È già trascorso un anno da quando lo scorso settembre Pink è uscito nelle sale cinematografiche indiane. Il film ha riscosso un grandissimo successo, conquistando il National Film Award come Best Film on Other Social Issues, venendo paragonato a un vero e proprio movimento rivoluzionario.

Il film ruota attorno alla vita di tre ragazze di Delhi che rimangono vittime di molestie sessuali da parte di alcuni loro coetanei e vengono incastrate dai loro persecutori con diverse accuse, ritrovandosi a dover combattere contro gli stereotipi di genere e le false accuse mosse contro di loro nel corso di un processo.

La pellicola porta alla luce un problema ancora troppo trascurato in India (e non solo), quello della libertà che le donne possiedono sulla loro sessualità e il diritto a rifiutare, a dire “no”, in una società dove le cosiddette ragazze “moderne” vengono colpevolizzate e indicate come provocatrici dei crimini sessuali commessi su di loro.

 


Pink, girato a Delhi nel 2016, vede come protagoniste tre ragazze che lavorano e conducono una vita indipendente in un quartiere benestante nel sud della capitale indiana: Minal (Taapsee Pannu), Falak (Kirti Kulhari) e Andrea (Andrea Tariang).

La loro vita cambia quando a una festa si scontrano con un gruppo di ragazzi che cerca di approfittarsi di loro, allorchè una di esse, Minal, ferisce gravemente alla testa con una bottiglia il ragazzo che aveva cercato di aggredirla.

Il loro rifiuto costituisce una ferita enorme nell’orgoglio del gruppo maschile, che da quel momento decide di vendicarsi: da quella sera il trio trascorre le giornate nell’ansia e nella paura, subendo minacce, stalking, molestie verbali e fisiche.

La storia si complica ulteriormente quando Minal viene incarcerata con diverse accuse, tra le quali quella di tentato omicidio del ragazzo, che si scopre provenire da una ricca e prestigiosa famiglia di Delhi.

Interviene in loro soccorso, dando una svolta alla vicenda, un loro anziano vicino di casa, Deepak Sehgal (Amitabh Bachchan), che si scopre essere un rinomato avvocato, il quale prenderà le loro difese nel corso del processo.

Nella seconda parte della pellicola si sviluppa un avvincente intreccio, nel quale Amitabh Bachchan guida il pubblico con la propria ars oratoria che sfocia in una riflessione sulla condizione delle ragazze cosiddette “moderne” e più generalmente su quella della donna nella società indiana.

Le ragazze sono devastate psicologicamente e durante le varie sedute devono lottare non solo contro i fatti, che vengono astutamente distorti per accusarle, ma contro tutti gli stereotipi che, evocati dal senso comune, vengono usati come prove per danneggiare la loro reputazione.

Pink lancia numerosi spunti di riflessione, innescati dalle parole dell’avvocato Sehgal nel corso della difesa. Tra questi, il riferimento ai vari luoghi comuni legati alle ragazze che conducono uno stile di vita “moderno”.

Vestirsi con i jeans, truccarsi, bere, uscire la sera infatti, sono troppo spesso visti dagli uomini come segni di una disponibilità sessuale, che in questo modo si ritengono giustificati a molestare verbalmente o esercitare violenza fisica.

Questi comportamenti, al contrario, corrispondono a scelte consapevoli che le ragazze hanno diritto di compiere, e possono realizzarle nella completa libertà, proprio come viene normalmente concesso ai ragazzi, dei quali tali atteggiamenti sono comunemente accettati.

La famosa frase pronunciata dall’avvocato che ha reso celebre la pellicola, “No means no” , esercita un potere enorme: con essa si vuole rivendicare la facoltà e il diritto che qualunque donna (una conoscente, un’amica, una fidanzata o persino una moglie) ha di scegliere di come usare il proprio corpo. “No” significa non insistere, significa fermarsi. Come viene sottolineato dall’avvocato, non è una semplice parola, ma una frase completa.

Il thriller è forse uno dei pochi film che con un linguaggio semplice è capace di affrontare una questione tanto complessa quanto realistica, in cui ogni donna si può immedesimare. Il film, ancora, esplora il tema della vergogna che una donna è costretta a subire venendo additata come la colpevole della violenza subita, laddove il suo essere indipendente e “moderna” diventa la prova del suo malcostume, giustificando così il crimine.

Pink esercita una dura critica verso la mentalità patriarcale in generale, che si perpetua e manifesta anche nelle menti e nei modi dei più giovani, alcuni dei quali sono incapaci rispettare le scelte dell’altro sesso.

Il film, infine, invita tutte le donne a sollevarsi dalla loro condizione, qualora siano intrappolate da qualsiasi tipo di violenza, fisica, psicologica o strutturale, della società di cui fanno parte.

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Immagine tratta da Pink review di koimoi.com