Articolo in 2 minuti – Nella scorsa puntata su Calcutta, abbiamo visto come gli stereotipi sulla città siano ormai superati.

Oggi vedremo come l’economia di Calcutta sia rinata con l’avvento del partito di Mamata Banerjee, che ha rilanciato il turismo e la cultura.

Anche nel campo tecnologico Calcutta è all’avanguardia, per quanto riguarda la rete WiFi e la digitalizzazione.

Il Victoria Memorial, il monumento simbolo della città, si sta rinnovando per ospitare nuove gallerie d’arte.

Calcutta è una città giovane, che punta sul software, sul cinema e sulla cultura. Sono numerosi gli eventi culturali che si succedono nei vari mesi dell’anno: fiere del libro, biennali d’arte, concorsi tecnlogici e festival cinematografici.

Non a caso Calcutta è gemellata con Napoli, e come Napoli è una città sorridente, dai ritmi lenti e molto umana.

Articolo pubblicato sul blog MilleOrienti, sul settimanale “Sette” e disponibile a questo indirizzo.


Per approfondire – Calcutta, con i suoi 5 milioni di abitanti, che diventano 14 se si conta anche l’hinterland, è ben lungi dall’avere risolto tutti i propri problemi; ma è innegabile che stia cambiando rapidamente.

Un mutamento diventato più evidente negli ultimi quattro anni, cioè da quando, dopo un trentennio di governo comunista, è arrivata al potere con il suo partito centrista la signora Mamata Banerjee, che ha dato nuovo impulso all’economia del Bengala senza dimenticare la cultura e il turismo (i 12 milioni di visitatori stranieri dell’anno scorso sono destinati ad aumentare).

Le novità sono un po’ ovunque. In campo sociale, è stato avviato un programma di “tolleranza zero” verso la piaga della violenza contro le donne, che affligge molte parti dell’India.

In campo tecnologico, Calcutta celebra due primati in India: il primo servizio di collegamento WiFi metropolitano e la realizzazione (in corso) del primo archivio comunale digitalizzato del Paese, una banca dati ricchissima di documenti storici come l’atto originale di vendita della città alla Compagnia Britannica delle Indie Orientali o molte lettere autografe del Mahatma Gandhi.

In campo urbanistico sono in via di ristrutturazione vari luoghi della metropoli, compresi i palazzi storici dell’età coloniale britannica.

A cominciare dal luogo-simbolo della città: il Victoria Memorial, un maestoso edificio marmoreo di ispirazione neoclassica arricchito da statue realizzate da artisti italiani.

Venne completato nel 1921 in memoria della defunta regina Vittoria e pagato in gran parte da offerte dei più fedeli sudditi indiani, benché Sua Maestà non si fosse mai degnata di mettere piede a Calcutta.

Da vari decenni il Victoria Memorial ospita una ventina di gallerie d’arte, però solo il 10% delle opere che custodisce possono venire esposte al pubblico, per mancanza di spazi.

Ma ora questo simbolo dell’India coloniale è diventato oggetto di un ambizioso programma di ampiamento: per il marzo 2017 è prevista l’apertura di nuove gallerie, destinate a ospitare le migliaia di opere (soprattutto dipinti) che giacciono nei suoi magazzini.

Il Victoria Memorial monumento simbolo della città. Aprirà nuove gallerie d'arte. Foto di Marco Restelli

Quest’India che rivaluta e mette in mostra la propria storia è la stessa che guarda al futuro gettandosi nella modernizzazione con un impeto che potremmo considerare ovvio e naturale in una nazione di giovani.

L’India, infatti, è un Paese dove 600 milioni di studenti hanno meno di 25 anni di età, e dove la produzione di beni culturali, compresi il cinema e il software, viene considerata (a differenza che in Italia) una delle carte vincenti per il futuro.

Calcutta è al centro di questo gioco, con la sua vocazione di capitale culturale che guarda a Occidente, favorita anche dalla sua tradizionale padronanza della lingua e cultura inglesi.

Il gioco si esplica in un susseguirsi di iniziative durante tutto l’anno. Si comincia a gennaio con la Fiera Internazionale del Libro che richiama scrittori da ogni angolo del pianeta.

A marzo il concorso “Internet of Things”, vinto nell’edizione 2015 da due geniali studenti che hanno inventato uno smart trolley capace di segnalare gli eccessi di emissione di gas di scarico e di regolarne automaticamente il consumo.

Ad aprile 2015, anche la prima edizione della nuova Biennale d’Arte, «ulteriore segno della vitalità della nostra scena artistica, nella quale sta crescendo una generazione di giovani molto interessanti», dice Ashit Paul, Vicepresidente della Kolkata Academy of Fine Arts, la più prestigiosa istituzione indiana nel campo dell’arte contemporanea.

Un'altra opera esposta alla Kolkata Academy of Fine Arts. Foto di Marco Restelli

Fino ad arrivare a novembre con il Kolkata International Film Festival, kermesse di arte cinematografica ospitata nel glorioso palazzo Nandan intitolato a Satyajit Ray, il regista che inventò la “via indiana al cinema d’autore” fondendo l’umanesimo cosmopolita di Tagore e il linguaggio dei capolavori del Neorealismo italiano come Ladri di biciclette di De Sica.

«Ma la storia del cinema non è l’unico legame con l’Italia di questa città, che non a caso è gemellata con Napoli», ricorda Cesare Bieller, giovane e brillante Console italiano a Calcutta.

«Come Napoli, Calcutta ha una grandissima tradizione culturale da valorizzare oggi in chiave futura.

E come Napoli, Calcutta cambia rimanendo tuttavia se stessa: con ritmi e stili di vita più lenti e forse più umani che in altre metropoli, guardando al resto del Paese con un sorriso sornione, com’è proprio di chi ha visto un po’ di tutto.

Ed è anche questo che la rende così affascinante».


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