Continuiamo con il racconto a puntate del viaggio introspettivo di Elisa, con la sua terza lettera a un amico.

Nella scorsa puntata l’abbiamo lasciata alla stazione di Delhi. Oggi la ritroviamo in un centro di meditazione, a cercare il silenzio.

“Non sono mai stata davvero sola.

Le persone che ho incrociato nel viaggio, che mi hanno aiutata in momenti importanti del cammino, non erano lì per caso.

Sono nomi e volti, anime, storie, luoghi che non dimenticherò. 

Sono maestri e compagni di viaggio, anche se per poco.

Sono ciò di cui avevo bisogno in quel momento, sono fili che intrecciano la storia, benefattori, case in cui io sono stata l’ospite benvenuta.”

 


 

Carissimo,

Mussoorie Express, finalmente ho la mia cuccetta!

Dopo averla scambiata due volte: la prima con una signora anziana che voleva dormire in basso, la seconda con una coppia che voleva stare vicino. Stiro il lenzuolo, l’aria condizionata è al massimo, mi sistemo sotto le coperte dopo aver cenato con biscotti e chai  e aggiornato il mio diario.

L’indomani è Krishna Janamashtami, l’anniversario della nascita di Krishna, incarnazione del dio Vishnu, un giorno propizio per proseguire il cammino.

Eccomi alla stazione di Haridwar, o “Porta degli Dei”, una delle sette città sacre secondo la mitologia hindu. Qui mi attende un amico di Swami Ramaswarupananda Saraswati, il maestro che mi aiuterà per il resto del viaggio e di cui avrò ancora occasione di parlare.

Sì, perché il mio cammino continua anche grazie al sostegno di bellissime persone che ho avuto la fortuna di incontrare.

"SOS the silence of souls", Ranichauri, Chamba - 1

Insieme andiamo a Rishikesh, per poi proseguire in direzione delle Hills Himalayane, verso il luogo che sarà casa per i successivi cinque giorni.

Sai bene quanto avessi bisogno di uno spazio/tempo dove pacificare la mente prima di intraprendere quel trekking fino alla sorgente del Gange tanto sognato.

Ciò che fa bene lo riconosciamo subito, che sia un luogo o una persona. Incontrare Vimal Bahuguna e Rupali Sharma di Sos – The Silence of Souls, centro di meditazione situato a Ranichauri, vicino Chamba, per me è stata una benedizione.

La loro gentilezza, disponibilità, serenità mi hanno conquistata, accolta e presa in cura come un’amica.

"SOS the silence of souls", Ranichauri, Chamba, -2

Il luogo è incantevole, leggero, colorato, profumato. Immersi nella natura, con i picchi innevati dell’Himalaya che sorridono da lontano, è il posto ideale dove fermare tempo e spazio e meditare.

Stare in silenzio, essere silenzio.

O almeno provarci. Perché la mente si muove, sfugge, s’arrampica su quei picchi, scorre con i fiumi, va alla ricerca di tigri e serpenti (che nei dintorni ci sono davvero!), si allontana e poi torna.

Permettere a se stessi tutto questo è un imparare a conoscersi, a gestirsi, ad accettarsi per quel che si è.

Le giornate sono scandite da pratica yoga, con il sole che sorge tra le montagne, meditazione, gustosi e sattvici pranzi, passeggiate nei dintorni dove, tra i grandi prati, spuntano schiene di donne che  trasportano sul capo enormi fasci d’erba.

Dialoghi silenziosi con se stessi e gli altri.

SOS the silence of souls", Ranichauri, Chamba - 3

Un’esperienza gioiosa e importante, amico mio, da cui ho anche dedotto tre leggi a cui ho dato i seguenti nomi: “La Legge dell’Elefante, dell’Anguilla e della Zanzara”.

Non ridere, ti prego, ma meditando ho avuto l’opportunità di osservare meglio la mia mente e il suo funzionamento.

In breve, con la Legge dell’Elefante ho capito quanto sia facile (pur restando in silenzio…) disturbare gli altri con la “pesante mole” dei propri desideri. Insomma, il nostro ego a volte è proprio un elefante che avanza indifferente al fastidio che può provocare.

SOS the silence of souls", Ranichauri, Chamba - 4

Con la seconda Legge ho paragonato i pensieri a delle anguille. Giungono d’improvviso, sfuggenti si insinuano e mutano, ripropongono vecchie abitudini, ci trascinano in giudizi e congetture, tanto che a un certo punto non sai più chi pensa cosa e perché.

La Legge della Zanzara sottolinea la capacità della mente di infastidirci e distrarci portandoci a rimuginare su un pensiero o una situazione.

Quant’è diversa questa oasi di pace dalla caotica Delhi!

Sembra di esserne distante anni luce.

Rupali 5

L’ultima sera, interrotto il silenzio, festeggiamo in allegria con musica e canzoni indiane, Rupali suona per noi la sitar, uno tradizionale e antico strumento musicale a corde indiano, Vimal canta e suona la chitarra, ci sono inoltre l’harmonium, le campanelle, la campana tibetana, i bonghetti.

E, immersi nell’armonia, penso che se la meditazione è un mezzo per contattare la nostra essenza o Sé, altrettanto lo è l’arte, come la musica, stasera.

"SOS the silence of souls", Ranichauri, Chamba - 6

L’indomani si parte. Destinazione Uttarkashi, a 5 ore di jeep e di strade impossibili.

Swami Ramaswarupananda Saraswati, da ora in poi solo Swamiji, mi ha invitato a stare qualche giorno da lui per pianificare meglio il mio prossimo trekking alla sorgente del Gange. La strada è in pessime condizioni, l’autista guida in maniera spericolata usando il clacson di continuo (abitudine tipicamente indiana) ma i panorami mozzano il fiato.

Mentre osservo i fianchi ondulati delle colline su cui poggiano scompigliate foreste e sparute casette colorate, penso a quante tigri devono passeggiarci in mezzo. E che mi piacerebbe incontrarne una.

E, mentre il fiume Bhagirathi, visto dall’alto, scivola sinuoso e sottile formando anse e specchi d’acqua, scorrendo qui e là placido o burrascoso, penso quanto sarebbe bello poter tenere con me tutta quella bellezza, per non farla diventare solo un ricordo.

Swamiji richiama la mia attenzione su un largo bacino d’acqua: è la diga di Tehri, per la costruzione della quale sono state deviate le acque sacre del Bhagirathi (il nome  del Gange prima di unirsi all’Alakananda) e che ha provocato l’allagamento della vecchia città di Tehri e dei villaggi limitrofi.

 

tehri 7

Ci fermiamo a pranzare in una dhaba, nome dato ai ristoranti di strada, di solito baracche con grandi pentoloni a vista, nelle quali viene servito cibo locale a prezzi modici.

Uttarkashi appare d’improvviso.

Dall’alto sembra una cittadina di medie dimensioni dall’aria simpatica. Poi scendiamo e ci addentriamo tra case, negozi,  mentre il Bhagirathi ci scorre accanto con le sponde verdi d’erba e di fiori.

Tutto sembra leggero e gentile, il luogo dove voglio essere in questo preciso istante.

Grazie.


Immagini dell’autrice