Articolo in 2 minuti ‘Tutto il mondo è paese’ anche, a quanto pare, quando si parla di strategie politiche. 

Sfruttare stereotipi di una nazione, o di un partito, spingere su figure e ideologie diffuse e servirsi di metafore così reali da mobilitare il proprio pubblico, tutto questo succede anche in India.

Anche l’attuale PM (Primo Ministro) indiano, Narendra Modi, pur avendo parecchi scheletri nell’armadio, è riuscito a guadagnare moltissimi consensi e a catalizzare l’attenzione del popolo indiano ricorrendo a delle strategie che in molti definirebbero populiste.

 


 

Per approfondire – Nel lontano febbraio 2002, a Godhra, in Gujarat, India dell’Ovest, un treno prendeva fuoco. A morire, erano 58 Hindu di ritorno da un pellegrinaggio ad Ayodhya, la città di Ram. I musulmani vennero sospettati di essere colpevoli.

Così hanno inizio tre giorni di violenze, conosciuti come ‘Gujarat pogrom’ (devastazione) da una parte i musulmani, dall’altra gli induisti. Un totale di più di mille persone perde la vita. La maggior parte di queste sono musulmane.

Sui giornali si legge che il Ministro dello stato del Gujarat non fece quasi nulla per bloccare queste violenze e che anzi, per certi versi, pare averle fomentate.

Ma chi era, all’epoca, il Primo Ministro del Gujarat? Uno dei leader del BJP (Bharatiya Janata Party, Partito del Popolo Indiano, di destra), che dopo 12 anni di governo nello stato sopra nominato (2002 – 2014), raggiunge l’apice della sua carriera dopo la fine del suo mandato grazie alle elezioni pan-indiane.

Di chi stiamo parlando? Di Narendra Modi ovviamente!

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Semplicemente googlando il nome dell’attuale Primo Ministro si potrà accedere a una valanga di notizie, siti, immagini relativi al personaggio e, in particolare, alla sua recente campagna elettorale.

Non è difficile notare come le informazioni del suo passato che avrebbero potuto nuocere alla sua immagine siano in qualche modo state rimosse o messe in secondo piano dagli abilissimi PR del personaggio: il fatto che sia stato sposato, ma che abbia deciso di lasciare la moglie – e anche la famiglia – per fare carriera, l’episodio in Gujarat…

La strategia elettorale usata per illuminare questa figura: ha giocato sugli opposti, sugli stereotipi, sull’essere hindu, sul locale e sul globale.

Basti dire che da hindu ortodosso, si è fatto apprezzare e votare da una grande quantità di musulmani, cosa alquanto inaspettata.

Come ci è riuscito?

Gli elementi di cui si è servito, soprattutto durante i suoi discorsi pubblici, tenuti molto spesso in hindi, tra il settembre 2013 e l’aprile 2014, sono variegati e ricorrenti: ecco i più usati.

Un accento fondamentale è posto sulla relazione tra India, indiani e il concetto di grande famiglia, chiaramente centrale nella società indiana.

L’India, infatti, è da un lato una madre, richiamo tradizionale alla Bharat Mata (Madre India, appunto), dall’altro una figlia da difendere e di cui prendersi cura. Modi espliciterà sempre i suoi doveri verso l’India: egli dovrà tenere conto dei suoi bisogni, proprio come si fa con una moglie, e farla crescere al meglio, come si fa invece con una figlia.

In secondo luogo, egli si pone nei confronti di Bharat Mata anche come servitore e nei confronti della popolazione indiana come fratello.

Per quanto riguarda ‘il nemico’, il Congress Party, esso viene sempre metaforicamente descritto, tramite potenti e funzionali metafore, come una malattia, un virus da estirpare.

Il Congress è stato il partito maggiormente al governo dal 1947, ovvero dall’anno dell’indipendenza dell’India dal Raj britannico, per questo viene anche descritto come un vecchio senza più forze, capacità, potenzialità, che va dunque messo da parte se si vuole che la giovane India possa sbocciare.

Il tutto sempre declamato in lingue differenti a seconda dell’occasione: hindi, maharati, gujarati. Infatti, Modi si è sempre sforzato di parlare, o per lo meno salutare, nella lingua locale dello stato in cui il discorso era tenuto, elemento che ha reso maggiore la sua popolarità e fomentato l’idea di fratellanza tra gente comune e governo.

L’hindutva (l’essere hindu) di Modi è un’hindutva nuova, progressista, che guarda al futuro e che comprende la pluralità di esistenze indiane.

Il popolo è rimasto estasiato, per vari aspetti, da questo personaggio: molte donne lo ritengono affascinante, perennemente vestito con abiti hindu e costantemente legato alla tradizione e alla cultura indiana. Gli uomini lo ritengono capace di sostenere e guidare il paese per portarlo a una grande crescita.

Insomma, si può dire che Modi e la sua troupe abbiano puntato su elementi di conto in un’India moderna ma innegabilmente legata al suo passato, tanto da rendere lo stesso Modi quasi una divinità in terra, sicuramente già un grande eroe che probabilmente permetterà la rinascita delle potenza indiana.

 


Immagine tratta da appszoom.com