Articolo in 2 minuti – Una delle iconografie indiane più famose è quella di Shiva Nataraja, il re della danza.

La scultura rappresenta il dio Shiva intento nella sua danza e, oltre ad essere ammirata per le proporzioni e la qualità scultorea, ha anche un importante significato simbolico.

La mitologia racconta dell’incontro di Shiva con un gruppo di saggi dediti alla meditazione con lo scopo di ottenere poteri pericolosi. 

Shiva tenta di dissuaderli, ma i saggi si scagliano contro di lui e alcuni dei dettagli della scultura si riferiscono a questo momento: il serpente che porta al collo Shiva è quello che i saggi gli lanciano contro, così come la pelle di tigre sui fianchi appartiene all’animale che i saggi gli scagliano contro. 

Alla fine, Shiva esegue la sua danza in segno di vittoria.

Altri dettagli dell’iconografia rimandano ad altri simboli, come per esempio la dea Ganga e la falce di luna.

La scultura descrive anche le cinque attività del dio: la creazione, la conservazione, la distruzione, l’acquietamento delle anime, il dono della liberazione.


Per approfondire – Allʼinterno di un cerchio di fiammelle, la gamba sinistra sollevata, il piede destro poggiato sulla schiena di un nano, si erge Shiva Nataraja, il re della danza.

Avvolto sui fianchi da una pelle di tigre, sulle braccia e al collo da serpenti, sul suo capo riposa la dea Ganga, affiancata da una falce di luna. Due tra le sue quattro braccia reggono il fuoco e il damaru, il tamburello. Le altre indicano lʼuna il piede sinistro, lʼaltra esegue lo abhaya mudra, il gesto della protezione.

Così si presenta agli occhi il bronzo di epoca Chola (950-1000 d. C.) rappresentante il dio, di certo una delle iconografie indiane più famose al mondo.

Lo scultore Auguste Rodin ebbe la possibilità di ammirarlo e ne apprezzò la qualità scultorea e le proporzioni, identificandolo come uno dei momenti più alti dellʼarte orientale. Lʼarte indiana ha però la caratteristica di non essere mimetica o imitativa, ma di recare al suo interno significati più profondi.

Cosa si cela, dunque, nellʼimmagine di Nataraja?

Innanzitutto, una leggenda, dalle svariate versioni. La più conosciuta vede un gruppo di saggi in ritiro nella foresta di Taragam praticare incessantemente la meditazione, al fine di ottenere pericolosi poteri.

Shiva, accompagnato dal dio Vishnu nei panni di una splendida donna, seguito dal serpente Adishesha, si recò tra loro per diffidarli dal proseguire tale ricerca. I saggi, incolleriti, tentarono di annientarlo creando, tra i fuochi sacrificali, una tigre che si scagliò contro il dio.

Shiva, sorridendo con gentilezza, usando lʼunghia del mignolo, la scuoiò e ne indossò la pelle. I saggi fecero allora sorgere dal fuoco un mostruoso serpente, che il dio catturò e indossò attorno al collo, a moʼ di ghirlanda.

Lʼultimo attacco arrivò da un nano, Muyalakan (o Apasmara, in sanscrito) che Shiva schiacciò con la punta del proprio piede destro. Shiva danzò quindi in segno di vittoria.

Adishesha chiese la grazia di poter assistere di nuovo alla prodigiosa danza e il dio promise di replicarla a Thillai, residenza sacra al centro dellʼuniverso.

La danza che Shiva pratica è immortalata nel bronzo con dovizia di particolari. La foglia di cassia che ne incorona i capelli è un simbolo onorario, al pari dellʼalloro nella cultura occidentale.

Tra i capelli di Shiva, in parte legati e in parte sciolti e vorticanti, siede la dea Ganga, che vi rimase intrappolata nella sua violenta discesa dal cielo alla terra, frenata dal dio stesso per evitare la distruzione del mondo.

Al suo fianco, la falce di luna crescente simboleggia il ciclo del tempo e delle stagioni. Dalle orecchie pendono due differenti gioielli, uno di foggia maschile e uno femminile, a sottolineare la duplice natura di Mahadeva, cui controparte femminile è la dea Parvati.

Attorno al suo collo, il serpente avvolto in tre spirali simboleggia da una parte il triplice tempo, passato, presente e futuro, dallʼaltra riporta alla simbologia tantrica di kundalini, quellʼaspetto dellʼenergia divina (shakti) insito nellʼuomo che lo yoga ha il potere di risvegliare.

Lʼimmagine rappresenta le cinque attività che caratterizzano la figura di Shiva.

Il tamburo, posto nella prima mano destra del dio, è simbolo della vibrazione cosmica che dà avvio allʼattività creatrice (srsti) e, allo stesso tempo, allude al ritmo della danza eseguita dal dio.

attività di conservazione (sthiti) è indicata tramite lo abhaya mudra, letteralmente il «sigillo (mudra) dellʼassenza di paura (a-bhaya)» eseguito dalla seconda mano destra. Il fuoco che lo circonda e che egli regge mano sinistra più alta rappresenta la facoltà di dissoluzione del mondo (samhara), terza facoltà del dio.

La quarta attività è tirobhava, lʼacquietamento delle anime, che avviene sotto il piede destro di Mahadeva, saldamente piantato sulla schiena di Mulayakan, simbolo dellʼignoranza derivata dalla mancanza di conoscenza.

La seconda mano sinistra, invece, esegue danda hasta, il «gesto del bastone», sottolineando la posa sollevata del piede corrispondente, preposto a donare liberazione, la quinta attività (anugraha).

La danza di Nataraja avviene, secondo la mitologia, nel tempio celeste di Thillai, il cui corrispettivo terreno è Cidambaram, nel Tamil Nadu.

Il tempio è il centro pulsante dellʼuniverso, in quanto accoglie il dio e il pantheon hindu, ma simboleggia anche il cuore dei devoti, coloro i quali si dedicano alla ricerca della liberazione, fine ultimo dellʼesistenza di un devoto hindu, tramite la contemplazione della prodigiosa danza del dio.

Il bronzo del Nataraja fornisce così un esempio unico di connubio tra arte scultorea e simbolismo, tecnica e significazione, configurandosi come una delle immagini più popolari ed evocative dellʼIndia, allʼinterno e allʼesterno del subcontinente.

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Immagine: Los Angeles County Museum of Art