Articolo in 2 minuti Le famose caste indiane sono principalmente quattro e a ognuna viene associato un colore.

Si parte dal bianco per la casta più alta, quella dei brahmani, per arrivare al nero di quella più bassa, quella dei sudra.

Al di fuori di questa classificazione esistono i fuori casta, anche chiamati intoccabili, dalit o paria.

Gli intoccabili sono il 24% della popolazione indiana e tradizionalmente devono sottostare a una serie di divieti e limitazioni.

La Costituzione indiana ripudia il concetto di intoccabilità, ma la discriminazione dei loro confronti è ancora molto forte.

Il quadro occupazionale legato alle caste vede oggi i brahmani in ruoli politici, giudiziari e burocratici, mentre gli intoccabili sono ancora tagliati fuori, con qualche eccezione, da incarichi lavorativi importanti.


Per approfondire – Il termine casta significa “puro”.

L’appartenenza a una casta è ereditaria e viene definita per nascita.

A ogni casta è associato un colore di riferimento (varna).

Secondo il Manu Smirti, il testo sacro attribuito al progenitore della stirpe umana Manu, le caste si sarebbero determinate dallo smembramento di Purusha, l’uomo primordiale, che diede origine al mondo manifesto.

Le caste principali sono essenzialmente quattro.

  1. I Brahmani sono l’emanazione della bocca di Purusha. A loro è affidato il potere della parola. Equivalgono generalmente alla  casta sacerdotale o che detiene il potere politico. Hanno diritto di dare, ricevere, sacrificare, studiare e trasmettere. Generalmente praticano il vegetarianesimo. Il loro varna, il colore di riferimento, è il bianco.
  2. Gli Ksatriya sono l’emanazione delle braccia di Purusha. Rappresentano la nobiltà guerriera e sono destinati alla protezione del popolo. Il loro varna di riferimento è il rosso.
  3. I Vaisya sono l’emanazione delle cosce di Purusha e corrispondono alla casta dei contadini e degli artigiani. Il loro varna è il giallo.
  4. I Sudra  sono l’emanazione dei piedi di Purusha. Sono addetti alle mansioni più umili e il loro compito è servire. Il loro varna è il nero.

Al di fuori di questa classificazione troviamo i fuori casta, gli avarna, detti anche dalit (oppresso), intoccabili o paria.

I fuori casta rappresentano circa il 24% della popolazione e comprendono le comunità tribali antiche (adivasi), gli omosessuali, gli eunuchi, gli zingari, gli handicappati, coloro che hanno alterazioni mentali o malattie infettive gravi.

Per approfondire sugli adivasi, leggi anche: Gli adivasi aborigeni dell’India

Vengono inoltre considerati paria anche tutti gli an-arya, nati fuori dall’India.

Gli intoccabili hanno una serie di divieti e preclusioni come quella di entrare nei templi, portare i sandali davanti a coloro che appartengono a una casta alta, bere nello stesso contenitore di un brahmano e così via.

In India ci sono circa 4mila caste e sottocaste.

Solitamente si identifica l’appartenenza partendo dal cognome paterno, ma non sempre.

I tratti distintivi dell’appartenenza a una casta sono: l’endogamia, l’ereditarietà della professionalità, la commensalità espressa in norme e tabù.

Nascere in una casta inferiore è considerata una punizione per le cattive azioni, e dunque per il cattivo karma, accumulato nelle vite precedenti.

Secondo questa visione, se i sudra si ribellano alla loro condizione rischiano di peggiorare il ciclo delle loro reincarnazioni: la loro condizione di svantaggio sociale potrebbe peggiorare nelle vite successive.

L’Articolo 17 della Costituzione Indiana del 1950 vieta il concetto di intoccabilità e tutto ciò che ne deriva.

Esiste un sistema di quote per favorire le caste più basse, che prevede che il 22,5% degli impieghi pubblici sia riservato agli appartenenti alle caste più basse.

Nel 2007 è stata fatta una proposta di legge per alzare la quota al 27%.

Anche se la legge indiana proibisce la discriminazione di casta, il sistema castale è ancora molto forte.

Per esempio, secondo l’India Human Development Survey, un’indagine a livello nazionale sulle condizioni economiche e sociali in India,  nel 2014 i matrimoni tra persone di caste diverse sono stati solo il 5% del totale.

Oggi, in India, un dalit subisce un sopruso da una casta superiore ogni quindici minuti: stupri, assassini, sevizie o totale mancanza di rispetto e sicurezza.

Nei villaggi questi episodi sono molto più comuni, ma anche le grandi città non ne sono esenti.

I membri del panchyat, il consiglio di villaggio, infliggono spesso punizioni disumane ai dalit che hanno trasgredito qualche norma di casta o hanno assunto atteggiamenti non adeguati.

I fuori casta sono in genere esclusi dalla vita sociale, anche se negli ultimi anni questa discriminazione si è attenuata.

Basti ricordare che il dalit K.R. Narayan è stato presidente dell’India dal 1997 al 2002, così come sono dalit molti politici e persone influenti.

Il quadro occupazionale legato alle caste oggi è un po’ cambiato.

I brahmani non sono più solo sacerdoti e intellettuali. Spesso ricoprono ruoli politici importanti o sono inseriti nel sistema giudiziario e burocratico amministrativo.

A detenere il potere economico sembrano invece essere i vaisya.

Le norme a favore dei dalit funzionano solo marginalmente. Si tratta spesso di persone che non hanno terra in proprietà (70%) o che non hanno accesso all’istruzione superiore (solo il 30% può permettersi studi universitari).

L’accesso a incarichi lavorativi importanti risulta quindi essere difficoltoso.

Gandhi pensava che il sistema delle caste garantisse ordine e armonia.

La casta non doveva però evidenziare un rapporto di gerarchia: Gandhi riteneva importante che ognuno avesse un suo ruolo predefinito nella società, ma senza che questo implicasse sottomissione.

Quello che aborriva era il concetto di intoccabilità.

È davvero impossibile eliminare la gerarchia dal concetto di casta?


Immagine tratta da campbellwhreligionmuseum.blogspot.it