Articolo in 2 minuti – In India praticare sesso in cambio di denaro è legale.

Illegali sono invece tutte le attività economiche legate alla prostituzione: adescamento, sosta sui marciapiedi, sfruttamento delle lavoratrici, così come i famigerati bordelli.

Già alla tenera età di 11-12 anni, le bambine si affacciano al mondo della strada e “affittano” il proprio corpo per sopravvivere.

Dato l’alto tasso di donne coinvolte in tale pratica, in quanto spesso si tratta dell’unica via d’uscita dalla miseria, si è iniziato a parlare di riconoscimento della prostituzione come lavoro. 

La legalizzazione infatti consentirebbe la regolarizzazione, e quindi la salvaguardia delle prostitute e  maggiori entrate per lo stato.

Infatti il mercato del sesso in India non conosce crisi ed è anzi in incremento, rappresentando un vero e proprio business per il paese.

 


 

Per approfondire –  Come ben si sa, il fenomeno della prostituzione non conosce epoche ne confini geografici.

Infatti anche in India è un ‘settore’ che non conosce crisi.

Nel Paese i punti più celebri includono Sonagachi, il quartiere a luci rosse di Calcutta; Kamathipura a Mumbai e G.B. Road a Nuova Delhi.

Il problema della prostituzione in India ha connotati culturali unici, che includono pratiche come la nagarvadhu e la devadasi (“prostituzione” delle ragazze agli dei).

Nell’antichità, in ciascuna città era nominata la donna più bella – nagarvadhu (o Nagar Vadhu) – che veniva considerata la cosiddetta sposa della città e quindi era alla mercè degli uomini più facoltosi. Titolo prestigioso in quanto solo i più ricchi (re, principi e signori) potevano usufruire della loro compagnia per via dei prezzi elevati.

Di estrazione medio-alta, data la sua straordinaria bellezza, non le era consentito di sposarsi o essere legata a un solo uomo, in quanto la sua avvenenza avrebbe reso peccaminoso il mondo maschile.

Secondo tradizione la nagarvadhu prima della prestazione si esibiva di fronte al proprio “signore” con spettacoli di danza e canto.

Devadasi (letteralmente servo di dio) era invece, secondo la tradizione hindu, la donna data in sposa alla divinità di un tempio già prima della pubertà.

Spesso le devadasi provenivano da famiglie povere, che vendevano le proprie figlie per sopperire alle proprie sofferenze economiche.

Di fatto, anche le devadasi divenivano vere e proprie prostitute al servizio della comunità.

Nonostante questa tradizione, la legge indiana non regolamenta la prostituzione ma la tollera soltanto e considera illegali tutte le attività economiche ‘di contorno’.

Infatti lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione sono illegali, in quanto ne fanno una fonte di profitto per terzi e alimentano il commercio del sesso.

In questa direzione, l’Immoral Traffic Prevention Act del 1986 ha bandito tutte le attività di lucro e di traffico di persone legate alla prostituzione.

Sangram è un’organizzazione no-profit che si occupa di diffondere consapevolezza sui diritti delle donne e sulla prostituzione. Già nel 1995 ha siglato la richiesta di un gruppo di prostitute per il riconoscimento ufficiale della loro attività, che vada oltre la mera e blanda tolleranza.

Le interessate reclamano un atteggiamento più tollerante nei confronti della pratica, dal momento che rappresenta anche un contributo consistente all’economia del paese.

Riconoscere ufficialmente la prostituzione come lavoro comporterebbe l’accettazione della vendita del proprio corpo – allo stesso modo di come si vendono il lavoro fisico o quello intellettuale – e sicuramente maggiori tutele per le interessate.

Il boom economico indiano è accompagnato da una crescita dell’economia sotterranea del sesso.

Le prostitute sono spesso mogli e madri che vendono il proprio corpo per sopperire alle spese domestiche. Qualche volta all’insaputa del marito e con prezzi che – per le donne di casta più bassa e più disagiate – possono arrivare anche ad un euro per una sessione di 15 minuti.

La miseria mischiata ad una cultura maschilista e altamente settaria (vedi le caste) e la scomparsa del controllo sociale tipico delle grandi realtà urbane, si stanno rivelando un mix letale, soprattutto per i soggetti più deboli della società indiana, come appunto le donne e le bambine.

Se vuoi sapere di più in merito all’emancipazione femminile in India, leggi: “Donne indiane in carriera: da casalinghe ad imprenditrici.

 


Fonte di Immoral Traffic Prevention Act: wcd.nic.in/

Foto tratta da lightstalkers.org