Una visita deliziosa, un importante tempio induista, per fuggire un giorno dalla grande Mumbai.

L’autrice dell’articolo è Alessandra Loffredo, fondatrice del portale online Guida India, inesauribile fonte di curiosità e informazioni su storia, arte, architettura, letteratura, musica, cinema e grandi personalità legate all’India.

Articolo originale tratto da Guida India e disponibile a questo indirizzo.


La verdissima isola di Elephanta sorge dal mare, a pochi chilometri da Mumbai, come una gigantesca balena.

L’isola si chiamava Gharapuri, ma i Portoghesi nel 1535, al momento della conquista della baia di Mumbai che apparteneva al Sultano del Gujarat, vi rinvenirono grandi elefanti scolpiti, e così la ribattezzarono. Vi stanziarono un battaglione e utilizzarono la principale grotta come poligono di tiro.

Dopo aver salito le scale – esiste per i meno atletici un trenino o il servizio di portantina a carico dei dhooliwallah – accompagnati da scimmie piuttosto sfacciate, troverete il tempio rupestre dedicato a Shiva (VII secolo), ricavato in un blocco di basalto sporgente da un alto promontorio.

Si crede che a costruirlo siano stati i signori appartenenti alla dinastia Rashtrakuta, che dominava il Deccan, ma è probabile che si trattasse in origine di un sito Buddhista.

Oltre l’entrata centrale a Nord vi troverete una semplice sala buia; i capitelli delle colonne alte dai 5 ai 6 m, sono simili a cuscini.

Un’enorme spettacolare figura di 6 metri di Shiva Mahesvara, Signore dell’Universo, scolpita nella pietra al centro della parete di fondo, domina sulle diverse opere, veri capolavori, che illustrano gli aspetti del dio.

Di poco affiorante dalla roccia, presenta in modo suggestivo la dualità maschile-femminile, marito-moglie; qui Shiva ha cinque volti, poiché l’usuale  raffigurazione tricefala presenta in aggiunta un volto che guarda verso la roccia e un altro sulla testa centrale.

I pannelli laterali raffigurano, a sinistra, uno Shiva Ardhanarisvara, che incarna cioè la completezza e l’armonia degli opposti e, a destra, Shiva che favorisce la discesa del Gange.

Continuate a destra, oltre al santuario del lingam con le sue 4 enormi figure tutelari, o Dvarpalas, che ne proteggono le 4 entrate, e potrete ammirare la scena del matrimonio fra Shiva e Parvati, quindi Shiva Bhairava che trafigge il demone Andhaka.

Oltre la corte, vedrete Shiva come Yogi e come Nataraja, signore della danza. Poco oltre vi sono altre due figure simili a fianco dell’ingresso, poi due scene con Shiva e Parvati sul Monte Kailash che giocano a dadi, o chaupar.

I ferries partono dalla Porta dell’India, Gateway of India, di Mumbai regolarmente dalle 9 fino alle 14.30; la traversata dura circa un’ora e mezza.

Evitate le folle del fine settimana per la visita. Meglio chiedere a che ora parte l’ultimo battello per il ritorno e, se il mare è agitato, lasciar perdere. Durante il monsone (da giugno a settembre) il servizio è offerto solo da piccole imbarcazioni private.

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