Di Paola Andriulo

Il primo incontro con Mamma India è stato incredibilmente profondo e spirituale. Probabilmente è stato lo stesso per tanti che hanno avuto la fortuna di abbracciare questa magica terra.

L’itinerario del viaggio era decisamente insolito perché toccava luoghi meno famosi in Occidente, ma molto noti e importanti per i devoti di Krisha. Il mio primo viaggio in India è stato, infatti, alla scoperta dei luoghi legati a Krishna e ai suoi passatempi. In primis Vrindavan (letteralmente “foresta di Tulasi”, il basilico sacro indiano), piccola cittadina dell’Uttar Pradesh a circa 150 km a sud di Delhi, e devo ringraziare una coppia di amici devoti se ho potuto vivere questa esperienza indimenticabile.

Vrindavan. Ashram Anand Dhan. Foto di Chiara Argentiero

Dopo una full immersion nel traffico folle di Delhi, intontite ancora dal lungo viaggio e da un impatto fortissimo con una realtà che avevamo solo lontanamente immaginato per molto tempo, io e le mie compagne di avventura siamo state accolte dalla piccola e brulicante Vrindavan e dalle sue dispettose scimmie! Impossibile non parlare di loro quando si parla di Vrindavan: le scimmiette che popolano questa città hanno un talento indiscusso come borseggiatrici. Chiunque le incontri ti consiglia vivamente di tenerle d’occhio. E non è una esagerazione. Ci vorrebbe un libro intero per raccontare gli episodi esilaranti tra noi e le furbette dispettose!

Successivamente a questa divertente accoglienza, siamo arrivate in quella che sarebbe stata la nostra dimora per una settimana: l’Ashram Anand Dham, un luogo stupendo nella sua estrema semplicità ed essenzialità. Se dovessi tornare a Vrindavan non potrei fare a meno di tornare in questo Ashram dove mi sono sentita davvero a casa. Le nostre giornate iniziavano molto presto, alle 4 la sveglia era già all’opera. Per me, amante del sonno, era cosa assai nuova. Ma la cosa di cui non mi sono affatto stupita è stata la mia capacità di adattarmi come sempre alle situazioni, e fin dal primo giorno non ho incontrato alcuna difficoltà a rispettare gli orari diversi.

Appena sveglie, ci recavamo al tempio per il “Mangala Arati”, il rituale di devozione e canti per le divinità: momenti dolcissimi condivisi con tutti i devoti che vivevano come noi nell’Ashram e con tutti gli studenti.

Madana Mohana Mandir a Vrindavan. Foto di Chiara Argentiero

Questi ultimi, ogni pomeriggio ci deliziavano anche con le loro voci mentre recitavano versi sacri o cantavano nel piccolo parco adiacente alle nostre
stanze. Dopo l’Arati ci spostavamo insieme al Maestro Krishna Kant Jha nel Goshala, la stalla dove vengono tenute con immensa cura le mucche, e qui si teneva il Go Puja, l’adorazione delle mucche.

Rituali che ho imparato a conoscere giorno per giorno e che mi lasciano ancora oggi una grande pace nel cuore.
Questo Amore per Krishna e Radha, la sua compagna eterna, si respira ovunque a Vrindavan. Il saluto più comune è non a caso “Radhe Radhe” che letteralmente è una invocazione: “O Radha!” La cosa particolare è che Radhe Radhe lo senti dappertutto, come fosse una musica di sottofondo perenne nelle radici di Vrindavan.

Sri Radha Ramana. Foto Chiara Argentiero

Questa cittadina di circa 56000 abitanti ha più di 1000 templi; praticamente un immenso luogo sacro! Sono tantissimi i templi che abbiamo visitato nel nostro Parikrama (pellegrinaggio) ed è impossibile citarli tutti, ma ce ne sono alcuni dove ciò che ho provato trascende le parole e la ragione: ad esempio allo “Sri Radha Damodara Mandir” , o allo “Sri Radha Ramana” o ancora allo “Sri Madana Mohana”.

Presso il Radha Ramana Mandir c’è una murti (rappresentazione della divinità) tanto incantevole come la storia legata ad essa. Si narra, infatti, che questa murti si sia letteralmente materializzata di fronte a Shrila Gopal Bhatt Goswami, un grande devoto e uno dei maggiori seguaci del Grande Maestro e Santo Shri Krishna Chaitanya Mahaprabhu.

Il tempio Radha Ramana è uno dei più antichi di Vrindavan e risale a circa il 1542 d.C. Entrare in questi Mandir a piedi nudi, cantare coi devoti,
prendere Prasada (il cibo che acquista sacralità dopo essere stato offerto a Krishna), pregare: azioni che ho ripetuto tante e tante volte quella settimana perché tantissimi sono stati i templi visitati, ma ogni volta era una nuova emozione e mi sentivo più immersa nella magia di Vrindavan.

Vrindavan. Sri Radha Ramana Mandir. Foto di Chiara Argentiero

Magia è un termine che mi viene in mente anche quando penso al fiume Yamuna, sulle cui rive sorgono varie città fra cui la mia amata Vrindavan. Attraverso i giri in barca sullo Yamuna, al tramonto, si può ammirare il
panorama gustando il suono dolcissimo dell’acqua e lasciando scivolare dalle proprie mani una candela accesa che va ad accarezzare il sacro fiume.
Quando si pensa alle città indiane, comunque, non si può non immaginare anche i mercati affollati e colorati, ricchi di profumi di spezie, vivaci e rumorosi.

E a Vrindavan certamente questo non manca.
Quante buste piene di acquisti fatti al Loi Bazar, quanti tentativi (per lo più riusciti) per contrattare sul prezzo, quante risate sui risciò, quanta gioia nel mettere in pratica la mia conoscenza della lingua Hindi! E quanta nostalgia adesso di quei luoghi e momenti!

Fiume Yamuna. Foto dell’autrice

Vrindavan ha rapito il mio cuore per la semplicità della sua gente, per la devozione, per l’allegria e i colori, per le maldestre scimmiette, perché ha fatto tornare la mia anima a casa.

Ci incontreremo di nuovo Vrindavan, ne sono certa, perché tra le tue viuzze e i tuoi templi ho lasciato il mio cuore.

Paola Andriulo è mediatrice linguistica e interculturale e docente di italiano L2. Innamorata delle lingue e culture orientali da sempre. 

Immagine in evidenza di Chiara Argentiero

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