Su Indian Express, Chiara racconta le avventure per la partenza per il suo grande sogno: l’India, oggi ci racconta di Shantaram.

Indian Express è il treno che sta portando Chiara a destinazione.

Un treno metaforico che la sta lentamente e inesorabilmente facendola avvicinare all’India. 

Un itinerario lungo 6.178 Km di sogni.

 


 

 

Sin ora vi ho raccontato chi sono, e come l’India sia diventata completamente parte di me; adesso voglio descrivervi alcuni degli episodi che mi sono accaduti in questi mesi.

Perché proprio quando cominciavo a pensare di lasciar perdere questa cosa dell’India, qualcosa mi forzava al contrario.

Apparentemente banalità, ma in realtà per me dei segni inconfondibili che la strada da seguire dovesse essere solo una: lei.

La primissima volta ero a trastullarmi col mio telefonino penultimo modello, regalo di Giordano.

Navigavo alla ricerca di qualcosa che mi strappasse di dosso quella fastidiosa apatia da disoccupazione.

Trovai un video documentario che trattava gli usi dell’India del sud. Interessante. Ben fatto. Ma niente di completamente nuovo. Delle spezie, dei colori, degli elefanti, dei saari, delle danze, dei Maharajah e della povertà dell’India ne ero già a conoscenza.

Pensai che dopotutto ogni paese è rappresentato dalle sue peculiarità. Italia: Pizza e mandolino; arte e moda. Fossimo solo questo.

Va beh. Spensi il telefono e mi misi a dormire.

Il giorno seguente in televisione davano un film Bollywoodiano e pensai istintivamente: “Ah! Finalmente un po’ di allegria!”. Da ignorante, il cinema indiano lo collegavo solo alle musiche e alle danze.

In realtà, mi accorsi che il film parlava di razzismo, malattia, intolleranza, violenza. E mi chiesi: “Perché allora tutti ballano?”.

Di quel film mi colpì particolarmente il ritmo di una canzone e la cercai su Internet per riascoltarla.

Canticchiandola, mi misi a stirare.

Ma quei sorrisi e quegli occhi mi tornavano alla mente…

C’era qualcosa di profondamente diverso in loro.

Dicembre 2013

Sono in libreria con un amico. Usciamo, e mi mette un libro tra le mani: “Shantaram”, romanzo autobiografico di Gregory D. Roberts.

“Mi piaceva la copertina e la commessa me lo ha consigliato! Consideralo il mio regalo di Natale!” mi dice.

Prendo il libro, strabuzzo gli occhi e lo ringrazio.

Libro Shantaram

Leggendo la trama, ho pensato che sarebbe stata un’opera noiosa, dove l’India sarebbe stata raccontata da uno “straniero”, un occidentale. Ed io, se proprio dovevo leggere qualcosa a riguardo, l’avrei preferito raccontato da un Indiano vero.

Ebbene, ho letto in tempi record un mattone di 1174 pagine!

E mentre scorrevo le pagine, mano a mano, ho cominciato a posizionare accanto a me una penna e un block notes per segnarmi le frasi, le parole, i numeri delle pagine che trovavo interessanti; e poi una cartina geografica dell’India per seguire l’itinerario compiuto dal protagonista.

E cercavo le immagini di ogni paese su internet, per poi chiudere gli occhi ed immedesimarmi nell’autore, nelle scene descritte, negli episodi vissuti per finzione o realtà, in quei posti così distanti in termini chilometrici e immaginari.

Finito il libro, a parte parlarne con tutti, non sapendo cosa fare, in preda ad uno strano delirio, ho cominciato a rileggerlo daccapo. Quel libro l’ho letto sei volte, perché ogni volta mi sembrava di scoprire un senso sempre diverso, ancora nascosto.

Ed è stato anch’esso a contribuire, in buona parte, alla nascita del mio amore. Uno dei trampolini di lancio.

Se non avessi letto il romanzo, non sarei stata spinta a cercare quei paesi, quei colori, quegli sguardi.

O forse si… forse, vedendo il susseguire degli eventi, il fato avrebbe trovato un’altra strada.

Se vuoi saperne di più leggi: Shantaram: il romanzo sul cammino di un uomo

 


Immagine principale articolo tratta da latitudeslife.com

Immagine 1 dell’autrice