Articolo in 2 minuti Un viaggio a ritroso nel tempo, fatto di semplici e antichi riti, di bandierine colorate al vento, di ruote della preghiera, di pellegrini che attorno ai loro sacri gompa (monasteri) recitano mantra (preghiere); ma anche di scenari mozzafiato, di alte cime innevate, di laghi salati, di un cielo blu intenso in contrasto con il bianco candido delle nuvole. Questo è il Ladakh, dove il tempo pare essersi fermato.

Viaggiare in Ladakh alla scoperta della sua cultura, per ammirarne gli stupendi monasteri o per farsi incantare dai paesaggi di alta montagna lascerà comunque un’impronta indelebile e profonda  in ognuno di noi.

Enrico Guala, cuneese, appassionato di montagna, fotografia, reportage di viaggi e cultura asiatica e tibetana ci racconta questo magnifico paese in una interessante intervista, dandoci preziosi consigli per l’organizzazione di un’eventuale visita.

 


 

Per approfondire – Nell’India del Nord, all’interno dello stato federato del Jammu & Kashmir, si trova il distretto del Ladakh, una regione a maggioranza buddhista racchiusa tra le catene montuose del Karakorum e dell’Himalaya. Conosciuto anche come “Piccolo Tibet” per via del suo passato che lo vide costituire la parte più occidentale del Tibet stesso, trattasi di un luogo in cui la popolazione è ancora molto legata agli antichi riti e usanze del cosiddetto buddhismo tibetano.

Enrico Guala, cuneese, appassionato di montagna, fotografia, reportage di viaggi e cultura asiatica e tibetana nonché autore della guida illustrata dal titolo “Ladakh: tra Terra, Cielo e Gompas”, edito “La Memoria del Mondo”, ci racconta la sua passione per questa terra rispondendo ad alcune nostre domande. Il Ladakh, ci dice, è qualcosa in più che un semplice luogo fisico, forse è la sua Shangri-La  tanto cercata e finalmente trovata incastonata tra imponenti catene montuose. Visitare il Ladakh è per lui ogni volta come fare un passo indietro nel tempo, un viaggio dentro se stesso, un percorso di meditazione e spiritualità.

Per cominciare, a chi consiglieresti una visita in Ladakh?

Un viaggio in Ladakh di almeno 15 giorni (meglio tre settimane) è un’esperienza profonda, impegnativa e culturalmente appagante; inutile nascondere che il fattore altitudine possa essere impegnativo, ma se non si hanno particolari problemi di salute è fattibile per chiunque.

Detto questo dunque, quando e come organizzare la visita?

Il periodo migliore per visitare il Ladakh è certamente quello che va da metà maggio e metà settembre, quando lo scioglimento delle nevi consente l’apertura delle uniche due strade carrozzabili che connettono Leh – il capoluogo situato ad una altitudine di 3.486 metri – con il resto dell’India. Nello specifico si tratta della Manali-Leh Highway, una strada affascinante, impervia, sconnessa e impegnativa, lunga 473 Kilometri e che richiede almeno 22 ore di viaggio, e della Srinagar-Leh Highway, lunga 434 Kilometri per un totale di circa 18 ore di viaggio. La connessione aerea dalla capitale Nuova Delhi rimane comunque garantita durante tutto l’anno e il volo, della durata di circa un’ora e mezzo, entusiasma per la bellezza del paesaggio sorvolato.

La scelta del mezzo di trasporto dev’essere fatta in base a quanto tempo si ha a disposizione: entro le due settimane consiglio l’aereo, almeno per l’andata, così da avere più tempo possibile per visitare il territorio.

Un viaggio “fai da te” in Ladakh deve essere organizzato con largo anticipo. Per quanto riguarda i biglietti aerei sarebbe preferibile – se non addirittura necessario – acquistarli almeno un paio di mesi prima: infatti, il costo dei voli aumenta enormemente nei trenta giorni prima della partenza e i voli interni tendono ad esaurirsi  rapidamente nei mesi di luglio e agosto.

La ricerca delle guest house (forma d’alloggio a basso costo) e dei mezzi con cui spostarsi può essere effettuata direttamente sul posto: contattare dall’Italia via email agenzie e guest house  non consente infatti di poter contrattare i prezzi che risulteranno quindi più alti.

Che cosa vedere una volta arrivati a Leh?

Essendo ad oltre 3000 metri è importante acclimatarsi senza esagerare. Dedicate quindi i primi tre giorni alla visita di Leh, un ottimo modo per ambientarsi ed entrare in sintonia con la cultura locale.

Nella visita del capoluogo non devono assolutamente mancare le escursioni allo Tsemo Fort e Gompa – una piacevole camminata da dove si gode di una stupenda vista sulla catena dello Stok Kangri (6.150 metri) – ed al Palazzo di Leh,  edificato nel 1600 e che servì da residenza ufficiale dei sovrani Ladaki fino al 1846 e oggi uno dei simboli più fotografati. Altra interessante camminata è quella allo Shanti Stupa, fatto edificare nel 1991 da monaci buddhisti giapponesi per promuovere la pace nel mondo e per commemorare i 2500 anni del Buddhismo.

Per quanto riguarda gli altri monasteri, il Soma Gompa (ubicato in centro) e lo Sankar Gompa, a circa 2 kilometri, meritano una visita approfondita che dovrebbe però essere affrontata con una certa conoscenza di base. Il mio consiglio è quello di prepararsi nei mesi precedenti imparando a riconoscere gli elementi base della simbologia buddhista. Ogni Gompa si rileverà a voi in tutt’altra luce!

Come muoversi al di fuori di Leh e cosa vedere?

L’itinerario al di fuori di Leh può essere organizzato seguendo i quattro punti cardinali e per spostarsi sono d’obbligo il noleggio di un taxi prepagato o di una moto (rigorosamente la mitica Royal Enfield) .

L’itinerario a est comprende la visita dei gompa di Stok, Matho ed Hemis sulla riva sinistra del fiume Indo e Stakna, Thiksey e Shey sulla riva destra; Il bellissimo e spettacolare gompa di Chemrey (Thekchhok Gompa) sempre ad est di Leh, si trova invece sulla strada verso il lago Pangong Tso, uno dei laghi salati più grandi d’Asia.

A nord di Leh si trova invece la Val di Nubra,  accessibile solo con permesso e dopo aver attraversato il passo Khardung La a 5359 metri. Nella Nubra, che fu un ramo importante dell’antica via della seta, è possibile incontrare i famosi cammelli battriani, animali resistentissimi e molto pelosi.

Una parte della Nubra è pressoché desertica e caratterizzata da piccole dune di sabbia, mentre le zone bagnate dai fiumi Shyok e Nubra sono molto verdi; i villaggi così irrigati e fertili sono grandi produttori di grano, orzo, piselli e frutta (albicocche, mele, noci etc). Assolutamente da assaggiare le fantastiche marmellate. I gompa di maggior interesse si trovano a Diskit e a Sumur (Samstemling gompa).

Infine, a sud e a sud-ovest di Leh, verso Lamayuru, si trovano i gompa di Spituk (vicino all’aeroporto di Leh), Phyang, Chamba, Alchi (i più antichi), Likir, Rizong, Tingmosgang e Lamayuru.

Interessante escursione di un paio di giorni è quella ad un altro bellissimo lago salato: lo Tso Moriri a 4595 metri! Questa escursione vi porterà a superare il passo Taglang-La a 5359 metri e a scoprire un ambiente montano d’alta quota incredibile, abitato da yak, marmotte, asini selvatici, greggi di capra pashmina e accampamenti di nomadi pastori.

Se avete più tempo è possibile effettuare alcuni trekking veramente interessanti per scoprire dalle cime la bellezza del paesaggio.

Un gompa a te caro, assolutamente da non perdere?

Il gompa di Thiksey che si trova  19 kilometri a est di Leh. Architettonicamente straordinario, è stato fondato nel XV secolo e si erge su uno spettacolare sperone roccioso. Il villaggio monastico comprende un negozio, la scuola, un ristorante e un piccolo Hotel dove è possibile pernottare a prezzi modici.

Assolutamente da non perdere è la puja (preghiera) all’alba, puntuale alle 7 di ogni mattina: prima i monaci salgono sul tetto e con i loro tradizionali strumenti musicali come il dung-chen (un grande corno che può essere lungo fino a 3 metri) oppure con le dung-dkar (trombe conchiglia) chiamano a raccolta i fedeli; poi, verso le 7.30, nella sala delle preghiere iniziano i riti e le recite dei sacri mantra. A Thiksey la levataccia delle 6.45 non verrà rimpianta!

Cosa mettere nello zaino?

Scegliere l’abbigliamento da mettere nello zaino è molto importante; in generale deve rispondere a criteri di praticità, comodità e idoneità al clima. Il mio consiglio è quello di optare per indumenti sportivi e calzature molto comode. Un abbigliamento con capi traspiranti è l’ideale e la regola dell’abbigliamento “a strati” è la migliore. A Leh vi sono comunque molti negozi che vendono attrezzatura sportiva a prezzi molto contenuti. Partite quindi leggeri!

Un ultimo consiglio prima di prenotare il biglietto?

Un argomento a me molto caro è quello della sensibilizzazione al rispetto della cultura locale e dell’ambiente: nei luoghi sacri, togliersi sempre le scarpe, parlare a bassa voce e seguire le indicazioni dei monaci. Evitare il più possibile l’utilizzo della plastica: invece di acquistare bottiglie d’acqua, a Leh vi è una organizzazione ambientalista che fornisce le ricariche dell’acqua depurata a basso prezzo. Evitare lo spreco di acqua, risparmiare energia elettrica e non lasciare rifiuti in giro. Uno sfruttamento turistico-commerciale eccessivo può rovinare in pochi anni questo bellissimo territorio. Dobbiamo imparare a viaggiare con la curiosità di conoscere luoghi e persone, avendo a cuore il rispetto dell’ambiente e delle culture.

Non mi resta che salutarvi con il saluto Ladako julley julley e magari di incontravi in Ladakh!

 


Foto di Enrico Guala