Pensavate di andare in India zaino in spalla, appendere al chiodo tacchi e vestiti da sera, e farla finita con la vita notturna?

Bene, non è esattamente così.

Le aziende straniere che aprono una sede sul territorio indiano cresce continuamente, e così sempre più stranieri si trasferiscono in India per lavoro.

Vivere da espatriati in una città indiana significa far parte di una comunità molto attiva, che frequenta locali alla moda, ristoranti internazionali e feste a tema.

 


 

Ultimamente molti stranieri si trasferiscono in India per lavoro, grazie al fatto che sempre più aziende aprono sedi nelle metropoli indiane per ampliare il proprio raggio d’azione sul mercato, spesso con successo.

In particolare Pune, una città a tre ore da Mumbai, rappresenta oggi uno dei principali hub indiani per l’industria automobilistica e delle telecomunicazioni, in grado di attrarre migliaia di stranieri.

La presenza tedesca è quella più significativa, ma anche quella italiana è in crescita.

Aziende come Piaggio, Fiat, Brembo, Ferrero portano a Pune centinaia di italiani che hanno scelto di abbandonare la pizza e la pasta alla carbonara per provare sapori decisamente più speziati.

Ci sono comunque diversi tipi di espatriato: chi è trascinato in India dalla propria azienda, chi ci viene per far carriera, chi segue il partner, ma anche chi, in minoranza, decide spontaneamente di partire.

Anche io lavoro da più di un anno a Pune, presso una compagnia indiana con un direttore indo-tedesco e un team misto di europei e indiani.

Non mi definisco un’espatriata: per me trovare lavoro in India è stato un modo per poterci vivere.

Per cui ho letteralmente racimolato l’essenziale e prenotato un biglietto di sola andata.

Ora lavoro presso un’agenzia immobiliare che si occupa di ricollocare gli espatriati trasferitisi a Pune, offrendo anche servizi come l’assistenza per le pratiche di immigrazione, training interculturali e attività ricreative.

Le sistemazioni offerte sono spesso molto lontane dallo stereotipo delle case indiane fatiscenti delle baraccopoli e vantano invece i comfort più moderni, come enormi terrazzi o piscine.

Inoltre collaboro anche come responsabile per un centro culturale che pianifica eventi, corsi di lingua e attività ricreative destinati agli espatriati, in modo che possano sentirsi quasi a casa e contemporaneamente conoscere la cultura indiana.

Il centro organizza lezioni di cucina indiana, hindi, salsa o rangoli (le decorazioni indiane fatte con chicchi di riso o petali di fiori), ma anche gite fuori-porta, mercatini delle pulci e festival di cucina vegana.

Per saperne di più sul Rangoli, leggi anche: Sapete cos’è l’arte del Rangoli?

I workshop sono molto gettonati soprattutto fra le donne che hanno deciso di seguire il marito che si è trasferito a Pune per lavoro.

Le “mogli espatriate” hanno infatti l’intera giornata a disposizione: in ogni casa indiana è sempre la domestica a occuparsi delle faccende di casa.

Lo status di espatriato dà inoltre accesso a una serie di privilegi che in Italia sono considerati un lusso, come la macchina con autista o la possibilità per i figli di frequentare scuole internazionali.

A Pune la probabilità di mangiare una buona pizza o un piatto di pasta è molto alta, così come quella di ritrovarsi con altri italiani a guardare le partite di calcio commentando le ultime news del calciomercato italo-indiano.

L’unica differenza rispetto a un weekend italiano è che in pizzeria ci si arriva in risciò, facendosi largo in mezzo alle mucche negli incroci trafficati di Pune.

Gli espatriati più giovani apprezzano poi, in particolare, le consolle dei locali popolate da dj di musica elettronica-techno, i pub irlandesi con una vasta scelta di birre artigianali e i brunch domenicali con musica live.

L’atmosfera che ho assaporato in questi eventi, incredula e confusa all’idea di essere in India, ha il gusto delle feste in spiaggia di Ibiza e delle nottate nei club a ballare fra gente di tutte le nazionalità.

Si diventa parte di una comunità con cui ci si ritrova abitualmente: dal concerto jazz ogni giovedì, alle varie attività nel weekend, come festival di musica, giornate in piscina o l’annuale Oktoberfest (oggi quasi un’istituzione a Pune) con tanto di birra importata, musica “made in Germany”, bretzel e ragazze in dirndl (il costume tipico bavarese).

Per gli indiani, che si aggirano per questi eventi con cappelli hipster e shorts prorompenti, far parte della comunità di espatriati è un vero e proprio status symbol.

È in questi momenti che si avverte uno scambio nell’aria, fra gli indiani occidentalizzati e gli occidentali indianizzati: gli uni vorrebbero adeguarsi allo stile di vita degli altri, e viceversa.

Non resta che constatare come Mowgli e il suo libro della giungla facciano parte di una favola superata, che ha ormai lasciato spazio a una giungla altrettanto emozionante, questa volta tutta metropolitana.


Immagine di Ankit Purwar