Su Indian Express, Chiara ci aveva raccontato gli avventurosi preparativi per il suo grande sogno: l’India.

Ora finalmente l’Indian Express, un treno metaforico di sogni e aspettative, è arrivato a destinazione.

Chiara ci racconta ora come è andato il suo viaggio nella terra che tanto aveva sognato.

Oggi la troviamo ad Agra a raccontarci due episodi curiosi del suo viaggio: fra vacche sacre e templi ancor più sacri!

 


Oggi siamo ad Agra, la città dove si trova il famoso Taj Mahal, quasi a metà del nostro viaggio: a volte sembra sia passata una vita, altre di esser atterrati qui ieri.

Comunque sia, il tempo non basta mai. I giorni dovrebbero essere di 48 ore quando si viaggia.

Quando hai una macchina fotografica in mano, sei tu che, mettendo a fuoco, scegli cosa infilare in una foto, escludendo automaticamente tutta la realtà che circonda quell’istante.

E così i miei occhi hanno fotografato innumerevoli paesaggi, volti, tramonti, albe ed emozioni.

Quelle cose per cui non c’è nessun tipo di reflex o diario, ma che ti si tatuano dentro all’istante.

Si sono succeduti tantissimi eventi da quando siamo qui, e non basterebbe un libro da mille pagine per poterli elencare tutti.

Chi viaggia lo sa. Sa che certe cose vanno vissute in quel luogo, in quel momento, in quel contesto per poterle capire; dunque chi è già stato in India può comprendermi bene, mentre chi ancora non è andato, beh… cancelli tutti i dubbi e le incertezze e parta il prima possibile!

Famiglia

Oggi vi voglio raccontare un paio di esperienze, differenti tra loro ma entrambi di pari incisività.

Sono stata presa a capocciate da una vacca!

Ebbene sì. Mentre bighellonavo per i vicoli di un villaggio, una signorina dal manto beige con una bella e profumata collana di fiori, improvvisamente, lungi bene dall’evitare i due signori davanti, mi ha letteralmente “scapocciato” (volutamente o fortunatamente, almeno le corna non le ha usate).

Vi giuro che con la vacca io non c’entro nulla. Lei mi ha proprio “scelta”. Avete presente le scene nei film in cui ci si trova vicini alla morte e parte in moviola il film della propria vita?!

Così, nell’attimo prima che questa signorina da quintale schivasse volutamente le persone davanti per darmi questo “bacetto”, mi sono immaginata sulla testa della vacca la scritta “karma” al neon che si illuminava a intermittenza e subito ho cominciato a pensare a quali azioni negative potessi aver fatto.

La scenetta, alquanto comica, è andata avanti per un paio di minuti, finché l’anima pia di un signore mi ha aiutata ad allontanare l’animale.

Mi veniva da ridere pensando al mito indiano che la vacca porta fortuna se si calpesta il suo sterco… pensa se ti dà un bell’abbraccio appiccicandoti al muro!

Per un momento ho pensato anche che il dharma volesse farmi scontare qualche bravata, ma a giudicare dai commenti (“adesso sì che sei fortunata, figliola!” oppure “ora sei indiana al 100%”) e le risa dei passanti, direi decisamente di no.

Finale: schiena ancora dolorante… che ridere! Incredibile India!

Il viaggio continua colmo di episodi simpatici ed esperienze più intense, e io mi sento sempre più distaccata dalla vera casa, dall’altra parte di questi 6.178 chilometri.

Proprio ieri sono entrata in un tempio induista. Stranamente era vuoto. Lasciato zaino, reflex e scarpe a Giordano sono entrata.

Avevo bisogno di cinque minuti per meditare e non potevo mettermi a cercare una chiesa. D’altronde, come dicono in India: “Dio è uno, sono i modi per arrivare a Lui che sono infiniti.

Entrando, il profumo di incenso e fiori mi ha accolta; il soffitto era pieno di ghirlande colorate. Il tempio circolare aveva posizionata al centro una statua di Lakshmi, la dea della ricchezza.

Ho chiuso gli occhi in un minuto di raccoglimento, quando riaprendoli mi sono ritrovata letteralmente circondata dalla folla di persone che stavano per partecipare alla preghiera. Ero impossibilitata a muovermi e con imbarazzo ho chinato il capo; avevo timore di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Invece loro, come se non fossi lì, hanno cominciato a pregare cantando, suonando tamburi e campane e battendo le mani a tempo.

Il caos assordante e improvviso mi ha dissestata. Ho cominciato a cercare con lo sguardo un’uscita, con un sensazione quasi di panico, cosa che non ho mai provato in vita mia: volevo scappare.

Ma, cercando di tornare in me, ho provato a concentrarmi su altro.

Incredibilmente, riaprendo gli occhi mi sono trovata a osservare incantata il viso della donna affianco a me: tutto intorno è sembrato svanire.

Un brivido ha cominciato a corrermi lungo tutto il corpo. Pelle d’oca. Riuscivo a percepire l’armonia della sua preghiera.

Sorridendo, ho sentito nascere la pace percependo la sacralità di quel momento.

Uscendo, ho capito di essere riuscita ad abbattere un limite che non mi ero resa conto di avere: la mia abitudine occidentale di aver bisogno di essere in silenzio per poter meditare o pregare. Senza rendermene conto, lo sforzo personale di condividere un’abitudine diversa in una cosa così intima, mi ha addirittura donato l’elevazione a una emozione superiore.

La preghiera è qualcosa che ti unisce a Dio, ma anche a chi, in quel momento, prega con te.

Anche qui un breve momento di comicità, quando, uscendo dal tempio come fossi appena scesa dal tacatà, non solo Giordano ma tutti i presenti hanno cominciato a ridere guardando la mia faccia stravolta.

Oggetti religiosi

Risate o ascetismo, questi due eventi mi hanno portata a riflettere profondamente su me stessa… come solo l’India sa fartelo fare.

India: un viaggio nel paese del tutto e il contrario di tutto.

Puoi trovarti a ballare tra le macchine bloccate nel traffico, accarezzare la proboscide di un elefante “parcheggiato” in doppia fila o partecipare a una cerimonia funebre.

Tutto, nel giro di 10 minuti, negli stessi cinquanta metri di strada.


Immagine articolo tratta da latitudeslife.com