Articolo in 2 minutiCon l’arrivo di Bollywood e del cinema indiano in Europa, è cresciuto l’interesse verso le danze indiane. In particolare, in seguito alla rappresentazione appassionante delle vicissitudini delle protagoniste in alcuni film, le danze classiche indiane hanno iniziato a entrare nelle case degli europei.

Il Kathak fa parte delle danze classiche indiane assieme a Odissi, Bharatanatyam, Kuchipudi, Kathakali e altre. Si tratta di una danza che proviene dall’India del Nord e che si sta diffondendo sempre più anche in Europa.

Movimenti aggraziati delle braccia e ritmo scandito da piedi e cavigliere caratterizzano l’esecuzione di questa danza, in cui fondamentale è anche il lavoro di espressione di chi la esegue, sia nell’interpretare storie divine o epiche, sia nell’introdurle attraverso combinazioni ritmiche sempre più veloci, o ancora nel rappresentare le vicende di due innamorati.

Il Kathak nasce nell’India del Nord per poi approdare probabilmente attraverso i gitani in Europa, come progenitore del flamenco, che ne conserva alcune caratteristiche.

Gli abiti delle ballerine fluttuano, quasi ipnotici per i giri ritmici eseguiti, mentre le mani si muovono con grazia, quasi a contrastare la forza nei piedi. La danzatrice si muove tracciando delle diagonali ed esprimendo i suoi sentimenti attraverso una forte mimica facciale e degli occhi. Chiunque si trovi in India e abbia l’opportunità di assistere a una performance di Kathak, non potrà che rimanerne ipnotizzato.

 


 

Per approfondire – Appartenente alla classificazione delle danze classiche indiane contenuta nel trattato “Natya Shastra“, il Kathak ha le sue origini nell’India del Nord.

Questa danza nasce infatti dai cantastorie delle culture nomadi di questa area noti come kathakar, che erano soliti raccontare storie dei poemi epici indiani come il “Mahabharata”: infatti, in sanscrito la parola katthaka significa “raccontare una storia”.

Come le altre danze classiche indiane di cui si hanno notizie nel “Natya Shastra”, il Kathak racconta inizialmente anche le vicende delle divinità indiane e ha quindi uno sfondo religioso tipicamente induista. Tuttavia, con la dominazione Moghul, acquisisce elementi della cultura islamica e della vicina Persia e diventa, col tempo, una danza non più caratteristica dei templi ma delle corti, tramutandosi così in una vera e propria forma di intrattenimento laica.

A tutt’oggi il Kathak è una fusione di elementi provenienti dall’epica e dal credo induista con momenti squisitamente “profani” provenienti da questa seconda fase ambientata a corte, come le storie d’amore e di corteggiamento. Questa duplicità si manifesta particolarmente nelle coreografie che hanno per protagonisti Krishna e Radha.

Il Kathak ha avuto tre importanti scuole o gharana, che potremmo anche definire stili. Queste tre scuole prendono il nome dalle città di Jaipur, Varanasi e Lucknow e sono quindi conosciute come Jaipur Gharana, Banaras Gharana e Lucknow Gharana. Ognuno di questi stili ha delle caratteristiche predominanti, il Jaipur e il Lucknow Gharana per esempio privilegiano la mimica facciale e i movimenti aggraziati, mentre il Banaras Gharana dà maggiore importanza ai movimenti energici e ritmici dei piedi e all’uso dello spazio.

La danza Kathak è considerata un’antesignana del flamenco, a cui la accomunano il movimento ritmico dei piedi e la delicatezza delle braccia e delle mani. I gitani provenienti dall’India l’avrebbero portata in Spagna dalla Persia, influenzando così la nascita del ballo spagnolo. La stessa struttura ritmica del flamenco ricorda in parte i bol (sillabe ritmiche) del Kathak.

Come per tutte le danze classiche indiane, anche per il Kathak la base è costituita da momenti di “pura danza” (o nritta) alternati ad altri più espressivi (nritya) in cui fondamentale è l’abhinaya, la capacità di interpretazione del danzatore, che deve essere in grado di trasmettere emozioni usando gli occhi, la mimica facciale, i movimenti delle mani, proprio come un attore. La danza viene accompagnata dal suono della tabla, del sitar e dal canto o recitazione di sillabe ritmiche o canzoni.

Le parti di pura danza sono generalmente composte dai bol, che altro non sono che sillabe ritmiche che imitano il suono della tabla. I bol servono al danzatore per ricordare i movimenti da eseguire e sono parte integrante della performance in quanto vengono solitamente recitate da chi esegue l’accompagnamento musicale. Queste composizioni sottolineano l’abilità del danzatore e vengono eseguite in un sottile crescendo scandito dal battere dei piedi che aumenta così come la velocità di chi esegue la danza.

Le composizioni di danza espressiva sono invece canti devozionali oppure canzoni d’amore che vengono interpretate dai movimenti e dalle espressioni del danzatore tramite una vera e propria recitazione del testo: una sorta di mimo in cui il ballerino diventa un vero e proprio attore.

A contraddistinguere il ritmo nelle performance di danza Kathak non ci sono solo la tabla, la voce e il sitar ma anche i ghunghru: cavigliere con sonagli, diverse da quelle delle altre danze classiche indiane. Solitamente un danzatore professionista di Kathak utilizza ghunghru composte da 100 o 150 campanelli, mentre un principiante comincia con cavigliere di 25 campanelli.

I campanelli sono legati a una corda attorno alla caviglia del danzatore e possono arrivare fino a metà stinco. Sia le danzatrici che i danzatori fanno uso di trucco. Il kajal applicato agli occhi risalta lo sguardo e rende il viso più espressivo, insieme al colore rosso applicato alle labbra e a un bindi in fronte. Anche le mani sono rese protagoniste tramite l’applicazione dell’alta, una pittura rossa che tinge le punte delle dita delle mani e dei piedi e che viene generalmente utilizzata per tutte le danze classiche indiane. L’alta sottolinea i movimenti eseguiti nella danza e l’esecuzione delle mudra, cioé le posture delle mani comuni a tutte le danze classiche indiane e allo yoga.

Per quanto riguarda l’abito indossato dalla danzatrice di Kathak, ne esistono due varianti, una di origine induista e l’altra di origine musulmana.

Il costume tradizionale induista è il lehenga-choli, composto da una gonna lunga abbinata a un top, simile a quello indossato dalle donne indiane sotto il sari, che però arriva quasi fino alla vita. Sopra alla gonna e al top si indossa un telo che copre la pancia e sotto la gonna un paio di churidar (i pantaloni simili ai leggings, meno aderenti, che le donne indiane indossano come abbinamento alle tuniche o che compongono i salwar kameez, i completi femminili indiani composti da tunica, pantalone e sciarpa abbinata). La gonna è solitamente l’elemento più vistoso e sottolinea i movimenti e i giri della ballerina.

Il costume tradizionale musulmano – noto come “anarkali style” – è simile al salwaar kameez tradizionale, ma con una parte superiore più aderente che sotto il busto diventa una gonna. Essendo un salwaar, è costituito da un vero e proprio vestito nella parte superiore e dai pantaloni churidar ed è spesso abbinato a un velo che copre i capelli e viene usato nelle performance per esaltare lo sguardo.

Il Kathak ha iniziato a conoscere una buona popolarità in Europa trainato dall’arrivo sempre crescente di film di Bollywood, in particolare “Umrao Jaan” con Aishwarya Rai come protagonista nel ruolo di una cortigiana e “Devdas” in cui spicca l’abilità della splendida Madhuri Dixit come attrice e danzatrice.

La danza Kathak gode quindi attualmente di un discreto seguito in Europa anche grazie all’operato di ballerine che hanno trascorso in India diversi anni per approfondirne lo studio, come l’italiana Rosella Fanelli, probabilmente la persona che maggiormente rappresenta questa danza nel nostro Paese.

In India sono numerosi i guru e i/le performer di Kathak, tra cui vale la pena ricordare Pandit Birju Maharaj, rappresentante del Lucknow Gharana, Pandit Chitresh Das, che ha ricevuto insegnamenti dalla scuola di Lucknow e Jaipur, Mata Prasad Mishra, della Banaras Gharana. Nahid Siddiqui e Fasih Ur Rehman sono invece due famosi esecutori originari del Pakistan, che hanno contribuito assieme agli altri a portare il Kathak nel mondo (Nahid Siddiqui risiede per lunghi periodi in Gran Bretagna e Fasih Ur Rehman in Spagna).

I maestri di Kathak di India e Pakistan sempre più spesso effettuano viaggi per impartire lezioni e seminari, per esempio, in Europa dove il Kathak sta anche acquistando, poco a poco, uno status accademico.

Assieme alla danza classica Bharatanatyam, il Kathak è infatti materia di studio presso il conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza, dove vengono impartite anche lezioni di musica e canto indiano. In Spagna invece la scuola di danza “Nataraya” di Madrid ha creato una sorta di gemellaggio con l’università indiana della danza di Allahabad e offre alle sue alunne la possibilità di conseguire il titolo dell’università della danza in Kathak proprio a Madrid.

Un segno di come la diffusione delle danze indiane stia sempre più prendendo piede in Europa.


Immagine tratta da https://en.wikipedia.org/wiki/Kathak – Thirak India Cultural Society – Manisha Gulyani