Cosa significa essere una moglie a seguito? Quali difficoltà incontra una donna che si trasferisce in India solo per amore del marito?

Questo è un racconto sull’India diverso dai soliti. Un racconto senza peli sulla lingua in cui l’autrice si mette a nudo raccontando tutte le autentiche ostilità incontrate nell’adattarsi a una vita indiana.

Michela Zorzi, partita per Pune nel 2013, è appassionata di yoga, lavora come volontaria in un orfanotrofio, scrive in un blog in cui parla delle sue disavventure indiane, dello shock culturale e di come sopravvivere in questo Paese.

L’articolo originale è tratto dal suo blog: Sopravvivereinindia

 


 

In India la vita non vale molto, non sei un essere fondamentale, le persone non agiscono in base alle tue esigenze, in India ti devi adattare, ed è meglio se da subito capisci che tu fai parte di un qualcosa di enorme e ingovernabile, tu sei solo un piccolo puntino in uno spazio enorme, colmo di puntini.

Qui in India, noi “mogli a seguito”, siamo dei piccoli puntini colorati, che stonano nel paesaggio locale, portiamo qualcosa che a noi sembra essenziale e poco dopo ti accorgi che essenziale non è.

Le persone pensano che sia facile cambiare punto di vista, adattarsi a nuove culture, in realtà è più facile fingere, o non adattarsi affatto e vivere in un mondo a parte, un mondo che in realtà non esiste, e così fanno molti espatriati in altre parti del mondo.

L’India però non permette questo lusso, l’India ti spinge, e ti obbliga talvolta, a mescolarti con l’ambiente ripetendoti ogni volta che non sei come vorrebbe che tu fossi, così ti arrabbi e lotti, provando a dimostrare che non sei tu la persona sbagliata ma è tutto il resto dell’ambiente a esserlo.

L’India ti guarda e ride della tua sicurezza, e con forza ti spinge ad altre situazioni, ad altri scenari, si mostra nei suoi diversi lati e tu non sai più cosa fare, perdi l’orientamento.

Odio i libri considerati “spirituali”, quelli che ti dicono come fare per ritrovare la tua strada, perché iniziano sempre con il consiglio di perdersi per poi ritrovarti diverso, e raccontano questo perdersi (magari proprio in India) come un passaggio bello e illuminante. Per molte “mogli a seguito” perdersi in India è facile, quello che è difficile è ritrovarsi.

Io mi sono persa in un paese in cui le persone che contano vogliono essere in tutto e per tutto occidentali. Vogliono vestirsi, parlare e addirittura essere bianchi come gli occidentali, ma allo stesso tempo disprezzano l’occidente e il suo essere così libero, penso per esempio, al tabù del sesso.

Questa schizofrenia, questo voler essere come noi ma anche diversi da noi mi arriva ogni giorno, io lo sento, lo percepisco nei loro sguardi, nelle parole, nell’incredulità che una nera possa aver sposato un bianco.

Mi sono persa nella loro lotta per voler salvare ogni animale e allo stesso tempo per il loro disinteresse per la vita di certi animali. Mi perdevo nei semafori in cui sempre le stesse persone mi tiravano il braccio chiedendomi soldi, e non riuscivo più a ricomporre i pezzi di un mondo che mi sembrava troppo brutto e troppo insensibile per essere vero, avevo paura, la paura di non riuscire mai più a coincidere con le cose.

L’India ti guarda e ride, perché questi sono pensieri da occidentali, sono i pensieri di chi non sa e io sentivo anche questo, sentivo che questo paese aveva delle risposte che mi teneva nascoste, però più cercavo e più mi perdevo. Avevo perso il controllo delle cose.

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A un certo punto capisci che dimenarsi è stupido, perché è solo quando senza forze ti fermi che accade qualcosa, che non è mistico o sovrannaturale, è semplicemente naturale, ti calmi. Lo fai perché non hai altra possibilità, o l’altra possibilità esiste ed è andarsene.

Ma chi resta in India per più di qualche mese sa che l’India tornerà in qualche forma, o parola, quindi scappare da lei non funziona. Ti calmi dicevo, e nel momento esatto in cui ti calmi, ti accorgi che qua succedono cose che altrove non esistono e le osservi, dall’esterno.

Ormai è certa la consapevolezza che tu sei solo un piccolo puntino in uno spazio enorme, e sei, oltretutto, un piccolo puntino colorato che vale poco, pochissimo. La vita qua non ha lo stesso valore che ha da noi, in Italia. Tu qua non sei niente, sei un piccolo essere umano che occupa un piccolo spazio che forse domani verrà rimpiazzato da qualcuno o qualcosa d’altro.

Questo pensiero non rattrista l’India, che invece resta indifferente e osserva questa ruota continua di persone che vanno e vengono.

Ecco, adesso stai iniziando a capire veramente che tu vali solo per te stesso in questo spazio enorme e non ci sarà niente e nessuno che renderà più facile il ritrovamento della tua strada, la soluzione più semplice è calmarsi.

Migliorare me stessa attraverso un atteggiamento positivo mi ha aiutato a ritrovare il centro delle cose in un paese dove un centro sembra non esserci. Provare a capire, che non vuol dire accettare tutto senza remore, mi ha aiutato a ritrovare quella strada che ormai sembrava persa.

Andare da bambini che non hanno niente e portare il tuo tutto, giorno dopo giorno riporta al centro, fa sentire che sei un piccolo pallino colorato, che nel grande marasma chiamato India non contribuisce in maniera eclatante, ma contribuisce nel suo piccolo.

Le piante in India crescono sui muri, sulle rocce, qua tutto è possibile.

L’India ti fa capire che tutti i nostri problemi, quali il sentirsi al centro delle cose o del mondo, in realtà non sono problemi.

Noi siamo piccoli rispetto al mondo, ma questo non ti deve spingere a rinchiuderti nel tuo guscio, perché come ho già detto, l’India ti ritrova e ti stuzzica, ti tortura e ti costringe a uscire e affrontare il fatto che ci sono infiniti centri, infinite possibilità ed infinite verità.

E tu non riuscirai mai ad afferrarle tutte o a capirle tutte, puoi solo rendere la tua presenza meravigliosa per te e per gli altri, attraverso la tua bellezza farai emergere altre bellezze e da qui riuscirai a stare bene.

Capire l’India?

Non sono così presuntuosa, posso solo lasciare che lei mi spii, accettare la sua presenza e le sue prove costanti, posso farle capire che anche dalla mia roccia possono nascere dei fiori. Da quando l’ha capito viviamo meglio.


Immagine dell’autrice.