“La casa dove abito a Guwahati è una piccola comunità. Pensavo di essere uno che vive con molta semplicità, anche se privilegiato nei confronti di quelli che mi abitano intorno”.

Il dottor Sunil Deepak è un medico di origine indiana che ha vissuto e lavorato in Italia per 30 anni. Ha diretto il reparto di assistenza medica e scientifica di AIFO (Amici di Raoul Follereau, un’organizzazione non governativa con sede a Bologna). 

Nel 2014 decide di tornare nel suo paese di origine con l’idea di mettersi a disposizione come medico dove ci sia più bisogno. Ha raccontato la sua esperienza sul suo blog Arawaghi, e questa è la dodicesima puntata della sua avventura.

Articolo originale tratto dal blog Awaraghi e disponibile a questo indirizzo.


Sono rimasto un po’ sorpreso quando ho capito che molti mi vedono come un oggetto di pietà, il “povero vecchio eccentrico che vive da solo come un fantasma!”.

La mia casa ha 3 stanze, tutte in una fila – l’entrata, che è la stanza con il divano e il tavolo da pranzo; la stanza di mezzo che è la mia camera e che ha un bagno-toilette; e l’ultima stanza dove ho l’angolo cottura e lo stendibiancheria. In fondo alla terza stanza ho un secondo bagno.

Un mio vicino mi ha spiegato come mi vedono le altre famiglie che vivono nelle case dietro la mia, nel mio stesso cortile. C’è una grande comunità di persone che vive in questo cortile.

Circa 30 metri dietro la mia casa passa il fiume Bharalu. Più che un fiume, sembra un canale che porta via l’acqua di scarico delle case. Questo terreno fino al fiume appartiene alla famiglia del mio padrone di casa da diverse generazioni.

Fino a 10 anni fa, i padroni avevano una casa vicino al fiume e avevano delle capanne di paglia tra la casa e il fiume per i loro servitori. Davanti alla casa avevano un po’ di terreno.

Poi hanno costruito una nuova casa di 3 piani sul terreno davanti alla vecchia casa.

Così, ora vi sono tre file di costruzioni in questo cortile.

La prima fila vicino alla stradina ha una casa di 3 piani, dove occupo una parte del pian terreno e nelle 3 stanze abito da solo. L’altra parte del pian terreno con altre 3 stanze è occupata da una coppia con le loro 2 figlie adolescenti. Al primo piano vive la mia padrona di casa con il figlio maggiore, sua moglie, suo figlio e 3 cani. Al secondo piano, c’è una camera sola dove vive il figlio più giovane che sta per sposarsi.

La seconda fila, dietro di noi, ha la vecchia casa di un piano, dove una volta abitava la famiglia dei padroni. Questa casa con 4 stanze e una cucina, è suddivisa in 2 parti e in ciascuna parte vive una famiglia con i figli. Accanto alla vecchia casa, vi è una fila parallela di 5 piccole stanze: dentro ogni stanza vive una famiglia con i figli.

La terza fila di case è vicina al fiume, dove una volta c’era la vecchia casa di paglia per i servitori. Questa casa, ora con il tetto di lamiera, ha una stanza grande suddivisa in 3 parti, e qui vivono 3 famiglie con i bambini. (Nell’immagine qui sotto si vede la casa con il tetto di lamiera della terza fila e dietro, si vede una piccola parte della casa di un piano della seconda fila).

lavoro a Guwahati - Sunil Deepak

Nel mio cortile vivono così 13 famiglie per un totale di circa 35 persone, compresi molti bambini. Intere famiglie vivono dentro una sola stanza che serve come cucina di giorno e camera da letto di notte. Per fare la doccia, queste famiglie hanno alcuni bagni comuni senza acqua corrente. C’è un pozzo nella parte davanti del cortile, da dove  possono attingere l’acqua.

E le persone che vivono in queste stanze mi compatiscono perché “sono un povero vecchio che vive da solo come una fantasma!”.

Per capire perché mi compatiscono devi crescere e vivere in mezzo a una famiglia numerosa, anche se povera.

Essere circondati da altri esseri può essere frustrante perché non hai privacy, non hai il bagno libero quando ti occorre, qualcun altro ha preso la tua camicia o ha stropicciato il tuo vestito che avevi stirato con cura.

Ma essere circondati da altri esseri, ti dà molto calore umano. Hai persone con le quali condividi tutto e questo ti dà un grande senso di sicurezza e tranquillità.

Crescere in questo mondo stretto vuol dire imparare sin da piccoli i principi del compromesso e dell’ aiuto reciproco. Impari ad essere un’entità collettiva, dove l’individualismo non è una virtù.

Se sei cresciuto in collettività, vivere in uno spazio grande e senza essere circondati dal calore umano degli altri è un po’ freddo e triste. Per questo loro mi compatiscono.

La città sta cambiando ma le tradizioni sono ancora molto radicate. Ero andato ad una festa tradizionale che si celebra all’inizio della stagione delle piogge. Era bello vedere i gruppi di persone danzare e cantare insieme. Un momento particolare della festa è stata la consegna di riconoscimenti alle persone anziane “perché hanno dato molto alla società”.

Era bello vedere persone di diverse religioni, tutti con i vestiti tradizionali a danzare insieme.

Così gli anziani – insegnanti, medici e operai in pensione da decenni, ottantenni e novantenni, hanno ricevuto un cappello e una coppa con un certificato di merito della loro comunità.

lavoro a Guwahati - Sunil Deepak

Vorrei poter dire che sono ben integrato nella mia nuova comunità di adozione qui a Guwahati, ma non sarebbe vero. Non parlo ancora la loro lingua e questo è un grande ostacolo. Comunque mi invitano sempre e sono molto gentili.

Non è sempre piacevole la sensazione di sentirsi un estraneo, uno che non appartiene.

Qualche volta è piacevole guardare il mondo con gli occhi dell’altro. Gli occhi che vedono tutto nuovo, tutto diverso, tutto esotico. Gli occhi che vedono il perché degli stereotipi, che vedono le contraddizioni del nostro quotidiano.

Ma delle volte, vorrei non essere l’altro. Vorrei essere qualcuno certo della sua identità. Mi rendo conto che è stupido pensare così, perché non si può tornare indietro.

Ma tutti noi abbiamo diritto di sognare e volere cose che non possono esserci.


Tutte le immagini sono tratte dall’articolo originale.