Su Indian Express, Chiara vi racconta i suoi avventurosi preparativi per il suo grande sogno: l’India.

Indian Express è il treno che sta portando Chiara a destinazione.

Un treno metaforico che la sta lentamente e inesorabilmente facendo avvicinare all’India.

Un itinerario lungo 6.178 Km di sogni!

 


 

In una delle precedenti puntate ho svelato che la prima incursione dell’Indian Express nella mia vita è stata un anno e mezzo fa.

In realtà; c’è un precedente!

Il primo blitz avvenne all’incirca sei anni fa, quando l’India entrò nella mia esistenza, non dalla finestra bensì, dalla televisione!

Era un’afosa serata d’agosto e io riuscivo solamente a premere i tasti del telecomando… che nobile sport lo zapping!

Dopo una ventina di minuti a girare tra repliche, televendite su canali sconosciuti e programmi di varietà piuttosto deprimenti, mi sono imbattuta in un film; l’immagine in primo piano di una donna dagli occhi meravigliosi mi convinse a sostituire il telecomando in mano con un bicchiere di latte e menta ghiacciato.

Non avevo la più pallida idea che quella donna così bella, dai tratti esotici, fosse niente meno che una tra le star numero uno in India: Kajol!

Lei, in seguito, è entrata a far parte del mio pantheon di dee bollywoodiane, assieme a Madhuri Dixit e alla divina Aishwarya Rai. Tuttavia, attrice a parte, il film non mi convinse molto…

Kajol in Fanaa
Avendo una sorella regista, ho imparato anch’io qualcosa di cinema. Mi sembrava di vedere un film molto vecchio, almeno di dieci anni. E la storia poi, originale sì, ma esageratamente melò!

Eppure, qualcosa di quel (troppo)lungometraggio mi aveva colpita: i colori. Erano pieni, vivi, corposi, come non li avevo mai visti.

I famosi colori dell’India”, pensai.

Tempo due-tre giorni e quella pellicola, “Fanaa”, finì ovviamente nel dimenticatoio.

Beh, questa prima irruzione dell’India si dileguò con la stessa facilità con cui era entrata dal mio televisore. “Fanaa” è comunque uno di quei film che ho apprezzato molto rivedendolo anni dopo, in versione integrale. (Aspetto essenziale questo!)

Due anni e mezzo fa, mentre stavo stirando, mi sorprese la commedia in onda su un canale a me sconosciuto; capii dopo un po’ che si trattava di Bollywood: “Dostana”: amicizia!

Addio panni, benvenuto divano!

Mi coinvolse talmente nel profondo, che mi sono ritrovata a saltellare e canticchiare a ritmo delle musiche per tutta la casa. Commedia di poche pretese e con una trama godibile, soprattutto grazie al carisma degli attori.

Finito il film, spinta dalla curiosità, mi sono messa a cercare su internet informazioni sulla commedia e gli attori… e sono subito entrata in loop con le musiche, ascoltandole ripetutamente.

Inconsapevolmente, stavo entrando nel magico mondo delle meraviglie bollywoodiane, dal quale non ne sono più uscita!

Ho cominciato a vedere tutti i film con gli attori di “Dostana”, per poi perdermi tra centinai e centinaia di titoli: commedie, drammatici e film d’autore.

Rimango tutt’ora affascinata e stupita da questo magico mondo che permea ogni oggetto e ogni parola, come fosse la prima volta. Da italiana, abiti, tradizioni e cerimonie indiane erano per me uno sconosciuto mistero.

Ovviamente, la mitica cultura secolare è la vera protagonista di tutti i film, ed è un piacere scoprirla nei sari, nel modo di gesticolare degli attori, nelle situazioni create e rappresentate…

Cominciai adinformarmi sul significato di ogni gesto e particolare che scoprivo nei film. Mi piaceva dare un’immagine a ciò che leggevo sui libri.

Mi colpirono particolarmente i complessi gesti sociali, come il rispetto e la gentilezza, che regolano le relazioni anche tra gli sconosciuti, e così cercai di comportarmi allo stesso modo con gli indiani che cominciavo adincontrare nella mia vita, ad esempio andando al ristorante.

Si vede che ho imparato bene, perché ogni indiano con cui parlo è convinto che io sia già stata in India!

Mi fu sempre più chiara l’enorme importanza del cinema nella vita quotidiana, sociale e politica di ogni singolo indiano. Molto, ma molto più di noi occidentali. Ogni singolo indiano, con la propria religione, a qualsiasi casta egli appartenga e di qualsiasi regione dell’India egli sia, riesce ad identificarsi nella trama del film che va a vedere, attraverso tanti coinvolgimenti; il primo tra tutti la musica.

Per questo motivo è molto facile che anche noi riusciamo a proiettarci in questo “masala” (miscuglio) di emozioni!

Proprio la parte più importante del film è affidata alla musica: mentre per noi i momenti culminanti ed esplicativi della storia sono spiegati da battute quasi mitologiche tra gli attori o da scene epiche, in un film indiano a spiegarci le parti salienti, è il ritmo della musica.

Per esempio, quando finalmente il protagonista capisce di amare la sua collega di lavoro, non glielo dichiara con le più poetiche parole mai scritte. No! Parte un balletto cantato in playback, magari girato appositamente nei posti più belli d’Europa (molto gettonate sono la Svizzera, l’Inghilterra, ma anche l’Italia).

La musica si sa, ha un linguaggio universale!

È veramente difficile non lasciarsi trasportare dal ritmo, dall’allegria o da qualsiasi tipo di emozione che viene espressa nelle canzoni. Anche se non si capisce nulla di hindi, hinglish o urdu!

Fine primo tempo!

 


Immagine principale tratta da latitudeslife.com

Immagine 1 tratta da bollywoodfanatikleri.com