Dopo una breve introduzione nel post della settimana scorsa, ecco qui l’intervista a Carlo Taglia.

E’ una fresca giornata di agosto e mi trovo in montagna vicino a Torino, migliaia di chilometri lontano dall’India.

La connessione a internet veloce mi consentirà, tramite Skype, di ascoltare i racconti di viaggio del mio amico Carlo Taglia, viaggiatore, autore del libro VAGAMONDO e narratore molto popolare sulla rete.

Sono passati quasi tre anni dalla sua partenza e ora si trova a Berlino, da dove ci racconterà la sua esperienza in India e perché questo Paese gli è rimasto così tanto nel cuore.

 

Carlo, partiamo dall’inizio: perché decidi di partire proprio dal Nepal e dall’India per il tuo giro del mondo senza aerei?

“Ho voluto cominciare da questa parte del mondo per due motivi principali.

Il primo è legato alle montagne, all’Himalaya. Volevo iniziare un viaggio così impegnativo e che mi avrebbe portato ad affrontare esperienze di ogni genere da un lungo trekking in montagna.

Un’esperienza tra le montagne più alte del mondo dove prendere le energie necessarie per affrontare il resto dell’avventura.

Un trekking di quasi tre settimane sul circuito dell’Annapurna in Nepal, dove sono partito da ottocento metri e sono arrivato fino a cinquemila, per poi ritornare giù.

Ho camminato tantissimo e, dopo giorni di camminate, mi è venuta dentro una forza straordinaria, una voglia di divorare il mondo e proseguire questa lunga esperienza da solo.

Il secondo motivo è più spirituale. Mi affascinava quella zona del nord dell’India, culla sia del buddhismo che dell’induismo, filosofie cui ero molto affascinato e che potevo così, per la prima volta, conoscere direttamente.”

 

Com’era il Carlo prima dell’India? In che modo questo paese ti ha cambiato e che prospettiva nuova ti ha dato?

“L’India è sicuramente il paese che mi ha dato e cambiato di più sotto tanti aspetti.

Sono cambiate molte mie abitudini: da quello che mangio ai miei interessi. Ho approfittato della magia e della forza spirituale dell’India per compiere questo percorso introspettivo molto forte.

Ho iniziato ad analizzare ogni mia singola abitudine e chiedermi se era veramente mia o se mi era stata trasmessa dalla società in cui ero cresciuto. Così, ho iniziato a scavare dentro di me per trovare la mia essenza più profonda a cui poi allineare le mie abitudini e i miei comportamenti.

L’India mi ha anche trasmesso una pratica, lo yoga, che mi sono portato dietro per tanto tempo e che recentemente ho tralasciato ma che di sicuro riprenderò.

Diciamo che l’India mi ha fatto cambiare a livello spirituale.

L’India, un paese dove si vive tutto a grandissima intensità, mi ha dato tanto nel bene e nel male.

Vedi persone vivere in condizioni di degrado e miseria, che però tirano fuori un’umanità straordinaria: una grandissima voglia di vivere, di reagire che per me è stata una grande lezione di vita.

Quindi sia a livello umano che spirituale l’India mi ha trasmesso tantissimo.”

 

C’è un episodio, un’esperienza, un luogo dell’India che ti ha colpito particolarmente e che vuoi condividere?

“Se devo selezionare un luogo, questo è sicuramente Varanasi, la città che più ho nel cuore al mondo.

Chi ci è stato dirà che è una città sporca, inquinata, caotica. Però, in quel delirio, quella massa umana di mendicanti, santoni, vacche, animali a ogni angolo, ho avuto un fortissimo contatto con la vita e la morte.

Come se in quel luogo l’essenziale prendesse vita e forma.

Come se… E’ difficile da spiegare…

Varanasi è folle e magica allo stesso tempo riesci a vivere delle sensazioni uniche che nessun altro luogo sa darti, sia a livello spirituale che umano.

Varanasi è il cuore dell’India, tutto quello che ho raccontato prima dell’India si può avvertire con maggiore intensità in questa città.

Diciamo che quel luogo ha una poesia straordinaria, un’energia spirituale che non si può ben definire, qualcosa di irrazionale, qualcosa che senti dentro nell’anima e nel cuore e che non si può spiegare a parole.”

 

Diciamo che l’India dà una prospettiva nuova sulla vita, dato che è una realtà molto diversa per chi viene dall’Europa…

“Sì, diciamo che l’India ti apre la mente a 360 gradi, ti permette di vedere ogni cosa in modo completamente diverso.

L’India è un bombardamento dei sensi. E’ talmente forte, scioccante quello che vedi, che ti si aprono prospettive di vita che neanche immaginavi.

A molte persone che stanno viaggiando in India e mi scrivono, consiglio di vivere quest’esperienza come fosse una scuola di vita.

Perché l’India ti insegna a vivere nel bene e nel male, tira fuori tante cose così estreme che adattarsi a tutto ciò significa essere in grado di adattarsi a qualsiasi cosa.

Chi si sa adattare all’India, sa adattarsi al mondo.

Perché in quel paese trovi gli estremi nel bene e nel male. Quello che ho visto nelle baraccopoli di Bombay, non l’ho visto in nessuna baraccopoli del mondo: una miseria, una sporcizia, un degrado del genere non l’avevo mai visti da nessun’altra parte nelle mie esperienze di viaggio.

Ci sono dei contrasti fortissimi in quel paese che raramente ho trovato così forti da altre parti.

E’ un paese che odi o ami, e continui a cambiare questa prospettiva da un momento all’altro: al mattino lo ami, alla sera lo odi.

Perché ha tanti lati negativi estremi così come tanti lati positivi estremi. Non c’è una via di mezzo in questo paese”.

 

Quello che dici delle baraccopoli di Mumbai, l’ho visto anche in quelle di Delhi. Un degrado tale che sembrava di assistere alla fine della civiltà umana.

Sì, però è meglio quel delirio umano che questa grigia Europa, dove le strade sono ben tenute ma le persone vanno avanti e indietro come dei robot e non ti trasmettono niente.

Quel delirio magari è caotico e inquinato però è molto umano, spontaneo, naturale”.

 

Chi è stato in India capirà bene quello che vuole dire Carlo.

L’India è un Paese fatto di contraddizioni, dove gli estremi si mescolano e si alternano in una danza che sembra senza fine, dove la vita pullula a ogni angolo in ogni sua forma: mucche, cani randagi, scimmie, mendicanti, automobili impazzite, urla, odori, profumi, suoni.

E’ un caos che ti investe, ti porta allo stremo, ti rivolta come un calzino.

Un caos però armonioso, dove le cose funzionano in un modo diverso che in Europa, in cui le regole e la razionalità la fanno da padroni.

Tuttavia, questo è solo un lato della medaglia, dall’altro ci sono problematiche innegabili: miseria, degrado ambientale, corruzione, qualità della vita bassa…

E’ giunta l’ora di salutarsi. Carlo si sta preparando per un’altra avventura, destinazione Thailandia, da dove via internet continuerà a raccontare le sue emozionanti esperienze ai migliaia di follower che lo seguono.

Intanto Carlo, con i suoi racconti semplici, diretti e onesti, è riuscito a farmi rivivere le sensazioni e a trasmettermi le immagini della sua India, di cosa ha voluto dire per lui questo Paese.

Un Paese che IndiaInOut racconta regolarmente attraverso l’esperienza di noi scrittori che per motivi diversi ne siamo rimasti catturati.

Sì, noi di IndiaInOut raccontiamo l’India e proviamo anche a spiegarla, anche se siamo consapevoli che una reale comprensione di questo paese è un’impresa forse impossibile.

Forse ha ragione Carlo: l’unico modo per capire davvero l’India è lasciarsi andare e non cercare di capirla.

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Immagine di proprietà di Carlo Taglia