Tessuti di seta, legno di sandalo, incenso, essenze, frutta, ghirlande di fiori sono solo alcuni dei prodotti che vengono commerciati ovunque per le strade di Mysore, una popolosa città dello Stato indiano del Karnakata.

Se c’è una città dell’India che riassume in sé perfettamente l’idea di “mercato”, questa è infatti proprio Mysore.

Assolutamente niente di turistico: a Mysore sono infatti gli indiani stessi i protagonisti di quello scambio frenetico che concede alla città  solo poche ore di sonno, puntualmente tutti i giorni dell’anno.

Ecco 6 cose da vedere in questa dinamica città e nei suoi dintorni: non solo mercati, ma anche templi, isole, palazzi e chiese.

Articolo tratto dal blog dell’autrice I Sentieri del Mondo e disponibile a questo indirizzo.

 

1 – Devaraja Market

Devaraja Market

Imperdibile è l’appuntamento con il Devaraja Market, esempio perfetto di un mercato tradizionale indiano, carico di colori sgargianti, profumi inebrianti, chiasso e confusione.

Percorretelo da cima a fondo senza tralasciare le vie adiacenti, assaporatene la bellezza, la vivacità e con questo lasciatevi trasportare indietro nella storia, quando Mahishūru era ancora un piccolo villaggio.

 

2 – L’isola di Srirangapatna

Ranganathaswami

Situata a soli 15 chilometri da Mysore, Srirangapatna è completamente circondata dalle acque del fiume Kaveri che proprio in questo punto dà origine alla sua prima isola (Adi Ranga).

Leggi anche: Viaggio tra isole e cascate del fiume Kaveri

Per arrivare a Srirangapatna, dal Devaraja Market spostatevi al City Bus Stand (fermata degli autobus locali) e salite sull’autobus 313 il quale, in circa mezz’ora e al costo di 30 rupie, vi porterà esattaemente all’ingresso del tempio che dà nome all’isola stessa.

Si tratta del Ranganathaswami Temple, dedicato a Vishnu che dorme sulle spire del serpente cosmico.

Il tempio venne fondato nel corso del IX secolo dalla dinastia dei Ganga Occidentali.

Ampliato al tempo della dinastia degli Hoysala e successivamente sotto il governo Vijayanagara, si tratta di uno dei cosiddetti Pancharanga Kshetrams, luoghi di pellegrinaggio dedicati a tale manifestazione della divinità.

Racconta la storia che Vishnu venisse venerato anche dal controverso Tipu Sultan, meglio conosciuto come la Tigre di Mysore.

Tipu Sultan ricoprì il ruolo di Sultano della città dal 1782 al 1799 e fece costruire proprio sull’isola il Daria Daulat Bagh, la sua residenza estiva.

Semplice ma ricco di decorazioni e dipinti che ne ricoprono tutte le pareti interne, il palazzo, al ridicolo costo di 100 rupie, merita indubbiamente una visita.

Nei suoi pressi potrete poi anche ammirare il cosiddetto Gumbaz, un mausoleo costruito in memoria del padre Hyder Ali ma destinato a ospitare anche le sue spoglie mortali.

 

3 – Il tempio di Chamundeshvari

Il tempio di Chamundeshvari

Ritornando ai templi, c’è un altro luogo di pellegrinaggio della fede hindu che potrete visitare partendo da Mysore: il Tempio Chamundeshvari, arroccato sulla cima della Chamundi Hill.

La dea Chamunda, venerata per secoli dai regnanti di Mysore, fu colei che, secondo il mito, uccise il demone Mahishasura, rendendo alla città l’antico nome di Mahishūru.

Chamunda, aspetto terrifico della Madre Divina, della Dea con la “d” maiuscola, conosciuta anche come Durga, deve il suo nome ai demoni Chanda e Munda che trovarono sconfitta di fronte alla sua ira.

 

4 – Il tempio di Chennakeshava

Somnathpur

L’elenco delle meraviglie collegate alla fede induista non si esaurisce qui: esiste anche un santuario che, seppur non più attivo, costituisce uno dei massimi capolavori dell’India, commissionato dalla dinastia degli Hoysala.

Risalente al XIII secolo, il tempio di Chennakeshava a Somnathpur è certamente il meglio conservato, il più raffinato e completo esempio di architettura a pianta stellata, dotato di tre celle e abbellito da splendide sculture in pietra.

Somnathpur si trova a 35 chilometri da Mysore e potrete raggiungerlo facilmente dal Main Bus Stand (stazione degli autobus a lunga percorrenza) salendo su qualunque pullman diretto a Bannur e lì cambiare mezzo per percorrere gli ultimi chilometri di meravigliosa campagna indiana.

 

5 – Il Palazzo Reale (Amba Vilas Palace)

Mysore Palace

Tornati dunque a Mysore, se è domenica e sono circa le 19:00, non perdetevi assolutamente lo spettacolo più pacchiano ma al tempo stesso incantevole che la città vi possa offrire.

Recatevi al Palazzo Reale (anche conosciuto come Amba Vilas Palace) e aspettate che si accendano le luci.

Il palazzo costituisce ancora oggi la residenza ufficiale della famiglia Wodeyar che governò il Regno di Mysore dal 1399 al 1947 (anno dell’indipendenza).

Elementi architettonici indo-saraceni, islamici, rajput e talora gotici ne decorano sia le facciate esterne che gli ampi locali interni, rendendogli la fama di essere uno tra i palazzi più belli di tutta l’India.

 

6 – I luoghi del buddhismo, del giainismo e del cristianesimo

Shravanabelagola

Lo scambio a Mysore non riguarda soltanto le merci: la città rappresenta un luogo di incontro e convivenza tra le maggiori religioni dell’India, a dimostrare l’immensa tolleranza che regna sovrana in questo paese.

A circa 80 chilometri da Mysore sorgono  alcuni insediamenti di rifugiati tibetani a cui lo stato del Karnataka ha concesso la possibilità di trasferirsi in seguito all’esilio del 1959.

Nel villaggio di Bylakuppe potrete visitare il più grande centro di insegnamento di Buddhismo tibetano Nyingma al mondo.

Per quanto riguarda la fede giainista, sempre a una distanza di circa 80 chilometri da Mysore, a Shravanabelagola, si trova uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti per la tradizione monastica Digambara.

Sulla cima della collina granitica Vindyagiri, si incontra l’imponente statua di Gommateshvara Bahubali, secondo la tradizione, figlio del primo grande santo giaina (Tirthankara).

Tornati di nuovo a Mysore non rimane dunque altro che visitare la Chiesa di Santa Philomena, costruita nel 1936 nello stile neogotico che prese ispirazione da quello della cattedrale di Colonia, in Germania.


Immagini tratte dal blog dell’autrice.