Articolo in 2 minuti – Siamo nel cuore dell’India Centrale, Stato del Madhya Pradesh, all’interno del Kanha National Park.

La nostra guida, Ratna Sindh, ci dice si restare in silenzio e non scendere dalla jeep: in questo modo potremo vedere in tutta sicurezza leopardi, tigri e gattopardi.

In India esistono 250 aree protette e le possibilità di safari fotografici in paradisi naturali non sono inferiori a quelle dell’Africa. 

I parchi più importanti sono 64, quasi tutti ex riserve di caccia di principi e maharaja.

Il turismo naturalista sta crescendo e le possibilità di immergersi nella natura sono ormai diffuse su tutto il territorio indiano, da nord a sud, da est a ovest: foreste di mangrovie nel delta del Gange, riserve di elefanti nei laghi del Kerala, parchi himalayani in Ladakh con i leopardi delle nevi.

Articolo tratto dal blog MilleOrienti e disponibile a questo indirizzo.


Per approfondire – «Respirate a pieni polmoni: qui c’è l’aria più pura di tutta l’India. Siamo in un parco di duemila chilometri quadrati, e l’industria più vicina è a 400 chilometri di distanza. Perciò godetevi queste foreste di tek e di sal,  preparate le macchine fotografiche e state pronti a incontrare i più begli animali dell’India: il nostro safari ha inizio».

Detto, fatto: la piccola e minuta Ratna Singh, la nostra guida naturalista in divisa kaki della Taj Safaris, avvia la jeep e ci conduce sui sentieri del Kanha National Park, fra due muraglie di alberi di sal alti 25-30 metri.

«Mi raccomando, non parlate ad alta voce e non scendete dalla jeep per nessun motivo: non solo per la vostra sicurezza – ricordatevi che qui ci sono grandi felini predatori – ma anche per non spaventare gli animali», aggiunge Ratna.

«Scoprirete che questo è un vantaggio: gli animali ormai sanno che nessuno li avvicina e li minaccia, perciò non fuggiranno quando arriveremo. Potremo stare vicini anche a tigri, leopardi, gattopardi e sciacalli».

«Quanto vicini?» chiede una signora che non nasconde un po’ di preoccupazione. «Abbastanza», risponde tranquilla Ratna.

Ci troviamo nel cuore dell’India centrale, nello Stato del Madhya Pradesh. E’ un’incantevole campagna ancora lontana dallo sviluppo delle metropoli, una campagna antica, punteggiata dalle casette azzurre dei suoi villaggi popolati da adivasi, gli aborigeni indiani.

Leggi anche: Gli Adivasi, aborigeni dell’India

Alle nostre spalle abbiamo lasciato il campo tendato Ecoluxury Banjaar Tola, che sta su una sponda del fiume Banjaar; sull’altra sponda del fiume comincia il mare verde del gigantesco Kanha National Park.

Quando si pensa a un foto-safari nella natura, il pensiero del turista italiano corre subito all’Africa, non all’India; da noi, infatti, dire “India” significa dire “spiritualità, templi, guru”, eccetera.

Certo l’India è tutto questo, ma è anche natura: ci sono ben 250 aree protette, sommando i Parchi Nazionali e le Riserve regionali che gli indiani chiamano Wildlife Sanctuaries.

L’India può offrire grandi sorprese agli amanti della natura: per esempio, quanti di noi sanno che esistono i leoni anche al di fuori dell’Africa? In un altro parco nazionale, il Gir, nello stato settentrionale del Gujarat, vivono in libertà gli ultimi 300 esemplari di leone asiatico, un animale da tempo estinto nel resto dell’Asia.

I parchi più importanti sono 64 – quasi tutti ex riserve di caccia di principi e maharaja – e fra questi, naturalmente, c’è il Kanha. Non a caso fu proprio qui (e in un altro parco del Madhya Pradesh, il Pench) che lo scrittore inglese Rudyard Kipling trasse ispirazione per scrivere il famoso Libro della giungla.

«Si trovano 300 specie di uccelli qui nel Kanha, è un vero paradiso per il birdwatching» mi spiega Ratna parlando sottovoce.

«Per esempio, vedi quell’uccello nero sull’albero a destra, con quella lunga coda biforcuta? E’ un drongo, un ottimo imitatore di suoni della foresta; imita i canti degli altri uccelli ma ultimamente, a volte, anche il trillo di alcuni cellulari» dice ridacchiando. Un segno dell’eccessiva invadenza dell’uomo? «Non parlerei di invadenza: non c’è nemmeno una casa in quest’immenso parco, per non disturbare gli animali», replica Ratna.

Mentre parla, intorno a noi ferve la vita della foresta: uno “scoiattolo volante”- con le membrane aperte fra le zampe – fa un salto enorme, da un albero all’altro, sopra le nostre teste; una coppia di “cervi d’acqua”, con le zampe immerse in un acquitrino, ci guarda stupita mentre passiamo; e alla nostra sinistra notiamo una testa di capra su un prato.

Solo la testa, però, il corpo non c’è. «Quei resti sono il segno del passaggio di una tigre», osserva Ratna. «Questo non è uno zoo, è giungla».

Il turismo naturalista in India sta crescendo, e non c’è da stupirsi: i visitatori occidentali infatti stanno scoprendo che in qualsiasi regione o città indiana vadano, c’è sempre, in zona, una riserva naturale. E allora, perché non unire cultura e natura nello stesso viaggio?

Se andate in Bengala per vedere Calcutta, ad esempio, non perdete la riserva naturale del Sundarbans: è la più grande foresta fluviale di mangrovie del mondo, e si estende sul delta del Gange per ben ventiseimila kilometri quadrati.

Uno straordinario intrico di canali, fiumiciattoli, lagune e paludi, da attraversare in barca (con una guida) per ammirare i delfini del Gange, i coccodrilli dell’estuario e le mille specie diverse di tartarughe.

Una natura selvaggia e primordiale che è stata cantata da molti scrittori nei propri romanzi, come Il paese delle maree di Amitav Ghosh (Einaudi) o I figli della mezzanotte di Salman Rushdie (Mondadori).

Se invece state programmando un viaggio fra i palazzi principeschi e i colori del Rajasthan, perché non fare anche un giro a dorso di elefante fra le tigri di Ranthanbore e gli “orsi giocolieri” di Kumbhalgarh?

Se preferite il nord e le montagne innevate del Ladakh con i suoi monasteri buddhisti, fermatevi anche nel parco di Hemis per ammirare il leopardo delle nevi.

Se al contrario non vedete l’ora di andare a sud per concedervi un massaggio ayurvedico nelle beauty farm del Kerala, regalatevi una sosta nel parco di Periyar: è un vero modello di rispetto per l’ambiente lo spettacolo degli elefanti che giocavano a spruzzarsi nel lago per me è rimasto un ricordo indimenticabile.

Ma il filo dei miei pensieri viene, giustamente, interrotto da Ratna. «Ascolta!», mi dice. Che cosa? «Il silenzio».

Ha ragione: amotore spento, intorno a noi si è creato un silenzio totale. Non si sente più nemmeno il ritmato, forte “toc-toc” del picchio sull’albero di fianco a noi. La foresta ha paura di qualcosa e trattiene il fiato.

Poi quel silenzio viene squarciato da una serie di grida stridule: sono le scimmie. «E’ il loro grido di allarme», spiega Ratna. «Hanno visto un leopardo. E’ il loro nemico naturale, perché il leopardo, a differenza della tigre, può salire sugli alberi e quindi mangiare le scimmie. Perciò si avvertono l’un l’altra».

Mentre scrutiamo la foresta sussurro a Ratna: «quanti leopardi ci sono nei 250 parchi indiani?» «Non esistono censimenti attendibili», mi sussurra di rimando. Poi mi sorge improvvisa una curiosità: «e quante guide naturaliste donne ci sono, in tutta l’India?».

Ratna esita, poi risponde sorridendo: «beh, oltre a me ce n’è un’altra». Trasecolo: «Cosa?! Siete in due in tutta l’India?». «Beh, sì, non è considerato un lavoro adatto alle donne…». Si ferma  e poi prosegue: «Io appartengo a un’antica famiglia di proprietari terrieri.

Nessuno lavora in famiglia, nemmeno i maschi, tutti vivono di rendita. E quando io, una ragazza, ho detto che volevo lavorare, come guida naturalista poi… mi hanno preso per pazza. Ma ci sono riuscita. Di recente, qui, ho anche avuto una promozione, volevano passarmi in un ufficio amministrativo. Ma ho rifiutato: stare in mezzo alla natura, agli animali, per me è la vera felicità».

E forse non solo per te, Ratna.

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Per saperne di più. La guida migliore ai parchi indiani è la Wildlife Holidays in India pubblicata da Outlook Traveller, che descrive le 64 più importanti riserve naturali e le strutture turistiche annesse. Altre info sui parchi presso l’Ufficio Nazionale del Turismo Indiano.


Tutte le immagini sono state tratte dall’articolo originale