Sono tornata di recente da un viaggio “zaino in spalla” nel Sud-est asiatico. Alla scadenza dei sei mesi previsti dal visto turistico indiano, prima di fare rientro in Italia per il rinnovo dello stesso (eh si, l’India mi ha ormai legata a sé), ho trascorso due mesi tra Thailandia, Cambogia e Vietnam.

Qui mi sono resa conto di quanto mi sono realmente integrata nel sistema indiano, quasi al punto di avere uno shock culturale inverso. 

 


 

La scelta dei paesi da visitare è nata un po’ per caso: avevo già previsto di recarmi Bangkok appena uscita dall’India, dove poter rinnovare il visto in modo veloce ed economico, nel caso in cui avessi avuto l’opportunità di tornare in India. L’intervento del karma, sì proprio quel princìpio, è stato decisivo nel ricomporre il puzzle della mia vita.

Per fortuna si è preoccupato lui di rimettere tutti i tasselli a posto, regalarmi l’opportunità di un posto di lavoro a Pune (in realtà ho dovuto guadagnarmela), e concedermi prima ben due mesi in viaggio nel Sud-est asiatico, terra dalla quale sono sempre stata affascinata. Inizia così la mia avventura.

A notte ormai inoltrata, atterro a Bangkok. Mi dirigo alla ricerca di un taxi e già lì, dopo cinque mesi di India, resto quasi allibita all’indifferenza dei taxisti di fronte ad un turista appena atterrato. (Tutti coloro che sono stati in India sicuramente avranno in mente la caotica scena in aeroporto agli arrivi, tuk – tuk che gesticolano a destra e a manca pur di accaparrarsi il primo arrivato, quanta gioia nell’accoglienza!).

Abituata al maldestro, ma efficiente sistema indiano fatto di giochi di sguardi e scambi di battute in cui si decide chi avrà la meglio sulla corsa al costo di pochi euro, l’arrivo a Bangkok è stato come un tuffo nella vita metropolitana occidentale, monotono e riduttivo nel contatto personale.

sud est asiatico

Vi troverete di fronte ad un apparecchio digitale su cui selezionare la vostra destinazione e il gioco è fatto. Osservo la città dal finestrino della macchina: pulita, ordinata, silenziosa (rispetto ai mega-decibel sfiorati in India dai clacson). Mi sembra di essere passata da un ostello, vivace, pieno di vita e bizzarro, a un albergo a cinque stelle, lindo, regolare, funzionante.

Allora ho iniziato a riflettere sulla diversità tra l’India e un altro paese asiatico, distante solo due ore di volo, ma ancora unico nel suo genere.

La Thailandia in primis, ma anche la Cambogia e il Vietnam, si mostrano più aperte al tipo di abbigliamento occidentale. E dopo qualche mese in India, in cui ho riassestato il mio guardaroba agli standard indiani, leggings e rigorose kurtas (maglie di cotone con maniche lunghe), intransigenti rispetto al caldo afoso; pensate che shock ritrovarsi nuovamente tra gambe scoperte e schiene esaltate con esilaranti top.

Per non parlare delle scene di vita notturne qui in Thailandia, in cui è consuetudine essere portati a un ping-pong show con tanto di listino prezzo offerto dai tuk-tuk.

Ovviamente ci riferiamo ad aree altamente turistiche, ma vi assicuro che il massimo del divertimento serale in India (mettendo da parte per il momento la vita degli espatriati), è lo street food, proposto dai tuk-tuk (che non dispiace affatto) o un consiglio altamente scrupoloso di tornare a casa.

Leggi anche: Piccolo vademecum sullo street food indiano.

Nonostante abiti in una città ormai cosmopolita e piena di locali notturni, mi trovo costantemente a dover fare i conti con due identità apparentemente diverse. Gonna lunga e pashmina, per rispetto dei costumi locali e limitati sguardi curiosi e sostenuti; per poi accedere a uno stile meno conservatore nei bar e club, dove anzi ti sentiresti un pesce fuor d’acqua indossando abiti tradizionali.

L’India, il paese dei paradossi!

Nel corso del viaggio, le riflessioni e i paragoni tra l’India e i paesi del Sud-est asiatico erano costanti e naturali. Ad esempio, la dimostrazione di affetto in pubblico, totalmente annullato in India, al massimo viene tollerato un contatto fisico tra uomo e donna quasi impercettibile.

Immaginate di non vedere più alcuna coppia mano nella mano passeggiare in strada (sebbene sia un’usanza diffusa tra gli uomini indiani in segno di amicizia, (“leggi anche: 8 usanze indiane molto bizzarre), o un semplice abbraccio in pubblico. Ma solo fugaci incontri nei parchi o zone meno trafficate, in cui diventi quasi ladro di quel momento segreto, insaputo, fatto di effusioni rubate e di una tenera carezza tra due amanti ingenui e inesperti.

incontro nascosto

Un senso di pudore pervasivo, domina le aree pubbliche in India; esso non si traveste di minaccia, ma di mesta solennità. Il passaggio dall’India al Sud-est asiatico è stato per me come assistere alla fioritura della stagione dell’amore: libertà di esprimere il proprio affetto, più o meno consono, in pubblico con persone dell’altro sesso senza sguardi perentori o scandalizzati.

Infine, si sa bene come il caotico traffico indiano abbia una fama mondiale: un agglomerato di camion, bus, auto, veicoli a due e tre ruote che si fanno largo sull’asfalto, incuranti di semafori e segnali stradali, di regole di sicurezza su caschi e cinture o numero di passeggeri (non vi stupireste davvero di fronte ad un motorino con cinque, sei persone ed eventuali carichi trasportati?!).

traffico india

Mi sono così dovuta riadattare al buon codice della strada e indossare il casco (razionalmente cosciente del pericolo, ma in India diventa facile esimersi), soprattutto in Vietnam. Nonostante sia il Paese con il più alto numero di scooter, Ho Chi Minh (conosciuta già come Saigon), è infatti la capitale mondiale dei motocicli e qui, il casco è un accessorio inderogabile. Il numero di macchine è irrisorio, tanto che inevitabilmente ti toccherà provare l’ebbrezza di essere in sella a un due ruote. E lì inizia il divertimento!

motocicli a Ho Chi Minh

La bellezza del Sud-est asiatico e i sorrisi delle persone sono unici. Tuttavia, viaggiando ho realizzato di quante vibrazioni vitali si compone l’India, impareggiabile ai miei occhi e percepibile anche in una minuscola porzione di città, dove la pacifica convivenza di religioni, etnie e animali non è solo una parabola bella e buona, ma realtà.

 


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