Articolo in 2 minuti – Partiamo oggi per la terra degli Hoysala, una famiglia che riuscì ad istituire un vero e proprio impero nello stato del Karnataka, destinato ad una vita grandiosa e fiorente.

Le opere degli Hoysala, in particolare i templi di Chennakeshava a Belur e di Hoysaleshvara a Halebid, sono esempi di grande pregio e sono stati proposti per essere inseriti nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’Unesco. 

Scopriamo insieme le motivazioni che hanno fatto guadagnare loro il riconoscimento come opere di eccezionale valore universale.

 


 

Per approfondire – Ci troviamo in Karnataka, nella terra della lingua kannada, settimo stato dell’India per estensione, ottavo per popolazione e luogo di confine tra il centro e l’estremo sud del paese.

Vi ricordate dunque dei Primi Chalukya Occidentali, autori delle meraviglie di Badami, Aihole e Pattadakal? Venivano così chiamati per distinguerli da altre branche della stessa dinastia che si successero nel tempo, quali i Chalukya Orientali e i Tardi Chalukya Occidentali.

Fu proprio da questi ultimi, detti anche Chalukya di Kalyani, che si originò il regno indipendente degli Hoysala, loro subordinati fino al 1187, anno in cui il sovrano Veera Ballala II realizzò l’ambizione d’indipendenza che fu già di suo nonno.

Un’indipendenza a lungo cercata, che vide una famiglia inizialmente di modeste origini, raggiungere dapprima lo status di regno, per poi gradualmente istituire un vero e proprio impero nello stato del Karnataka, destinato ad una vita grandiosa e fiorente, che lascerà un’impronta indelebile nella storia di quel particolare stile architettonico templare chiamato vesara, cioè “ibrido”.

Fra gli esemplari di maggior pregio che vengono catalogati come vesara si annoverano appunto alcuni complessi templari costruiti sotto la dinastia degli Hoysala, tra cui il Tempio di Chennakeshava, a Belur, e il tempio di Hoysaleshvara, ad Halebid.

Ancora oggi attivo, il tempio di Belur, dedicato a una delle 24 forme di Vishnu, venne costruito nel 1117 dal re Vishnuvardhana allo scopo di celebrare la sua vittoria contro i Chola di Thanjavur a Talakad.

Costruito su una piattaforma elevata a forma di stella, come è tipico dei migliori esempi di epoca Hoysala, il tempio di Chennakeshava è costituito da un’unica cella, preceduta da un vasto padiglione colonnato che, aperto in origine, fu in seguito chiuso con l’utilizzo di affascinanti grate traforate.



E sono proprio le colonne, che troviamo riprodotte anche all’esterno, l’elemento peculiare che caratterizza l’architettura Hoysala: ottenute al tornio, sembra che siano composte di tanti dischi impilati uno sopra l’altro.

Famose e pregiatissime sono le figure femminili, dette madanika, shalabhanjika o apsara, che formano come delle mensole fra le colonne e il tetto del padiglione, leggermente inclinate perché siano ben visibili anche dal piano della circumambulazione rituale. Tra tutte, la più rinomata è forse quella di Darpana Sundari, “la bella con lo specchio”.


 


L’altro grande monumento dello stile ornato degli Hoysala è il Tempio di Hoysaleshvara ad Halebid, a soli 16 kilometri da Belur. Un tempo chiamata Dorasamudra, la città – che fu capitale del regno sotto il governo di Veera Ballala II – venne rinominata Hale-bidu (“città morta”) in seguito al suo saccheggio e alla sua distruzione avvenuta nel 1311 per mano del Sultanato di Delhi.

Il tempio, consacrato al culto di Shiva, venne costruito all’incirca fra i 1121 e il 1160. Sulle pareti esterne l’arte Hoysala raggiunge il massimo splendore: forme fluide realizzate con straordinaria meticolosità, danno vita ad un insieme di esuberante armonia, il tutto volto ad una costante divulgazione della fede induista.



Entrambi i complessi appena descritti sono stati proposti per essere inseriti nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’Unesco, in quanto considerati di eccezionale valore universale. Tre sono le motivazioni legate alla domanda, ognuna delle quali rispondente ad uno dei dieci criteri previsti nelle Linee Guida per l’Attuazione della Convenzione del 1972:

– Criterio(ii): i complessi degli Hoysala mostrano un importante interscambio di valori umani.

In una regione dove spesso vishnuiti e shivaiti si trovavavno in conflitto ideologico, i complessi degli Hoysala infatti, creavano un ponte di comunicazione, riconoscendo e rispettando entrambe le fedi. In secondo luogo, lo stile ibrido dei templi Hoysala è testimone di un sincretismo non solo religioso ma anche architettonico.

-Criterio(iii): i complessi degli Hoysala costituiscono una testimonianza eccezionale delle straordinarie realizzazioni artistiche, dell’abilità architettonica e del contributo culturale apportato da una civiltà ormai scomparsa.

La piattaforma a pianta stellata, le colonne tornite, gli intagli squisiti e l’attenzione riposta nello scolpire i minuziosi dettagli ornamentali, hanno fatto guadagnare loro il riconoscimento come eccezionali capolavori di arte.

-Criterio(vi): i complessi degli Hoysala possono essere associati a tradizioni e opere che ancora sopravvivono nel tempo.

Il culto all’interno dei templi è sempre rimasto attivo: la lingua e la letteratura kannada si svilupparono proprio in questo periodo così come la danza Bharatanatyam, che veniva rappresentata nei padiglioni adiacenti al tempio principale. Tutte tradizioni che sopravvivono ancora nei giorni nostri.

Stiamo dunque a vedere: i complessi templari degli Hoysala potrebbero diventare la trentatreesima proprietà indiana iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco.

Se volete saperne di più, date un’occhiata al mio blog: I sentieri del mondo

 


Foto dell’autrice

Articolo tratta dal blog http://www.isentieridelmondo.com/