“L’India non è una promessa, è solo un richiamo”.

(Edward Morgan Forster, Passaggio in India)

Si dice che l’India sia un viaggio soprattutto interiore, alla ricerca di se stessi.

La mia permanenza in India è legata soprattutto a motivi di lavoro, non avendo la possibilità di viaggiare per periodi prolungati, ma l’India ha aperto un nuovo orizzonte dentro me stessa, insegnandomi la pazienza, il rispetto, la flessibilità mentale e l’ascolto.

 


 

Sono in India da più di un anno, ho vissuto in due città, viaggiato in più di cinque stati indiani, dormito in bus, in una casa galleggiante, sulle cime dell’Himalaya, in riva al Mare Arabico, in una casa di legno in mezzo alla giungla, in casa di amici indiani.

Ho viaggiato in moto, su strade che, vi posso assicurare, sono tutto fuorché sicure.

Ma anche in auto, treno, bus di notte e di giorno.

Ho viaggiato per due giorni consecutivi per coprire una distanza di 350 chilometri, circondata dalle vette più alte del pianeta, rimbalzando ritmicamente alle oscillazioni ad ogni tornante a più di 5000 metri sul livello del mare, consapevole però, che tutto andava bene.

Ho partecipato ad un safari nella giungla all’alba, volato con il parapendio, partecipato al Kumbh Mela, ballato alle feste di Goa fino al mattino, praticato yoga, indossato un sari, visitato il tempio dei topi (sì e a piedi nudi) e un villaggio ai confini con il Pakistan che dispone di elettricità solo quattro ore al giorno (forse il giusto necessario?).

Ho bevuto chai (il tè indiano), il succo del cocco direttamente dalla noce, provato infinite varietà di cibo, iniziato a mangiare spezie di cui solo un anno prima non conoscevo neppure l’esistenza, e poi, ancora, manghi, guava e piatti tibetani.

Ho vissuto in una famiglia indiana per diversi mesi, in una stanza essenziale, con la tipica “doccia” indiana: il secchio.

Un percorso intenso, giorno per giorno, che a posteriori si rivela come crescita e maturazione interiore.

L’India mi ha insegnato la pazienza nella quotidianità: nel capire gli altri perché ciascuno ha una sua storia alle spalle, che molto spesso non traspare ma che modella comportamenti e modi di fare.

Pazienza nel saper aspettare, perché la risposta alle nostre domande non è sempre immediata, anzi, il più delle volte non c’è neanche una risposta.

Pazienza nell’affrontare momenti difficili, quando pensi di non potercela fare, ma in cuor tuo sai che è solo un periodo buio e passerà.

Ed è così: si tratta solo di aver la pazienza di lasciar trascorrere le giornate difficili e conoscere un altro aspetto di sé, quello sottotono, che la forza di volontà può trasformare in uno scudo resistente.

L’India mi ha insegnato a essere flessibile con gli altri, che siano di etnia, colore o religione diversa, ma soprattutto con chi ha le mie stesse origini.

Mi ha insegnato a capire che ognuno ha tempi e modalità diverse per metabolizzare avvenimenti e cambiamenti.

Che opinioni e punti di vista non devono necessariamente essere condivisi.

Ancora, mi ha insegnato a essere flessibile con me stessa e capire i miei bisogni.

Mi ha insegnato a valutare che anche il tempo per riposare è prezioso, che non si deve essere sempre in vena, che è essenziale anche saper ritagliare degli spazi di tempo per se stessi.

Mi ha insegnato a capire che ogni incontro ha un suo perché, in quel momento.

Mi ha insegnato ad accettare il fatto che non tutte le persone sono destinate a restare nel nostro cammino. E se qualcuno si allontana è perché, per ragioni karmiche, non era previsto restasse più a lungo.

Mi ha insegnato ad ascoltare, non importa la lingua: hindi, marathi, o un’altra delle numerose lingue indiane. Una canzone bollywoodiana, un canto votivo o una preghiera a Ganesha, una delle principali divinità hindu.

Mi ha insegnato ad ascoltare perché c’è spesso una storia vera, di vita, di violenza, di disperazione o di speranza.

Mi ha insegnato a essere sicura di me stessa e delle mie capacità. Mi ha insegnato a sapere sin dove posso spingermi e come affidarmi al mio istinto senza rimorso. Mi ha insegnato che in realtà sono più tenace di quanto pensassi.

L’India mi ha insegnato che ogni cosa arriva al momento più opportuno.

L’India è così. È lei a sceglierti, quando meno te lo aspetti; a chiamarti, un pomeriggio, per caso, e invitarti a un incontro al buio.

 

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