Su Indian Express, Chiara ci aveva raccontato gli avventurosi preparativi per il suo grande sogno: l’India.

Chiara ci racconta ora come è andato il suo viaggio nella terra che tanto aveva sognato.

Anche questo viaggio è ormai arrivato al termine e l’Indian Express, un treno metaforico di sogni e aspettative, è pronto a tornare indietro.

E a ripartire di nuovo, chissà…

 


 

In questo momento sono sulla spiaggia di Betalbatim, a Goa. A parte una coppia di russi e una famigliola indiana, ci siamo praticamente solo noi.

Sono passate da poco le 18 e fa caldo, ma un impercettibile venticello tiepido accompagna il sole nel suo tramontare, lasciando posto al fresco, ma umido, della sera.

Goa

Siamo vicini alla fine di questo viaggio. Ci aspetta un altro paio di giorni di mare e relax, come pattuito.

Due giorni a Goa e già sento più che mai la voglia di ricominciare questo viaggio da capo. Di risalire sull’Indian Express in corsa.

Già qui, l’India sembra non essere più India, eppure lo è. La natura è meravigliosa, più verde e selvaggia rispetto al desertico nord.

La maggioranza delle persone sono cattoliche e l’influenza portoghese è rimasta molto presente, per questo sembra un’India meno “orientale”.

Già mi mancano un sacco di cose!

Il caos, le vacche per strada a regolare il traffico (altro che vigili!), il rumore assordante dei clacson, la voce dagli altoparlanti dei minareti e il suono frastornante di tamburi, piatti e campane dai mandir.

Mi manca il tepore del sole che albeggia nascosto dietro la foschia del mattino, mentre sorseggio in strada il mio bollente chai.

Manca sentir nascere quel calore dentro per ogni sorriso incontrato, ricevuto, rubato.

Mi mancano già i nuovi amici incontrati lungo il cammino.

Mi mancano da morire queste tre piccole pesti…

bambini

 

Con loro è stato un blitz di felicità pura! Ero seduta su una panchina, quando il più piccolino a destra con lo sguardo volpino, cogliendomi di spalle, mi ha buttato le braccia al collo e cominciato a toccare e osservare le mie mani bianche, come per capire se fossi anch’io umana come lui.

Un bambino sa perfettamente come farti sentire la cosa più bella del mondo. E io, in quegli occhi e in quell’abbraccio, mi ci sono completamente persa…

Dopo una partita a pallone, tra le risa degli spettatori, un gelato è meritatissimo!

Mi manca l’India conosciuta fino a l’altro ieri. L’India migliore del mondo!

Giordano continua a ripetermi ogni giorno che c’è tanto da vedere in India, è un paese ricco di diversità, ma che mantiene i suoi lati estremi: la povertà, la sporcizia…  lui proprio non tornerebbe mai qui.

Vero. Dopotutto è l’India che sceglie te.

“E’ assurdo che ti possa piacere tutto di un posto come questo. Ci sono delle cose molto belle, eppure… voglio dire: come fai a entrare scalza in un tempio con tutto quello schifo per terra; e poi i clacson, i poveri che ti assalgono e a cui non puoi restare indifferente. Bisogna essere matti per amare un posto così, caspita. Ma cosa ci trovi?!”.

Tutto. L’India non è mai monotona, come monotone non sono le persone. C’è qualcosa che muove ogni cosa, e che magicamente ti fa percepire di più il senso di vita come esistenza, come essere parte del mondo.

La luce. Credo il cielo. La sua aria nei polmoni.

Jodhopur

La ami e basta. Il perché, non lo sai.

Ovviamente anche qui ci sono i lati negativi, come da noi. Ma nessun posto al mondo è perfetto di per sé, eppure può diventarlo per chi lo vive.

In questo momento mi viene in mente una frase che più o meno dice così: “Non esiste il caso né la coincidenza; noi camminiamo ogni giorno verso luoghi e persone che ci aspettavano da sempre”.

Eh, già…

In ritardo, ma sono arrivata.


Immagine articolo tratta da latitudeslife.com

Immagini 1, 2 e 3 dell’autrice