L’autrice dell’articolo è Penelope Pattoglio. 

La Giornata Mondiale dello Yoga è stata oggetto della sua tesi di ricerca in Antropologia culturale ed etnologia, per la quale ha vinto il premio Yani 2016. Durante la sua ricerca ha partecipato attivamente all’International Yoga Day a Bologna nel 2015 presso i Giardini Margherita.

Ha intervistato dieci persone, tra maestri di yoga e allievi, indagando quali fossero le modalità attraverso cui l’International Yoga Day fosse percepito in un contesto ben lontano da quello indiano, e quale fosse il motivo che spingesse una scuola di yoga a partecipare attivamente, creando un evento e quali invece fossero le motivazioni che spingevano altri a non prenderne parte.


L’International Yoga Day è stato istituito nel dicembre 2014 dalle Nazioni Unite in seguito alla proposta del Primo Ministro indiano, Narendra Modi, leader del partito BJP, l’ala della destra nazionalista hindu. Durante il discorso da lui tenuto di fronte all’Assemblea Generale dell’ONU Narendra Modi ha sottolineato l’importanza globale dello yoga e la necessità di istituire una Giornata al fine di celebrare in tutto il mondo questa importantissima tradizione.

Modi ha affermato che lo yoga è un inestimabile dono dell’India al mondo e che rappresenta l’unità della mente e del corpo, del pensiero e dell’azione, che dona un approccio olistico prezioso per la nostra salute e il nostro benessere psico-fisico. Le parole di Modi sono state ben accolte in quanto questo antico complesso di tecniche respiratorie e di posture è entrato ufficialmente nel novero di quelle pratiche che vanno difese e promosse; per questo motivo nel dicembre 2016 anche l’Unesco lo ha dichiarato patrimonio mondiale culturale immateriale  dell’umanità.

La costituzione dell’International Yoga Day vuole porre l’attenzione sia sul beneficio fisico e mentale sia sullo stile di vita “sostenibile” di armonia e pace con il mondo che lo yoga promuove. L’ex presidente dell’ONU, Ban Ki-moon, ha riconosciuto apertamente i benefici olistici dello yoga e la sua compatibilità con i valori e i principi delle Nazioni Unite.

Lo yoga può essere praticato da chiunque, esso non discrimina le persone che praticano in relazione all’età, al genere o alla propria abilità. Nel messaggio che ha indirizzato alla prima celebrazione della Giornata nel 2015, Ban Ki-moon si rivolge così agli appassionati di yoga e a chi vorrà festeggiare l’istituzione di questa ricorrenza:

Yoga is an ancient discipline from a traditional setting that has grown in popularity to be enjoyed by practitioners in every region. By proclaiming 21 June as the International Day of Yoga, the General Assembly has recognized the holistic benefits of this timeless practice and its inherent compatibility with the principles and values of the United Nations.

Yoga offers a simple, accessible and inclusive means to promote physical and spiritual health and well-being. It promotes respect for one’s fellow human beings and for the planet we share. And yoga does not discriminate; to varying degrees, all people can practice, regardless of their relative strength, age or ability […]. On this first-ever International Day of Yoga, let us see the benefits of this practice in terms of individual well-being as well as our collective efforts to improve public health, promote peaceful relations and usher in a life of dignity for all.

(dalla pagina web delle Nazioni Unite dedicata all’IYD del 2015)

L’accento anche in questo caso è posto su l’importanza che può avere la pratica dello yoga al giorno d’oggi, in quanto strumento valido per migliorare la vita di molte persone. Durante questa giornata s’invitano tutti i membri degli stati, così come la società civile, a osservare la Giornata in maniera appropriata, in modo da aumentare la consapevolezza dei benefici dati dalla pratica.

Lo yoga ha dunque ottenuto un riconoscimento ufficiale da molte nazioni, soprattutto nel contesto euro- americano, dando la possibilità agli appassionati di questa disciplina di praticare in splendidi luoghi pubblici, come per esempio Times Square a New York.

La prima edizione della Giornata Mondiale dello Yoga, nel 2015, celebrata a New Delhi anche dal presidente Modi, è addirittura entrata nel libro dei Guinness dei primati, per due motivi: in primo luogo perché è stata la classe di yoga con più persone (35985 persone) e in secondo luogo perché contava la partecipazione del più grande numero di nazionalità diverse in un evento di yoga (84). In moltissime città del mondo ci sono stati eventi che proponevano classi di yoga in piazza o nei parchi pubblici.  Modi ha lui stesso preso parte alla sessione di yoga di massa a New Delhi, nel famoso viale delle celebrazioni, il Rajpath.

Il presidente indiano non ha mai nascosto la sua dedizione per lo yoga, anzi, si è fatto portavoce dei suoi benefici, riuscendo a ottenere il consenso di un organo internazionale del calibro dell’ONU.

La sessione di massa del 21 giugno 2015 a New Delhi

L’International Yoga Day, per quanto riguarda le dinamiche di politica indiana a noi contemporanea, s’inserisce perfettamente in quelle dinamiche di soft power (un tipo di potere immateriale che s’incarna nei valori culturali di una nazione) ampiamente utilizzate dal Primo Ministro indiano, il quale auspica sia il miglioramento dell’immagine internazionale dell’India sia l’ingresso del subcontinente indiano nei giochi politici mondiali.

La celebrazione della Giornata, soprattutto in India, veicola e legittima la prospettiva di Modi, che unisce un misto di nazionalismo culturale, commercializzazione dello yoga e una sottile coercizione.

A questo proposito è interessante sottolineare come Modi e il Ministero dell’AYUSH, che si occupa dello sviluppo e della ricerca sull’ayurveda, sullo yoga e altri sistemi medici locali, abbiano creato un vero e proprio protocollo da seguire per celebrare la Giornata, il Common Yoga Protocol.

Si tratta di un documento ufficiale in cui vengono date le direttive da rispettare dai membri del governo che in tutta l’India si occupano di officiare questa Giornata.

Il Common Yoga Protocol si articola in una serie di asana e di mantra imposti dall’alto, in modo che tutti osservino la Giornata allo stesso modo. Modi stesso ha guidato una sessione di yoga di massa a Delhi nel 2015 e a Chandigarh lo scorso anno, dimostrando quanto sia importante per lui questa ricorrenza.

L’aver contribuito al benessere del mondo con una filosofia di armonia del corpo e della mente rende l’India un paese ammirato e accettato in tutto il mondo; nonostante questo l’International Yoga Day ha scatenato numerose polemiche nel subcontinente, soprattutto da parte della comunità islamica. Infatti, secondo alcuni intellettuali e giornalisti indiani, essendo un progetto che sta molto a cuore al partito del BJP, questa celebrazione potrebbe essere utilizzata come strumento di propaganda nazionalistica hindu.

Lo yoga è sempre stata una disciplina di tutti, utilizzata da diverse tradizioni religiose. La preoccupazione è quella che s’impongano preferenze strettamente induiste, promuovendo la visione di un’India prettamente hindu, retorica legata alla destra hindu, la quale si basa sull’hindutva, o “induità”, l’ideologia politica che definisce hindu solamente quegli individui che, nati in India, professano un credo che abbia radici nel suono indiano.   

In Italia, come in tutta Europa, la Giornata è slegata da questo genere di dinamiche politiche e sociali. Sono stati organizzati moltissimi eventi, conferenze, sessioni di yoga all’aperto nella maggior parte dei casi promossi dalle varie scuole di yoga.

In questo contesto la Giornata Mondiale dello Yoga è vista come un modo per festeggiare tutti insieme lo yoga e per consentire a tutti di conoscerlo soprattutto dal punto di vista pratico.


Foto principale: Narendra Modi guida l’International Yoga a New Delhi, il 21 giugno 2015 (foto Reuters).

Foto 1: Reuters