Su Indian Express, Chiara vi racconterà le avventure dei preparativi alla partenza per il suo grande sogno: l’India.

Indian Express è il treno che sta portando Chiara a destinazione.

Un treno metaforico che la sta lentamente e inesorabilmente facendo avvicinare all’India.

Un itinerario lungo 6.178 Km di sogni.

 


 

Immaginate di sedervi ad un tavolino, qui con me, vi invito a mangiare biscottini al cioccolato e sorseggiare del buon tè fumante, mentre comincio a raccontarvi di come mi sono innamorata perdutamente, follemente, ciecamente… dell’India, un Paese che peraltro non ho ancora visitato!

Un giorno, un amico mi disse: “Solo il tempo può far luce ad alcuni tipi di risposte.

Nel frattempo la vita ti pone davanti delle scelte e la via di mezzo è l’abisso.

Decidi se rifugiarti nell’abisso o aprirti e lasciare che semplicemente accada. Se resti nell’abisso, il futuro sarà simile al tuo passato; se decidi di esser pronto ad accettare le risposte, allora il tempo si svelerà”.

Ed il tempo mi ha rivelato solo ora cosa volessero significare queste parole.

Storia di fato, di destino, che ad un certo punto comincia a prendersi gioco di te.

Questa è la mia storia. Questo è il mio gioco. Questa è la mia India.

 

Mappa India

Mi chiamo Chiara, ho 27 anni e mi sono sposata quasi un anno fa con Giordano.

Da quel giorno, ad oggi, la vita ha cominciato a giocare con la mia anima.

Ho perso il mio lavoro. Avevo un piccolo bar, nulla di grandioso, ma amavo l’odore del caffè al mattino, l’alba delle 5:30, quando la città sembra fantasma ed il mondo trattenere il respiro.

Non era il lavoro della mia vita, né tantomeno la mia passione, ma servire le persone (e si sa che il barista è il primo confidente della società), mi ha sempre fatto stare bene.

E l’amore mi è sempre tornato indietro, a volte triplicato.

Ho sempre fatto del volontariato, seguendo l’ideale del mondo unito, a partire dalle persone più vicine a me. In primis la famiglia.

Quando mi sono staccata dalla mia vita di sempre, la mia quotidianità, i miei riti, i miei spazi, le mie abitudini, il destino mi ha scaraventato addosso un treno a 180 chilometri orari: l’ Indian Express.

Ed è stato proprio questo schianto a creare una scintilla di luce che mi ha portata a conoscere la parte di me rimasta nascosta, fino ad ora.

Quella parte che in fin dei conti simboleggia la chiave di lettura della mia anima.

Ogni giorno penso: “Se avessi studiato tutto questo prima, se fossi andata in India, magari ora vivrei lì…sarei, farei…”.

Ma non ho potuto terminare l’università, sono stata sfortunata con il lavoro e spettatrice delle scelte di un destino avverso ai miei sogni.

E mi fa sorridere pensare che la nota più bella della mia vita, sia proprio la stessa per cui ho fatto la mia scelta più grande, quella che mi fa scendere da questo treno di sogni e desideri: il mio Giordano.

Più continuo ad entrare in questo vortice, più mi rendo conto che mi manca solo il viaggio nel senso “fisico” del termine, per poter dire di essere stata lì.

Ripensandoci ora, credo che l’Indian Express non mi sia venuto addosso una sola, ma mille volte, ogni giorno, in tante piccole sfaccettature.

Avete presente quel detto “Ciò che sbatti fuori dalla porta, ti rientra dalla finestra?”.

Beh, con me l’India ha trovato e continua a trovare tutte le finestre possibili per rientrare!

Credo di essermi ritrovata completamente solo ora. E’ una bella sensazione, sì, ma allo stesso tempo non riesco a non pensare che tutto questo non doveva succedere proprio ora che ho fatto delle scelte molto importanti nella vita.

Questo Dio ha proprio creato la mia canzone con una base fuori tempo.

Più passano i giorni, più sento forte in me la sensazione che la mia anima sia in qualche modo nata in India, che le appartenga.

In quei giorni, mi basta chiudere gli occhi per vedere me stessa su un promontorio a picco sul deserto del Rajastan, mentre l’arancio del sole inghiotte anche me. O per immaginarmi in un piccolo ristorante indiano, sulla strada, a bere chai (tè speziato) e mangiare dei gulab jamun (per sapere di cosa si tratta leggi: I Gulab Jamun: una dolcezza indiana) affogati nello sciroppo di zucchero, mentre alla radio suona a tutto volume una canzone di qualche film indiano.

E con gli occhi chiusi, tra un respiro e l’altro, riesco a sentire il rumore acuto dei clacson nel traffico e le grida dei negozianti; riesco persino a sentire i profumi, gli odori nauseanti e i colori delle strade di Mumbai. E girare lo sguardo, per ritrovarmi a piedi nudi, in un tempio, dove il silenzio viene sospeso solo dal canto di un mantra, recitato da un guru mentre fa suonare un piccolo campanello.

L’ultima volta sono riuscita ad immaginare le risate dei bambini che giocano nel Gange e per un istante ho creduto di sentirle davvero.

Ma l’esperienza immaginaria più intensa è stata ritrovarmi, faccia a faccia, con una donna di mezza età col saari avvolto sulla testa.

Nell’estasi, l’ho vista alzare il volto e ho incontrato i suoi occhi. Occhi, di un castano intenso, pieno di pagliuzze dorate, che sembrava di entrare in un campo di grano al tramonto.

Il cuore ha iniziato a battere velocissimo, pensavo di scoppiare… In quel momento, incrociando il suo sguardo, ho trovato la mia anima.

Per ora, sempre quel famoso Dio pasticcione, sulla mia strada ha messo un cartello:

 

Cartello "Pericolo passaggio a livello senza barriere!"

Ma io la testa l’ho persa già…

Nelle prossime puntate vi racconterò di come questo Indian Express mi ha letteralmente travolta.

E in che modo casualità su casualità, a volte simpatiche a volte inquietanti, non ho potuto far altro che abbandonarmi a questo magico mondo e lasciare che si prendesse ogni singola parte di me.

E non ha intenzione di scollarsi eh. Tosto l’amico!

Alla prossima fermata!

 


Immagine principale articolo tratta da latitudeslife.com

Immagine 1 tratta da voicemagazine.org

Immagine 2 tratta da codicestradainfantino.it