Su Indian Express, Chiara ci aveva raccontato gli avventurosi preparativi per il suo grande sogno: l’India.

Ora finalmente l’Indian Express, un treno metaforico di sogni e aspettative, è arrivato a destinazione.

Chiara ci racconta come è andato il suo viaggio nella terra che tanto aveva sognato: oggi ci parla della sua prima settimana in India.

 


E’ passata poco più di una settimana dal nostro arrivo nel subcontinente. Ho scritto tanto in questi giorni, il diario di bordo è già abbastanza pieno; ma in realtà credo di dover ancora realizzare bene.

Questa India me l’aspettavo esattamente così. Forse addirittura meglio! Anche se è presto dirlo.

Sto finalmente vivendo il mio sogno, anche se non ho ancora realizzato bene. Sono qui, ora!

Ma… Cosa devo fare? Cerco di capire ancora cosa mi aspetto dall’India. O meglio… cosa si aspetta lei da me.

Mi trovo a provare la stessa sensazione di quando facevo le gare di atletica leggera: correvo, correvo per raggiungere la linea di arrivo ma giunta al traguardo non riuscivo a fermarmi. Mi dimenticavo che lo scopo era arrivare solo alla linea. Correvo per correre, per il piacere di sentire il cuore scoppiare in petto.

Quando corri forte, controvento, è come se riuscissi a fonderti con l’aria, i pensieri se ne vanno e ti senti completamente svuotato, leggero. La vera vittoria era svuotarmi.

Retoricamente, tutti sappiamo le varie modalità con cui si può vivere l’India: da “hippie”, da turisti anglofoni con cappello, da puri amanti dell’avventura, da indologi, da danzatori, da appassionati di cucina asiatica, da mistici… e chi più ne ha più ne metta.

In questi sei giorni abbiamo attraversato alcune città molto famose, e soprattutto turistiche. Quindi non ho respirato quella che si può dire “la vera India” ma, come primo impatto con il Paese, è stato anche giusto scegliere di muoverci così, soprattutto nei confronti di Giordano.

Detto questo, io comunque ho ugualmente dovuto fare di testa mia in numerosi momenti.

Come quando si sono incrociate due folle, una per la processione e l’altra di pellegrini verso uno dei ghat del lago di Pushkar. Dopo tre ore imbottigliati, ho deciso di fuggire passando sui… tetti!

Pushkar

In molti villaggi del Punjab, i giovani conoscono l’inglese ma gli adulti parlano solo il dialetto locale o l’hindi. Sono molto curiosi e accoglienti.

In Haryana ci siamo trovati a girovagare per le vie di un piccolo villaggio e poi, non saprei dirvi come, nella casa di un ragazzo conosciuto per strada.

Qui, il terzo giorno sul suolo indiano, ho incontrato la mia signora dallo sguardo d’orato. Brividi.

Seguendo il giovane, c’erano bambini che si arrampicavano da ogni tetto, muretto o finestra per vedere noi “stranieri”, uomini che sorridevano e venivano incontro per un saluto e farsi una foto con noi.

E donne vergognose che tenevano il velo davanti al viso stringendolo tra i denti, tentando di nascondere (inutilmente) gli enormi sorrisi.

Donne

Entrati in casa, dopo soli cinque minuti, ci siamo ritrovati circondati da un terzo del paese, giusto perché il resto non entrava ed è restato fuori, guardando dalle finestre.

Una platea di una trentina di persone ci ha fatto sedere e offerto una tazza di tè. Ero Angelina con mio marito Brad, i coniugi Pitt.

A un certo punto arriva la donna più anziana della casa, la mia signora dallo sguardo dorato. La saluto mostrandole rispetto con il saluto indiano, dunque sfiorandole i piedi con le mani.

Lei, dapprima con sguardo serio e impassibile, sorride soddisfatta. Un sorriso da pubblicità Colgate.

Quello era un gesto che avevo visto fare spesso e di cui avevo letto. Si tratta di un “prendere” la benedizione da una persona più anziana e quindi venerabile.

Ponendo una mano sulla mia testa mi concede la sua benedizione. Mi carezza poi la faccia e, con entrambe le mani a coppa sul mio viso, appoggia la sua fronte alla mia.

In un attimo interminabile, i nostri occhi non si sono solo incrociati, bensì specchiati gli uni negli altri. Mi sono sentita completamente nuda.

Vi ricordate nella seconda puntata del mio Indian Express quando vi dissi che una volta sognai lo sguardo color del grano di una donna?

Beh, la mia prima conferma è stata lì, in quel momento. Il sogno ha preso forma nella realtà e a me le gambe non hanno solo tremato… sono letteralmente crollata sulla sedia.

Un’emozione inenarrabile.

Gajara, la dadi, passa poi a uno studio attento, notando subito delle mancanze imperdonabili: non indosso bracciali, le cavigliere, il sindoor (la linea rossa tra i capelli) o il nangalsutra (la collana nuziale), eppure sono una donna sposata!

Arrossendo le spiego in Europa usiamo indossare solo un anello, sia la donna che l’uomo come simbolo del matrimonio. Con un gesto stizzito, lei si gira verso Giordano e gli comanda di comprare la collana e i bracciali per me in paese, prima di subito.

Mi giro a guardare Giordano investito dal panico. Io ho risolto la questione con una risata e mi sono prestata a una vestizione simbolica con l’abito e i monili tipici del paese, tra le risate delle ragazze più giovani.

Comincia a farsi tardi per noi e rifiutare le insistenti richieste di restare a cena e a dormire è veramente un’impresa ardua.

Arrivata l’ora del commiato, mi sono resa conto che il poco tempo passato insieme è stato del tutto straordinario, per l’intensità del rapporto creato, sincero e immediato… L’addio è stato decisamente amaro.

Folle e folle di persone mi avevano avvisata con un: “secondo me poi lì non ci tornerai più; ti sei fatta troppe idee, ma la realtà è un’altra. Vedremo quando torni!”.

Sì, un sacco di idee.

Per ora la realtà è anche migliore.

Per ora.

Migliore.

Bambino


Immagine articolo tratta da latitudeslife.com

Immagini dell’autrice