“Qualche tempo fa, una giovanissima lettrice, che si dichiarava poco pratica dell’Inglese, mi chiese se fosse fattibile fare Italia-India via terra, rotta un tempo comune tra gli Hippies di tutto il mondo.

Riporto dunque le informazioni in mio possesso che le inviai in risposta, per tutti/e coloro che fossero interessati a seguirne eventualmente il progetto.”

L’autrice è Alessandra Loffredo, fondatrice del portale online Guida India, inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

Articolo originale tratto da Guidaindia.com




L’itinerario obbligato di questo magnifico viaggio – altamente sconsigliabile per una ragazza sola, ahimè –  parte da Istanbul, Turchia, per Teheran, Iran, col moderno Transasia Express, 3 giorni e 3 notti di viaggio. Poi da Teheran si riparte la sera per Kerman, Iran sud-orientale, dove si arriva la mattina seguente.

Lì cambio per Bam, a circa 750 km a sud-est di Teheran, dove si trovava la maestosa e antichissima cittadella fortificata, a più riprese ricostruita e poi del tutto devastata dal terribile terremoto del 2003.

La ferrovia iraniana si interrompe a Bam, per proseguire si prende dunque un autobus fino a Zahedan, luogo sperduto nel nulla dove si arriva alle 4 del mattino. E qua viene il bello: da Zahedan parte alle 8 del mattino circa, un treno merci/passeggeri, ma SOLO il 3° e il 17° giorno del mese.

Questo trasporto delle ferrovie pakistane porterà nella ridente Quetta, dove si arriva il giorno dopo nel pomeriggio. Pare ci sia anche un autobus regolare che percorre la stessa rotta, ma le informazioni a riguardo sono piuttosto nebulose. Va considerato inoltre che tanto l’autobus quanto il suddetto treno bimestrale a volte vengono sospesi senza preavviso a causa di bombardamenti, mine, guerriglia di confine ecc.

(Aggiornamento del 10.6.2015: dopo anni di sostanziale sospensione a causa dei continui attentati compiuti contro la linea Quetta-Taftan, al confine, il servizio di treno-merci tra Pakistan e Iran è ripreso ufficialmente oggi, facendo sperare quindi nel futuro ripristino dello stesso anche per i passeggeri).

Da Quetta, normali treni regolari poi portano a Lahore, sempre Pakistan. Lahore è a soli 45 km da Amritsar nel Punjab indiano; ma a causa dello stato di similguerra permanente tra India e Pakistan, c’è solo un treno bisettimanale che le unisce.

Se il momento politico non è particolarmente caldo tra i due Stati, con conseguenti frontiere sigillate e militarizzate, si può prendere in alternativa un autobus o un taxi il giorno prescelto per passare il confine.

Detto questo, bisogna considerare che, anche essendo madrelingua inglese, ci sono poche possibilità di spiegarsi, una volta usciti da Istanbul e fino a giungere almeno a Quetta. L’inglese fluente (necessario soprattutto per capire il loro, di inglese) è imprescindibile in contesto urbano per comunicare in queste due città almeno con figure istituzionali, ma abbondantemente inutile in contesto umano generico tanto là quanto per tutto il resto del viaggio.

Poi esiste la questione Visti, da richiedere – e ottenere! – per ognuno degli Stati attraversati. Non uno scherzo.

Ma il punto davvero dolente è il fatto di essere una donna: verrai continuamente importunata – e sarai già assai fortunata se la cosa si ferma lì – in questi territori e durante lunghissimi viaggi senza possibilità di fuga. Dovrai fidarti di personale maschile altamente sospetto per ogni necessità e difficilmente troverai solidarietà o comprensione in caso di bisogno.

Se comunque decidi di partire, il miglior sito in assoluto dove puoi informarti in dettaglio per questo e altri viaggi via treno/terra nel mondo, magari più fattibili e senza dover diventare per forza il pensiero fisso dell’Unità di Crisi della Farnesina, è questo: The Man in Seat Sixty-One.



L’immagine è stata tratta dall’articolo originale