto ciò ti rende umile, perché capisci che il mondo non è solo ciò che è vicino a te, non esisti solo tu, anzi tu sei solo l’1% della bellezza del mondo.

Dobbiamo quindi apprezzare e conoscere il restante 99%, e imparare dagli altri perché ogni persona ha qualcosa di unico da offrire. Tutti questi viaggi mi hanno aiutato molto a crescere anche musicalmente, perché ho ascoltato diversi tipi di musica, ho suonato con tanti musicisti differenti. Ho imparato molto, e da questi insegnamenti ho cercato di rendere la mia musica diversa, nel senso che chiaramente nella mia musica sono forti le radici indiane, ma cerco anche allo stesso tempo di unire queste radici ad altre influenze, altri suoni, altri approcci alla musica. Cerco di creare un suono mio, originale, nel mio piccolo, e di sviluppare nuove idee anche grazie a tutti i musicisti che ho la possibilità di incontrare. Voglio essere per sempre uno studente e un viaggiatore, perché sono curiosissimo del mondo, delle culture diverse, della musica, dei costumi. La missione della mia vita è portare la mia musica nel mondo e suonare con diversi musicisti cercando di portare sempre gioia nella vita delle persone attraverso il mio lavoro.

Imran Khan

Cambiamo discorso solo per un attimo. Il 2020 è stato un anno davvero duro per tutti, psicologicamente, economicamente e socialmente. Come ha influito la pandemia sulla vita dei musicisti in India, considerato anche che tutti i concerti (suppongo) siano stati annullati? So che tu hai fatto molto per le famiglie dei musicisti durante i mesi scorsi, è stato davvero un gesto nobile da parte tua. Puoi raccontarci qualcosa riguardo il tuo impegno e riguardo le difficoltà dell’anno appena trascorso?

Capisco benissimo che nessuna conversazione al giorno d’oggi possa terminare senza parlare di questa pandemia mondiale. Sicuramente è lo shock più grande nelle nostre vite, e nessuno poteva nemmeno immaginare di vivere una cosa del genere. Vivi normalmente la tua vita e poi improvvisamente ti ritrovi bloccato in casa ad aspettare che la situazione migliori. E questa attesa è davvero lunga, quasi un anno adesso. Questa pandemia ci sta condizionando sotto tutti i punti di vista: nelle emozioni, economicamente, mentalmente, fisicamente.

Ma è importante imparare qualcosa da questa pandemia, e cioè che la vita può cambiare in un giorno, e quindi dobbiamo vivere la nostra vita pienamente, senza preoccuparci troppo del domani, vivere ogni giorno dando il meglio di noi. Certo, bisogna pensare anche al futuro, ma senza dimenticare di vivere il presente e senza eccessive preoccupazioni. Dobbiamo essere forti, presto vedremo la luce al di là di questa situazione difficile; cerchiamo di seguire le regole ma non lasciamo che quello che ci sta accadendo ci tocchi troppo mentalmente.

Come hai visto su Facebook, in questo periodo abbiamo aiutato finora circa 300 famiglie di musicisti in India. Tutto è iniziato verso marzo scorso aiutando una ventina di famiglie per le necessità quotidiane, e poi ho anche coinvolto la mia famiglia; sai, siamo tutti musicisti perciò comprendiamo perfettamente le problematiche. Alla fine in un mese e mezzo abbiamo raggiunto circa le 100 famiglie. E quindi ho pensato di diffondere la notizia in modo tale che chi voleva e poteva avrebbe potuto contribuire. Abbiamo quindi potuto aiutare molte famiglie, soprattutto in Rajasthan con le famiglie di musicisti folk e gipsy. Sono contento perché credo che la forza suprema dell’universo ci scelga per compiere azioni positive. Ho fatto del mio meglio quindi per dare una mano a circa 300 famiglie.

Caro Imran, non voglio assolutamente terminare questa intervista con l’immagine negativa del covid, perciò ti disturbo ancora con un’ultima domanda. Hai progetti in cantiere che non hai potuto realizzare nei mesi scorsi e ai quali stai lavorando? Voglio concludere questa chiacchierata parlando del futuro e di progetti positivi per poter pensare sempre al meglio. Mai perdere la speranza, in hindi si dice subtheek ho jiayega (andrà tutto bene)!

Giustamente non possiamo terminare l’intervista con negatività, e qui ci sono tanti progetti positivi ai quali sto già lavorando. Come ti ho detto anche prima, sto lavorando per tre progetti diversi. Per esempio, per un album sto lavorando con musica più sperimentale, con loop, tabla, con una band tedesca, Scylla Laya Khan; per un altro progetto sto invece lavorando con un produttore musicale italiano, Giovanni Corvaglia, e stiamo creando delle tracce meditative, molto forti e profonde, quel tipo di musica minimal che se chiudi gli occhi ti trasporta in un’altra dimensione. Per quanto invece riguarda il terzo album sto componendo delle tracce con un musicista di basso tedesco (Jens Pollheide) e con un percussionista turco (Fethi Ak) oltre a tanti artisti da Europa, ovviamente India.

È un album con influenze jazz ma anche ovviamente di musica indiana. In più sto lavorando per un altro progetto che coinvolge 10 molti cantanti diversi per 10 canzoni, tutti dall’India e forse uno dal Pakistan. Sto ancora progettando quest’ultimo ma ho già iniziato a comporre e spero tanto che questi lavori possano vedere la luce quest’anno. Spero di poter condividere con la gente il mio lavoro perché sai, durante la pandemia ho sfruttato il tempo a praticare, a migliorarmi, imparare di più. È importante sentirsi sempre uno studente e imparare ogni giorno.

Sono certo che ognuno di noi troverà la soluzione per essere positivo in ogni situazione difficile. Dobbiamo prepararci ad un nuovo inizio, positivo. Rendiamo questo mondo migliore migliorando noi stessi. Grazie Paola. Dio ti benedica.
La disponibilità di Imran, la sua immensa umiltà pur essendo un noto e straordinario musicista, spero siano arrivate a tutti i lettori. La musica non si ferma davanti a nulla, nemmeno davanti ad una pandemia mondiale. Nonostante tutte le difficoltà la musica e la speranza trovano strade alternative, non si spengono.

I riferimenti di Imran Khan: website, Facebook, Instagram, YouTube

L’autrice dell’articolo, Paola Andriulo, ha scritto per India in Out anche Lasciare il cuore a Vrindavan