Pace fatta tra India e Nepal.

Dopo mesi di blocco presso il confine tra i due Paesi, a seguito delle polemiche sulla nuova Costituzione nepalese portate avanti dalla comunità madhese nel sud del Nepal, si è giunti a un punto di svolta.

La circolazione dei mezzi pesanti e dei rifornimenti è ripresa in modo quasi normale.


Nepal, 8 febbraio 2016. L’agognata pace tra India e Nepal è partita da Birgunj, a circa 160 chilometri da Kathmandu, una delle zone di confine dove la tensione era particolarmente alta a partire dallo scorso settembre.

Il blocco al confine era stato imposto dai Madhesi, una comunità etnica in gran parte di origine indiana che vive prevalentemente nel Terai, la zona pianeggiante nel sud del Nepal.

La protesta dei Madhesi era cominciata in seguito all’approvazione della Costituzione nepalese lo scorso settembre, per richiedere maggiori diritti politici e costituzionali.

A rimuovere il blocco sono state le donne e i giovani delle due zone di confine, quella indiana e quella nepalese.

Un’iniziativa popolare, non governativa o militare.

Un’iniziativa volta a risollevare la difficile situazione commerciale ed economica del Nepal.

Dopo i mesi di blocco e la penuria di combustibile, medicine e beni di prima necessità, il popolo si è ripreso la sua terra e la sua normalità.

Il tentativo di mediazione del governo nepalese e la proposta di modificare ulteriormente la Costituzione, per fare in modo che le minoranze etniche avessero più diritti, non avevano portato a nessun risultato concreto nei mesi scorsi.

Un inverno insolitamente molto freddo, i disagi dovuti al terremoto dello scorso aprile e la mancanza di rifornimenti avevano messo in ginocchio tutto il Paese.

L’India sembrava non voler ascoltare le richieste nepalesi di riapertura del confine e giustificava il blocco con questioni inerenti la sicurezza dei mezzi di rifornimento, in una zona irrequieta come quella nel sud del Nepal.

La rimozione del blocco non significa però che le proteste siano finite.

L’United Democratic Madhesi Front sta cercando nuovi alleati politici e nuove forme di protesta.

Ci si augura che con questo sblocco il Nepal, che ancora si sta riprendendo dal terremoto, abbia un po’ di respiro.

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Immagine tratta da topyaps.com