Nav è una ragazza di origini indiane che vive da molti anni in Italia. Oltre alla passione per la scrittura, ha anche quella per la poesia; la potete seguire sul blog Mix Masala.

Ci racconta qui della sua esperienza nei ladies compartment, vagoni del treno in cui possono entrare solamente le donne.  


Goa express (treno) da Pune a Mumbai. Tra la confusione della folla che scorre in due direzioni opposte al Pune junction (stazione ferroviaria), tra i kuli (gli addetti al trasporto bagagli) vestiti di rosso, chiedo informazioni “Train for Mumbai? Which platform?”

Il primo kuli se ne va senza rispondere, ha la testa china e un carico di bagagli fuori dalla sua portata. Aspetto che ne passi un altro. Lo vedo che arriva dalla direzione opposta alla mia, attraverso la folla e rifaccio la domanda. Ci pensa su e mi dice “Mumbai… platform 2”

Prendo la mia valigia gigante che si sta sfasciando a pezzi per i troppi viaggi e m’incammino verso il binario superando una signora, alla quale hanno pestato il piede e non riesce più a camminare, per fortuna soccorsa da un’altra donna. Domando a qualcuno se sia il treno giusto e salgo sulla prima carrozza che mi trovo davanti.

È ladies compartment, ovvero la carrozza dedicata a sole donne, dove gli uomini non sono ammessi. Gli unici uomini che possono salire sono i venditori ambulanti di chai, snack indiani o frutta e verdura.

Dentro la carrozza sembra di stare in una festa. Tutte le donne sono vestite con i saree dai colori sgargianti, chiacchierano, mangiano e qualcheduna canta. Mi siedo vicino a due ragazze sulla ventina, vestite in jeans e maglia, una ha un foulard in testa. Mi aiutano a mettere la valigia sotto il sedile. Faccio vedere il mio biglietto ad una delle donne e chiedo se sia valido anche per quel treno “It’s a local train ticket, Yahan chalegi? (Va bene anche per questo?)”

“Haan, chalta hai, chalta hai!” (Si, va bene, va bene!)

Mi siedo e sento i crampi per la fame. Non ho voglia di mangiare snack, una delle donne mi passa davanti con i guava (frutto indiano) tagliati e salati. Incerta le chiedo dove li abbia comprati. Allunga la mano e mi indica un venditore dietro di me fuori dal finestrino. Mi si illuminano gli occhi e scendo fuori con la mia borsa per comprarne un po’.

Risalgo sul treno che parte dopo pochi minuti. Il mio biglietto è del treno locale quindi non del Goa express. Sono sicura che se dovesse arrivare il controllore mi farebbe sicuramente storie sul biglietto. Le chiacchiere delle donne mi distraggono e la mia stanchezza mi vuole trascinare in un sonno profondo. La scomodità dei sedili purtroppo non permette di dormire, mi dovrei appoggiare alla ragazza di fianco per dormire. Le donne chiacchierano in marathi, la lingua del Maharashtra. Io non riesco a capirlo, nemmeno una parola. Parlo solamente hindi, punjabi e inglese quando sono in India. Faccio un paio di chiamate ma le urla dei venditori ambulanti che colpiscono direttamente i timpani non sono d’aiuto. Mi arrabbio con uno dei venditori che mi strilla nell’orecchio, nulla da fare. Continua a strillare per poi guardarmi con il volto compasssionevole e dirmi “Bolne do na Madam!” (Lasciami parlare signora!)

Usciti da una galleria a gran velocità, si presenta uno scenario meraviglioso di montagne verdi, cascate, ampie pianure dall’alto. Lo spettacolo della natura fuori dal finestrino è incantevole.

Dentro la carrozza invece noto la spensieratezza delle donne, il muoversi liberamente, senza paura di essere guardate e giudicate. Ho anche viaggiato in general compartment sui treni, dove lo sguardo di molti uomini non batte mai ciglio alla vista di una donna, ma sono pochissime le donne che lo fanno perché subentra inconsciamente la rigidità, la paura e la disapprovazione. Sulla metro di Mumbai invece, la carrozza femminile è separata da quella maschile con un nastro. La prima volta che vi salì, mi sedetti nella zona dedicata alle donne, che aveva moltissime sedie vuote mentre nella zona maschile invece, c’era la folla di uomini in piedi, che non osava guardare oltre quel muro invisibile.

“Ma perché porti i pantaloni strappati?” Mi domanda una signora del treno.

“Vanno di moda, non sono strappati, sono fatti così!” le dico sorridendo.

“Speriamo che non ci contagiate con questa vostra moda!” mi risponde ridendo.

“Può darsi che un giorno vadano di moda i saree strappati…”

“Non succederà mai, piuttosto da dove vieni? Di dove sei?”

“Vengo dal Punjab ma vivo in Italia, in Europa”

“Sei Nri (non residente in India), l’avevamo capito!”

Un’altra donna si alza in piedi per sistemare il suo saree e le domando se sia comodo.

“Comodo? Questo è l’indumento più comodo che esista al mondo. Molto meglio dei jeans!! E sai quando è veramente comodo? Quando sei nel periodo, durante il mestruo.”

“Io guido anche lo scooter con il saree, mai avuto nessun problema!” interviene un’altra.

Il treno si ferma ad una stazione di mezzo e dal finestrino sbucano i venditori di Vada pav. “Grama garam Vaddapav!!” (Caldi caldi vadapav)

Ne compro due perché la frutta non mi ha riempito abbastanza la pancia. Una delle signore si lamenta che non lo vendono con il peperoncino verde ma con la paprika. La ricetta originale infatti è composta dal pane che farcito da un involtino fritto di patate, servito con il peperoncino verde e le spezie. La prima volta che lo comprai, non feci attenzione e mi diedero quattro peperoncini verdi di condimento arricchiti di olio e spezie. Strabuzzai gli occhi e mi domandai come una persona normale potesse mangiare tutto questo piccante in una volta sola. E invece sì, gli indiani del Maharashtra non sono felici se non vengono serviti con il peperoncino piccante insieme a questa ricetta.

Il treno ripartì e cominciai a conversare con le ragazze giovani sedute accanto a me, quelle in jeans e maglia. Una di loro genuinamente mi confessa che quando mi ha visto entrare nella carrozza era veramente contenta “È bello vedere delle ragazze viaggiare da sole! È segno di indipendenza e forza.” Lusingata da queste belle parole la ringrazio e le chiedo se sono dirette a Mumbai. Scopro che hanno una sorella che vive a Mumbai ed è una poliziotta, stanno andando a trovarla e una di loro vuole fare lo stesso mestiere e sta studiando per questo. Sono tre sorelle e hanno un fratello, sono cresciuti senza padre ma affrontano questo mondo e questa società con determinazione. Dal suo racconto capisco quanto l’India stia cambiando e dia possibilità di crescita alle donne. Il progresso delle donne in India è il mio motivo di orgoglio.

Le poliziotte poi sono libere di indossare sia il saree che la divisa con il pantalone.

Il treno si blocca ad una stazione da Mumbai. Aspettiamo mezz’oretta ma poi le ragazze mi dicono che sia meglio prendere il treno locale da quella fermata. Cambiamo treno, stavolta salendo in general compartment e arrivo a Mumbai ricca di una bellissima esperienza.


Foto tratta dall’articolo originale