Racconto di Pierpaolo Di Nardo tratto dal suo libro Maldindia.

In India non c’è separazione tra mondo antico e mondo moderno. Tutto convive: la preistoria con la storia, il medioevo con l’Ottocento, l’antico e il nuovo. La mancanza di frattura tra antico e moderno è una delle grandi sorprese dell’India, piacevole stordimento, che mi assale come un
pugno allo stomaco… ma un pugno buono.


La prima volta che ho messo piede in India ho avuto subito la sensazione di essere in un Paese moderno del XX secolo, ma avvertivo l’enorme presenza di un sistema sociale, religioso e filosofico, profondamente antico: piacevole sorpresa ritrovarsi a vivere nella macchina del tempo!


In un sogno in cui a piacere puoi spostare gli anni, cambiare i giorni sul calendario e decidere di saltare dal 2500 epoca del Buddha al 2020 era dell’Iphone; saltare dalla dinastia Hoysala del glorioso medioevo indiano alla corte del Maharaja Jai Singh II; giocare a cricket con un lord inglese
o ballare dentro a un film con Aishwarya Rai. E tutto nel breve giro di uno sguardo, nell’arco di una manciata di chilometri…


Dalle torri sconfinate dei grattacieli delle grandi città, alle torri sconfinate dei templi e delle moschee, e ogni epoca storica che reclama a gran voce la sua esistenza.
Piacevole stordimento, pugno allo stomaco, macchina del tempo dove il tempo si annulla forse perché si è semplicemente fermato… nel gioco di questa grande matrioska che è l’India!

Per leggere un altro racconto sulle impressioni all’arrivo a Varanasi, leggi qui.