Articolo in 2 minuti – Uno degli ultimi avvistamenti del primo ministro Narendra Modi in visita ufficiale è stato registrato nello stato dell’Arunachal Pradesh, nella frangia più orientale del Subcontinente Indiano.

Indossando un tipico copricapo tribale, il 20 febbraio 2015 il primo ministro ha partecipato alle celebrazioni del 29° “Statehood Day”, in memoria della creazione dello stato federato dell’Arunachal Pradesh.

La reazione cinese è stata immediata e furiosa, dal momento che il governo di Pechino non ha mai riconosciuto l’Arunachal Pradesh come stato federato dell’Unione Indiana, e anzi ne ha rivendicato la sovranità in quanto “Tibet meridionale“.

La risposta del governo cinese ci ricorda come la disputa cartografica sul confine sino-indiano sia ancora lontana da una soluzione.

Tuttavia tale reazione non è una novità, dal momento che si ripropone ogniqualvolta un primo ministro indiano si reca in queste terre pomo della discordia sino-indiana.

Il portavoce ministeriale della Repubblica Popolare Cinese ha sottolineato come questa visita possa nuocere alle relazioni internazionali tra i due giganti asiatici.

 


 

Per approfondire – Il discorso ufficiale di Narendra Modi a Pasighat, capoluogo del distretto del Siang Orientale in Arunachal Pradesh, comincia con un elogio a questa regione paradisiaca per le sue bellezze naturali.

Subito dopo, il primo ministro sottolinea come questa sia una terra parte integrante della nazione indiana, la cui popolazione si sente indiana e canta “Jay Hind!” (“Viva l’India!”).

Con un’opera di revisionismo storico, Narendra Modi in un battibaleno cancella decenni di rivendicazioni, sia armate sia pacifiche, e di lotta per l’indipendenza che questa terra ha instancabilmente compiuto, dall’epoca coloniale ad oggi.

Ed altrettanto velocemente ha cancellato decenni di storia di isolazionismo forzato di questa regione, per troppo tempo ignorata e trascurata dalla politica e dalle politiche dell’Unione Federale Indiana.

Il discorso populista del primo ministro è indirizzato ad ascoltatori e/o elettori senza memoria storica. In conclusione del suo discorso, Narendra Modi sottolinea le grandi possibilità di crescita economica di questa terra, sfruttando le risorse naturali (in primis, le risorse idriche) e attirando turisti sui percorsi culturali buddhisti.

Facciamo un passo indietro: in seguito all’indipendenza dell’India (1947) e all’ufficializzazione dei confini, la Cina ha subito rivendicato come proprio territorio nazionale l’Arunachal Pradesh, il cosiddetto “Tibet meridionale”.

La disputa sui confini di tale zona himalayana è ancora aperta, alternando storicamente fasi di aperta belligeranza (come la guerra sino-indiana del 1962) e fasi di conflitto quiescente.

Il governo cinese ha sempre sostenuto l’illegittimità della cosiddetta “McMahon line” (1914), linea politico-amministrativa di epoca coloniale sulla quale si è basata la creazione dei confini dell’India indipendente. Nonostante il disaccordo di Pechino, nel 1987 il governo indiano ha dichiarato la creazione ufficiale dello stato federato dell’Arunachal Pradesh.

 

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Tale disputa sui confini nord-orientali è speculare alla più famosa disputa sui confini nord-occidentali con l’altro nemico storico e vicino di casa, il Pakistan, riguardo alla questione del Kashmir.

La situazione è speculare soprattutto in relazione alle terre e alle popolazioni martoriate da guerre e guerriglie per più di mezzo secolo.

Dopo l’ultima visita di Barack Obama in India e la firma della cosiddetta “Dichiarazione di Amicizia”, certamente Narendra Modi si sente un po’ meno solo a fronteggiare il governo cinese nelle rivendicazioni territoriali.

 


Immagine tratta da ananth.org