L’8 novembre 2016 il governo indiano ha annunciato il ritiro dalla circolazione delle banconote da 500 e 1000 rupie. Il tutto a sorpresa e con effetti immediati.

Che cosa ha comportato, e sta ancora comportando, questa “demonetizzazione“?

Ce lo racconta oggi Monica, che vive in India da 5 anni e mezzo.

Monica Scillieri si occupa da 20 anni di consulenza nel settore delle Risorse Umane e insegna Comunicazione e Negoziazione Interculturale in programmi Master MBA e Marketing.

E voi, quale storia dall’India vi piacerebbe raccontarci?

Mandateci i vostri racconti a info[at]indiainout.com


Immaginatevi una sera qualunque, avete finito di cenare e la TV è spenta.

Vi arriva un whatsapp con scritto che, dalla mezzanotte di quello stesso giorno, tutte le banconote da 5-10-20-50 euro diventeranno carta straccia.

Cosa pensate?

E’ una bufala! Il solito spam di whatsapp! Continuate la vostra serata, ma il telefono continua a trillare, stesso messaggio ma questa volta da diverse fonti, allora vi decidete ad accendere la TV e vedete il Primo Ministro annunciare la stessa cosa!

Correva l’8 novembre 2016… e ovviamente non si trattava di euro, ma di rupie.

La storia è quella della demonetizzazione in India, il processo attraverso il quale, dalla sera alla mattina, sono state ritirate dal mercato alcune delle banconote in uso nel Paese per sostituirle con quelle di nuovo conio.

Ricordo bene la scena, ancora increduli ascoltiamo le ragioni del Governo, e il giorno dopo leggiamo i giornali e le prime dichiarazioni di chi già sapeva come sarebbe andata:

Una mossa vincente contro il mercato nero – dicevano – che darà anche una grossa spinta all’informatizzazione dei sistemi di pagamento in India! Prendere tutti di sorpresa è parte integrante della strategia…”

Sospendiamo il giudizio.

Siamo a febbraio 2017, sono passati tre mesi da quel fatidico giorno e un’opinione adesso inizio ad averla.

Premetto che non sono un’economista, ne ho ambizione di darvi una visione politica dell’accaduto; voglio solo riportare quello che vedo accadere qui nella vita di tutti giorni, sia dal punto di vista dei “privilegiati”, sia di quello della gente che tanti mezzi non  ha, ovvero la stragrande maggioranza del Paese.

Per i più fortunati, le prime settimane sono state un po’ …”scomode”.

Alcune abitudini dovevano cambiare, non si poteva più fare la spesa ai mercati o comprare dai piccoli artigiani perché non c’erano banconote disponibili e i piccoli “venditori” non erano attrezzati con carte di credito o bancomat.

Il limite giornaliero di prelievo dalle banche, dopo code di ore per arrivare a uno sportello,  era dell’equivalente di 25 euro.

Alcuni tra gli espatriati qui, evidentemente con poca concezione del posto dove ci troviamo, sentenziarono che non potevano vivere con così poco al giorno, dimenticando che una famiglia indiana con quella cifra ci vive un mese.

La verità è che chi aveva bancomat e carte se l’è cavata  in qualche modo fin da subito.

Per la stragrande maggioranza delle persone non è andata così però.

Le code di ore fuori dalle banche per cambiare la vecchia valuta o tentare di prelevare erano interminabili.

Ovviamente tutti gli sportelli Bancomat nel Paese erano fuori uso perché le nuove banconote da 500 e 2000 non erano pronte e comunque non erogabili dai vecchi bancomat (per dimensioni diverse).

Le code per entrare in filiale a cambiare o prelevare erano letteralmente chilometriche. E va da sé che chi sta in coda non va a lavorare, perdendo quindi stipendio, e per i già citati limiti giornalieri le code erano anche ripetute nel tempo.

Ora, con il nuovo anno, le nuove banconote sono diventate più accessibili, ma c’è un nuovo problema: i tagli disponibili sono troppo “grandi”!

La nuova  banconota da 2.000 rupie (equivalente a circa 25/26 euro) non viene accettata dai piccoli venditori perché non hanno denaro contante con cui dare resto.

Continui i moniti alla popolazione da parte di chi ha carte e  banconote in tasca, a resistere, a capire il senso e i benefici a lungo termine di questa manovra.

Nessuno osò criticarla apertamente le prime settimane, ma ora le ripercussioni sono talmente pesanti che si inizia a sentire il mal contento.

Il malcontento di chi tristemente non ha denaro contante per comprare da mangiare ogni giorno e mandare avanti una famiglia, di chi vede i prezzi di qualsiasi bene aumentare nei negozi, e così pure nei ristoranti e negli hotel (per chi se li può  ancora in qualche modo permettere…).

La microeconomia su cui si poggia questo Paese è stata messa in ginocchio da questa manovra: gli artigiani, le botteghe, i contadini stanno chiudendo o smesso di produrre.

Nel nostro piccolo cerchiamo ovviamente di aiutare le persone che lavorano per noi, con spesa o banconote che da qualche giorno e molto faticosamente arrivano attraverso gli uffici, ma le tantissime persone che non hanno nessuno a cui chiedere, vivono di stenti o si indebitano a tassi altissimi di strozzinaggio in un circolo vizioso che non vede una fine.

Poi, una notizia recente: il famoso proclama sulla spinta della digitalizzazione dei pagamenti in India ha ricevuto una bella stangata o mostrato la sua vera faccia!

Infatti i benzinai hanno deciso che non accetteranno più i pagamenti con bancomat e carte di credito perché le banche vogliono applicare loro una fee dell’1%. Il Governo sta cercando una soluzione  in un’atmosfera già tesa.

Ci si chiede se i prossimi ad aderire a questo “sciopero” saranno i negozianti.

Al momento, di questa manovra non se ne vedono né la fine né i benefici… spero di sbagliarmi, ma ora come ora pare abbia fatto più danni che altro.

Ai posteri – diceva Manzoni – l’ardua sentenza!


Foto tratta da www.wefornewshindi.com