Il governo indiano ha regolamentato il lavoro minorile per i bambini al di sotto dei 14 anni. A condizione che questo avvenga in aziende a conduzione familiare e al di fuori degli orari scolastici. Questa riforma sta scatenando dibattiti sul tema istruzione, diritti dei bambini e discriminazione femminile.

 


 

India, 14 maggio 2015 – La legge che proibisce il lavoro minorile in India è stata modificata. Ora i bambini al di sotto dei 14 anni potranno lavorare nelle imprese a conduzione familiare, a condizione che ciò avvenga al di fuori dall’orario scolastico.

La tematica del lavoro minorile e della schiavitù è un tema molto delicato in India, un Paese dove la manodopera e la miseria sono abbondanti e le leggi a protezione dei lavoratori e dei bambini ancora languono (L’India è infatti il primo Paese al mondo per numero totale di schiavi, per saperne di piùNuovi dati sulla schiavitù).

La riforma del lavoro minorile rientra in un progetto più ampio varato dal governo dell’attuale Primo Ministro Narendra Modi volto a regolarizzare il mercato del lavoro.

Con questa riforma la legge si adegua ad una pratica esistente tentando perlomeno di inquadrarla e limitarne i danni.

La riforma prevede severe punizioni per i trasgressori: dai sei mesi ai due anni di carcere, oppure multe dalle 20mila alle 50mila rupie indiane (da 300 a 700 euro circa) alla prima infrazione. Un periodo più lungo di incarcerazione è previsto alla seconda infrazione. Nel caso in cui i trasgressori siano i genitori stessi, la legge è più clemente, riducendosi ad una multa di 10mila rupie (140 euro circa) solo alla seconda infrazione.

La riforma rimane tuttavia ambigua in diversi punti.

Per prima cosa, resta vaga sul tipo di impresa che rientra nella categoria ‘a conduzione familiare’.

Inoltre, si teme che senza disposizioni specifiche a tutela delle bambine, esse saranno coloro che soffriranno maggiormente. Le bambine infatti sono già vittime di un sistema altamente iniquo nei loro confronti. Per esempio nel 2014 il tasso d’analfabetismo maschile era del 18%, mentre quello femminile del 36%, e le bambine che abbandonavano la scuola era doppio rispetto a quello dei loro compagni (statistiche da The Post Internazionale).

Nonostante le statistiche degli ultimi anni abbiano mostrato una netta diminuzione dello sfruttamento minorile e l’istruzione sia stata resa obbligatoria e gratuita per i bambini tra i 6 e i 14 anni, ora si teme una retromarcia.

“Le scuole rimarranno vuote e i bambini più poveri torneranno a lavorare in capannoni e fabbriche improvvisate che porteranno tutte il nomignolo di imprese a conduzione familiare”, teme Shamshad Khan, direttore del Centre for Rural Education and Development Action.

Questa situazione mostra ancora la situazione del tutto peculiare dell’India: un Paese in bilico pratiche tipiche di Paesi del terzo mondo e tentativi di avvicinarsi a modo suo al cosiddetto mondo sviluppato.

 


Immagina tratta da http://www.walkfreefoundation.org/

Fonte utilizzata: “Far lavorare i bambini in India” da http://www.thepostinternazionale.it/

Ha partecipato alla scrittura dell’articolo anche Francesco Santini