Tutti quelli che hanno letto il conte di Montecristo conoscono la figura dell’Abate Faria come quella del personaggio inventato da Alexandre Dumas durante la stesura del libro.

L’Abate Faria è il vicino di cella di Edmond, colui che lo istruisce e che gli rivela prima di morire del tesoro nascosto sull’isola di Montecristo.

Forse non tutti sanno però che l’ Abate Faria è realmente esistito, era indiano, goano per la precisione, e che Dumas si è ispirato a lui.


 

L’altro giorno ero a Panjim e, passando per l’ennesima volta davanti la statua di Abbè Faria, mi è sorto il classico leggerissimo dubbio. Toh, non mi dire che era indiano!

Ho iniziato a chiedere in giro ed effettivamente a Panjim è molto conosciuto, più per la ribellione contro la dominazione portoghese che per gli studi sull’ipnotismo.

Ma andiamo con ordine. Nasce a Candolim nel 1756 come Jose Custodio Faria. I genitori divorziano quando è ancora un bambino, il padre decide di diventare prete e lo porta con se prima a Lisbona e poi a studiare teologia a Roma.

Brillante, i suoi discorsi impressionano la curia al punto da diventar famoso in tutta Italia in breve tempo.

Appassionato di ipnosi e suggestione mentale, si trova spesso in conflitto con le idee dei più accreditati colleghi. All’epoca si credeva fosse il magnete ad indurre l’ipnosi e non la suggestione mentale del singolo individuo.

Nel frattempo in Francia scoppia la Rivoluzione Francese e l’Abate Faria partecipa attivamente alle sommosse contro le atrocità della monarchia. Viene screditato, considerato malvagio e visionario.

Pare che sia stato realmente rinchiuso sia alla Bastiglia che nella prigione marsigliese del libro di Dumas, dove continuò a lavorare alle sue teorie.

E’ solo dopo la sua morte che i suoi studi vengono presi in considerazione come base fondamentale della moderna psicanalisi.

Ma facciamo un passo indietro. Poco prima dello scoppio della Rivoluzione Francese, a Goa nel 1787 esplode la rivolta di Pinto. Sembra che uno dei cospiratori fosse proprio l’Abate Faria.

E’ la prima di una serie di rivolte contro la dominazione portoghese. La versione ufficiale racconta di tre preti cattolici delle chiese di Candolim, tra cui un certo padre Pinto dal quale prese il nome la rivolta, che raggiunsero l’Abate a Lisbona in momenti differenti.

Chiedevano che le alte cariche religiose andassero a loro in quanto Goani di casta bramina e mal vedevano l’ascesa dei missionari portoghesi.

L’ Abate Faria, dal canto suo, sembrava essere ben inserito nella Chiesa e poteva fare da collegamento.

Le cose non andarono come previsto. La sede centrale non aveva intenzione di dar loro spazio ed i preti tornarono a Goa. Qui iniziarono ad aizzare i loro concittadini contro “l’uomo bianco” nella speranza di liberarsi dai colonizzatori e diventare uno stato indipendente.

La rivolta fu subito sedata con relativa facilità e più di quaranta religiosi vennero arrestati e deportati. Ma la storia, si sa, viene scritta dai conquistatori e tutt’ora, la rilettura dei manoscritti dell’epoca dà versioni contrastanti dei fatti.

L’Abate Faria, reo di congiura, è costretto a riparare in Francia, appena prima dell’inizio della rivoluzione. I suoi lavori vengono recuperati nel 1925 dal premio nobel Egas Moniz che lo dichiarò, in un libro a lui dedicato, padre e pioniere dell’ipnotismo.

E’ tutt’ora uno dei più grossi vanti di Goa che ha eretto una statua in suo onore a Panjim, ove è raffigurato nell’atto di ipnotizzare una donna.

La famosa statua che vedevo sempre e che, intitolata in portoghese, pensavo fosse di qualcun altro.


Foto tratta da Pintarest