Articolo in 2 minuti – Per calcolare l’inflazione si usa una lista (paniere) di beni aggiornato di anno in anno, che include i nuovi prodotti e servizi usati dalla popolazione ed esclude quelli ormai sorpassati.

L’analisi di questo paniere offre quindi un’ottima chiave di lettura dell’orientamento economico e dei consumi tra le varie economie.

In Italia il paniere del 2015 ha visto uscire il navigatore satellitare, l’impianto Hi-Fi, il registratore DVD, mentre sono entrati la pasta senza glutine, la birra analcolica, i mezzi di trasporto in condivisione (bike sharing e car sharing), il caffè al ginseng e le bevande al distributore automatico. 

Nel paniere indiano sono invece preponderanti il petrolio – di cui l’India ne è grande importatrice – una moltitudine di capi di vestiario e il cibo, indicando quanto forte sia la domanda per questi beni.

 


 

Per approfondire – Come visto nel precedente articolo (leggi “L’inflazione indiana e i suoi fattori scatenanti), l’inflazione e causata da tre principali fenomeni: aumento della domanda, shock dell’offerta ed emissione di liquidità – cioè di denaro.

Data la grande importanza che ricopre il settore agricolo, il più soggetto alle cause esterne e da solo comprendente il 56,4% dei beni prodotti nel Paese, l’India ha registrato tassi di inflazione molto alti negli anni. A gennaio del 2015, l’inflazione era del 5,11%, mentre il picco massimo degli ultimi anni si e avuto a novembre del 2013 con un’inflazione dell’11,16%.

Dal punto di vista matematico l’inflazione di un Paese viene calcolata sulla base di tre settori: alimentazione, energie e ‘main commodities’ dove rientrano tutti i beni più importanti non inclusi nelle prime due categorie.

L’insieme degli elementi presi in esame per il calcolo dell’inflazione viene definito paniere e varia a seconda del Paese e del periodo storico. Questo avviene perché le economie si evolvono nel tempo includendo tra i beni del paniere quelli più importanti o richiesti ed escludendo quelli che con l’andare del tempo sono divenuti marginali.

Le modifiche e gli aggiornamenti del paniere dei prezzi per il calcolo dell’inflazione, vengono apportate ogni anno in India dal Ministero delle Statistiche e dello Sviluppo (MOSPI), al fine di mantenere la base per il calcolo quanto più precisa e fedele alla realtà.

Osservare quali sono i beni che si aggiungono nel paniere di un’economia e quali vengono esclusi ci è utile per comprendere la direzione che i consumatori stanno prendendo.

In Italia, il paniere per il calcolo dei prezzi dei beni al consumo armonizzato (IPCA) del 2015 ha visto uscire il navigatore satellitare, l’impianto HiFi, il registratore DVD e il corso di informatica. Sono stati invece inclusi i biscotti e la pasta senza glutine, la birra analcolica, i mezzi di trasporto in condivisione (bike sharing e car sharing) e le bevande al distributore automatico. Interessante come anche il caffe al gingseng sia entrato a far parte del paniere sotto la voce “Caffetteria”.

Fino a marzo 2014, in India si calcolava l’inflazione prendendo come base l’indice dei prezzi dei beni all’ingrosso (WPI – wholesale price index). Ma poi il direttore della RBI (Reserve Bank of India), Raghuram Rajan ha annunciato che l’indice dei prezzi sui beni di consumo sarebbe stato preso come nuova base per il calcolo dellinflazione al posto dell’indice dei prezzi all’ingrosso, in quanto più fedele e rappresentativo dei reali consumi delle famiglie indiane.

Nel paniere indiano sono rientrati quest’anno i pyjamas (tipico indumento indiano che viene indossato sia di giorno, sia di notte), kurta, vestiario per neonati, scarpe e chappal (calzatura indiana occidentale solitamente indossata in situazioni informali), uniformi scolastiche e gonne.

Ricopre grande rilevanza anche il petrolio – di cui l’India è importatrice e che ha sempre comportato un aumento dell’inflazione a causa dell’elevato costo – che nell’ultimo anno si é notevolmente ridotto grazie alla diminuzione del prezzo dello stesso.
 
Le componenti relative al settore alimentare ricoprono particolare importanza in India: tra queste spiccano i cereali e i legumi pari al 18,4%, uova, carne e pesce ricoprono il 5,5% e i condimenti e le spezie hanno un valore del 5,1%. Questi dati posti a confronto con il settore dell’edilizia, pari all’11,2% del totale del paniere, indicano chiaramente l’importanza degli acquisti alimentari per i consumatori indiani.

Negli ultimi anni, particolare evidenza ha assunto anche la voce ‘paan’, cioè il tabacco e gli ‘intossicanti’. Collocata nel settore alimentare, questa ricopriva ben l’8,2% nel gennaio 2015; perde invece importanza lo zucchero che rispetto all’anno precedente e sceso all’1,1%.

Con questi pochi dati, si possono comprendere gli andamenti dei mercati e l’orientamento della popolazione in merito ai consumi. Qui abbiamo rivolto lo sguardo alle differenze principali dei consumi tra mercato indiano e italiano.

Ma come continuerà ad evolversi il paniere dei consumi nei prossimi anni, quali nuove voci rientreranno e quali invece risulteranno obsolete?

L’inflazione in India continuerà a diminuire dando maggiore respiro alle famiglie o si rialzerà avvicinandosi ai livelli del novembre 2013?

Leggi anche: L’inflazione indiana e i suoi fattori scatenanti

 


Immagine tratta da www.thehindubusinessline.com

Fonti utilizzate:

www.tradingeconomics.com

mospi.nic.in

www.istat.it

articles.economictimes.indiatimes.com