Articolo in due minuti – Come sono le relazioni India-Nepal? Sembra che i crescenti investimenti della Cina in Nepal spingono l’India a ristabilire la propria egemonia nei confronti del vicino himalyano e a rompere decenni di immobilismo del Parlamento indiano.

E così, a 23 anni dall’ultima Joint Commission, il Ministro degli Affari Esteri indiano Sushma Swaraj ha incontrato il Primo Ministro nepalese Sushil Koirala a Kathmandu. Oggetto principale della visita è stata la cooperazione nel settore energetico.

Sul piatto abbiamo un Paese con un potenziale energetico idroelettrico di 40mila megawatt, che potrebbe far diventare il Nepal uno degli Stati più ricchi dell’Asia del Sud e sul quale il governo Modi non ha nascosto il suo interesse.

Compito di Sushma Swaraj sarà quello di rompere la diffidenza dei colleghi nepalesi verso un rapporto che è spesso stato visto con sospetto per le ripetute ingerenze nella politica interna nepalese, e a dare un ulteriore spinta ad un mercato comune attualmente stimato intorno ai 4.7 miliardi di dollari americani.

 


 

Per approfondire – La recente visita da parte del Ministro degli Affari Esteri indiano Sushma Swaraj in Nepal, svoltasi dal 25 al 27 luglio a Kathmandu con il Primo Ministro nepalese Sushil Koirala ha canalizzato l’attenzione dei media locali.

A 23 anni dall’ultima Joint Commission, incontro nato con lo scopo di consolidare l’impegno dell’India con una nazione con la quale condivide la stessa identità culturale e linguistica, la visita ufficiale del Ministro Swaraj viene considerata come un evento storico per i due paesi dell’Asia meridionale, i cui rapporti sono spesso stati controversi.

Il principio della frizione tra Nepal e India è da ricercare nel Treaty of Peace and Friendship del 1950. Trattato bilaterale che oltre a definire la sicurezza ed il transito dei rispettivi cittadini trai due Paesi sancisce un rapporto economico preferenziale e garantisce agli indiani e nepalesi di possedere una propria attività nel paese confinante.

Il trattato è divenuto motivo del crescente risentimento nei confronti dell’India per i nepalesi, che hanno visto nell’accordo una riduzione della propria sovranità nei confronti di una crescente influenza dell’India negli affari interni del proprio Paese.

Stesso destino per la Joint Commission, che si interruppe dopo solo quattro anni a seguito del venire meno agli impegni presi da parte dell’India, oltre ai contrasti legati ad un rapporto contrattuale, che ha di fatto visto una parte forte ed una debole.

Nonostante le divergenze sull’accordo del 1950 da parte di alcuni partiti nepalesi, il ruolo del trattato insieme al Trade Treaty del 1996 ha contribuito alla creazione di un mercato comune, stimabile intorno a 4.7 miliardi di dollari americani, che fino ad oggi ha portato vantaggi principalmente all’India.

Se è vero che al momento i due terzi del mercato estero del Nepal è orientato verso l’India, sono le compagnie indiane ad aver beneficiato maggiormente, essendo i più grandi investitori in Nepal. Basti pensare che sul territorio himalayano operano 150 compagnie indiane che includono diversi settori, dall’industria manifatturiera ai servizi (banche, assicurazioni, educazione e telefonia) oltre al settore energetico ed al turismo.

Tra tutte spiccano i nomi di Tata power, State Bank of India, Punjab National Bank, Life Insurance Corporation of India and Hindustan Unilever.

Il mercato comune è stato tra le questioni fondamentali oggetto della visita del Ministro Swaraj, oltre alla sicurezza dei confini; la cooperazione economica; il settore energetico e le risorse idriche.

Ma il punto più importante tra tutti, è la cooperazione nello sfruttamento delle risorse idriche del Nepal. L’intenzione neanche troppo celata del governo Modi è quella di concludere un accordo energetico che possa aprire le porte del Nepal alle aziende indiane del settore.

Il Nepal, secondo gli esperti, ha un potenziale di energia idroelettrica stimato intorno agli 80mila megawatt. Di questi, 40mila megawatt di energia idroelettrica sono stati attestati come tecnicamente ed economicamente fruibili. Risorse energetiche che le permetterebbe di essere tra le nazioni più ricche dell’Asia meridionale.

Aziende indiane come GMR Consortium e Sutlej Jalavidyut Nigam sono pronte a muoversi appena l’accordo verrà siglato.

Per un paese come quello himalyano che ancora oggi soffre di continui blackout che possono arrivare anche a 12 ore al giorno, la cooperazione con l’India potrebbe essere la soluzione definitiva.

Ovvio che l’impegno preso dall’India in questi giorni non sia frutto di un’azione compassionevole nel segno della identità culturale condivisa dai due Paesi. Ma piuttosto fa parte di un complesso di azioni che va necessariamente ricollegato ai recenti sviluppi geopolitici dell’Asia del Sud.

Il recente interesse da parte della Cina nei confronti del Paese himalaiano, concretizzato attraverso vari investimenti e il recente annuncio di una rete ferroviaria che collega il Tibet con India, Bhutan e Nepal; oltre al potenziale economico connesso allo sfruttamento delle sue risorse idriche, ha spinto Modi a recuperare i rapporti con i vicini nepalesi.

Affinché il Nepal non venga abbandonato alla Cina, Modi è pronto ad intervenire con ingenti investimenti in modo da riuscire a mettere le mani sulle importanti risorse del Paese.


 

 

Fonte: thetimesofindia.com

Foto tratta da indianexpress.com