Cominciamo oggi il racconto a puntate di Elisa. Sotto forma di 10 lettere a un caro amico, l’autrice ci rende partecipi del suo viaggio introspettivo in India. Un viaggio in solitaria, un viaggio di un ricercatore spirituale.

“Non sono le strade buie a far paura, l’ombra nascosta, né il piede che per un attimo scivola sul ripido pendio. Gli uomini o le belve, la foresta o il fiume, la ferita, la tempesta.

Cosa spaventa maggiormente se non il sapere cos’è la Vita?

Se questo è un viaggio, è un genere di viaggio che si fa principalmente dentro se stessi.

Se questa è una risposta, serve una domanda. Perché dobbiamo scegliere con cura le nostre strade.

Se questo è uno specchio, siamo pronti ad accettare il riflesso che esso ci restituirà?”

Questo luogo/non luogo che si chiama India è una delle risposte più colorate, fantasiose, plurali, sognate, leggere, silenziose e vibranti e allo stesso tempo caotiche, avviluppanti, discordanti, rumorose, imperfette, che possiamo dare alla nostra ricerca.


 

Negozio

Carissimo,

Ti porgo il nostro specchio.

Con quella sicurezza sorridente che ci fa osare, indifferente alla paura, dimentichi di tutti gli avvertimenti, luoghi comuni, pregiudizi, buon senso e scegliamo le nostre mete, con quell’istinto che appartiene all’anima più che al corpo.

L’India si sceglie con il cuore.

Chi sceglie l’India ha davvero migliaia di motivi per renderla destinazione di viaggio: natura, storia, spiritualità, cultura, cibo.

Attrae e respinge, con le sue enormi contraddizioni, con i suoi opposti di estrema bellezza e straziante dolore.

Se ci vai sei costretto a danzarne la vita, a fonderti nei suoni, nei colori, odori.

Comunque strutturi il viaggio, l’India non ti permetterà di non osservare, di non percepire, anche se con diverse gradazioni, quel caos che è la creazione.

Ti seziona, rivolta, sconvolge, ti inganna e ti strega, per infine, delicata e gentile, abbracciarti.

Se l’India ti accetta, sarà la tua rivelazione, il tuo filo nel labirinto, il tuo viaggio più bello. Sempre che anche tu sia pronto ad accoglierla.

Un ritorno più che un andare verso, un osservare con gli occhi chiusi, un sentire tra il silenzio e il fluire, quel che noi siamo.

Connessi da energia, consapevolezza, genetica o legami quantici, l’India non è solo un paese straordinario, ma è quel filo che unisce tutti a livello energetico e che ci permette di dare una sbirciatina “oltre”.

Cosa c’è oltre?

Meditazione

Quello che segue è il mio tentativo di salire su in alto e lanciarmi senza paracadute, per vedere se posseggo le ali e guardare oltre e ancora oltre fino a me stessa.

Del cercare o tracciare un sentiero mentre inseguo l’origine e la fonte, le connessioni, l’energia che ci unisce e spinge avanti.

Itinerario che ho strutturato ispirandomi agli insegnamenti che ho ricevuto nel corso di questi ultimi anni e a un libro che per me è stato illuminante, “Il grande viaggio” di Giuseppe Cederna, di cui avrò numerose occasioni di parlarti.

In realtà dico a tutti che vado perché mi va, è una spiegazione più semplice, veloce e comprensibile.

Tu sai bene quant’è facile alla fine decidere!

La paura, il senso di colpa, il dubbio: inizialmente sono grilli parlanti che scambiamo per coscienza e che controllano le nostre azioni, perfino il nostro corpo.

Il giorno precedente alla partenza ho febbre a 40, mal di stomaco, nausea.

Chi guiderà chi?

Barbiere

Imbottita di medicinali non mi faccio intimorire, so che il mio ego vorrebbe evitarmi questa fatica che ho definito Viaggio.

Da qualche parte mi dico che non è consigliabile per una donna gironzolare sola in India, che lo zaino è pesante, che non sono abituata a camminare, alla fatica, al cibo locale, e non sono più così giovane, che qualcuno mi giudicherà e condannerà.

Da qualche parte non mi interessa nulla di tutto ciò.

Me lo hai sempre detto anche tu: quando si inizia a scegliere davvero, è così divertente e liberatorio che si vorrebbe continuare sempre.

Solo che bisogna stare attenti a gestire bene non solo ciò che si fa ma anche ciò che si prova. In equilibrio, riuscire a non farsi trascinare da emozioni, necessità di controllo, eventi inaspettati.

Come la perdita della coincidenza aerea Amsterdam-Delhi.

Mercato di verdure

Se fossi stato con me, avresti sistemato tutto con quel self-control che ti contraddistingue.

Io, invece, mi sono fatta prendere dal panico e da un odio profondo per le serafiche hostess che continuavano a ripetere che, anche se l’aereo era ancora lì, fermo in pista, era troppo tardi per farmi salire.

Dove sono finiti gli insegnamenti sulla gestione delle emozioni, l’ansia, lo stress?

Trascinata come un fiume in piena, la paura del fallimento e il senso d’impotenza mi rendono incapace di agire così come dovrei.

L’odio profondo si estende alla città, all’intera nazione, diventa planetario.

Per fortuna attorno a me c’è chi, abituato a imprevisti del genere, riesce in mia vece a gestire la situazione, così vengo inserita tranquillamente sul volo successivo per Delhi.

E, una volta seduta al mio posto, con la coperta, il cuscino e le cuffie, il monitor con i film che non vedrò, le nuvolette grigie che mi scorrono accanto e le luci della città che si fanno sempre più lontane, rifletto sulla mia reazione incontrollata e me ne vergogno.

“La prossima volta starò più attenta” – mi dico, piena di buoni propositi, prima di addormentarmi.

Montagna

L’alba si affaccia dai finestrini dell’aereo, irrompe d’arancio e oro, ed è una promessa. In qualche modo eccomi qua, aeroporto internazionale di Delhi.

Sfebbrata, tranquilla, ottimista.

Buongiorno India!

Oggi, amico mio, ho imparato una lezione importante.

Mentre aspettavo il bagaglio che non si trovava o mi chiedevo come avrei raggiunto l’albergo dato lo sciopero di taxi e risciò, e valutavo l’ipotesi che, dato il susseguirsi di eventi negativi, forse l’India mi stava rigettando come un boccone amaro, mi sono improvvisamente resa conto che fino a quel momento mancava un elemento essenziale nel mio viaggio.

Non avevo ringraziato. Il tempo, i luoghi, le persone, me stessa.

Ero davvero fortunata a essere lì, ripensandoci tutto alla fine era andato bene.

E allora grazie India, grazie me stessa per aver tenuto duro e portato avanti questo progetto, grazie persone che mi avete aiutato, grazie Universo.

Cambiare atteggiamento nell’osservare ciò che mi accadeva, ha effettivamente cambiato anche gli eventi stessi.

Il bagaglio è stato trovato e integro, così come un tassista non aderente allo sciopero.

In albergo arrivo stanchissima ma davvero contenta: sono stata accettata.

“Va bene India” – mi dico – “da questo momento in poi mi muoverò con più fiducia e umiltà. Qualunque cosa accadrà, che io lo capisca o meno, tutto andrà comunque bene”.

Il viaggio è iniziato.

Aeropirto Delhi


Immagini dell’autrice.