Mandateci i racconti delle vostre esperienze in India che volete condividere con la comunità di IndiaInOut e saremo ben lieti di pubblicarli.

Il racconto di oggi è di Stefania Giannini, viaggiatrice e redattrice per Evolution Travel, agenzia che ha organizzato anche il viaggio in cammello del racconto.


Tra le molteplici esperienze che si possono fare durante un viaggio in India, ce n’è una di indubbio fascino, ma anche di innegabile fatica.

Si tratta del safari sul cammello: una maniera davvero molto particolare per vivere qualche giornata a stretto contatto con una tradizione locale antichissima.

Inoltre muoversi in groppa a un cammello è probabilmente la soluzione migliore per potersi addentrare nei territori del Deserto del Thar, nel Rajasthan.

La vastità di quest’area è notevole, perciò è impensabile poterlo attraversare interamente nel corso di una sola escursione.

Si potrà però scoprirne almeno una parte spostandosi tra le dune dall’alto della schiena del cammello.

Ci abbiamo provato anche io e mio marito, dopo un primo momento di difficoltà nel trovare un buon equilibrio sull’animale.

Non capita tutti i giorni di salire su un cammello e di ritrovarsi a camminare nel deserto!

Naturalmente i tempi sono molto lunghi, considerando l’andamento lento e cadenzato del passo del cammello.

Noi abbiamo scelto, per motivi di tempo a disposizione, un safari di due giorni ma ne esistono di più lunghi, anche di cinque o sei giorni.

In pratica, in questi ultimi casi, il safari diventa di fatto un viaggio a sé, con questo antichissimo sistema di mobilità lenta e dolce.

Consiglio di fare il safari nel periodo invernale. D’estate invece le temperature sono troppo alte per permettere di spostarsi in questo modo in sicurezza, infatti la maggior parte dei safari viene proposto solo in inverno, da novembre a marzo.

Qualche possibilità esiste anche in estate ma noi, in tutta sincerità, non ce la saremmo sentita.

Bisogna avere un certo spirito di adattamento per poter considerare l’idea di fare un safari di questo tipo, anche se la presenza di una buona guida alleggerisce il “peso” del cammino.

Insieme a noi è infatti partito un cammelliere che ci ha condotti verso alcune oasi e in alcuni villaggi della regione del Rajasthan, spiegandoci che sin dall’antichità erano proprio queste le rotte utilizzate dalle carovane dei mercanti.

Ogni volta che raggiungevamo un luogo di sosta, le nostre gambe ringraziavano!

Bisogna considerare che non è affatto semplice adattarsi alle misure del dorso del cammello: è un animale grande quindi l’interno coscia è abbastanza messo a dura prova.

Non solo per la posizione ma anche per lo sfregamento tra animale e vestiti: può essere molto fastidioso se non addirittura doloroso, a lungo andare.

Al termine della prima giornata abbiamo dormito accampati nel deserto.

Ci siamo lasciati orientare dalle stelle in cielo, in un percorso che per noi è stato quasi mistico, malgrado la stanchezza, il caldo e le scomodità.

Così abituati alle tecnologie e agli spostamenti rapidi, abbiamo vissuto due giorni in una dimensione totalmente sconosciuta e davvero impensabile, fino a quel momento.

Oggi portiamo con noi dei ricordi incredibili, come se avessimo fatto un viaggio nel tempo, oltre che dall’altra parte del mondo.

Però è anche vero che un’esperienza di questo tipo non è consigliabile proprio a tutti.

Bisogna sapersi adattare e avere resistenza fisica.

Ci vuole anche un po’ di “resistenza olfattiva”, perché si tratta pur sempre di animali con le loro caratteristiche odorose.

Di certo “l’investimento” fisico è stato ripagato dalle emozioni che abbiamo vissuto in questi due giorni così unici.

Personalmente ripeterei quest’esperienza, sempre solamente per due giorni. Infatti, non credo che saremmo riusciti a vivere pienamente anche un eventuale terzo giorno.

Questo però dipende dalla predisposizione personale.

Ognuno conosce i propri limiti e può quindi decidere al meglio per sé stesso.

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L’immagine è dell’autrice.

Stefania Giannini – redazione@evolutiontravel.it