“I villaggi intorno a Kesla nella parte centrale dell’India, sono circondati da foreste e sono pieni di sfollati”.

Il dottor Sunil Deepak è un medico di origine indiana che ha vissuto e lavorato in Italia per 30 anni. Ha diretto il reparto di assistenza medica e scientifica di AIFO (Amici di Raoul Follereau, un’organizzazione non governativa con sede a Bologna). 

Nel 2014 decide di tornare nel suo paese di origine con l’idea di mettersi a disposizione come medico dove ci sia più bisogno. Ha raccontato la sua esperienza sul suo blog Arawaghi, e questa è la settima puntata della sua avventura.

Articolo originale tratto dal blog Awaraghi e disponibile a questo indirizzo.


I villaggi intorno a Kesla nella parte centrale dell’India (nello Stato del Madhya Pradesh) sono circondati da foreste e sono pieni di sfollati – persone che hanno dovuto lasciare le loro terre e le loro case più volte negli ultimi decenni.

In agosto ho visitato Kesla durante la mia ricerca per un progetto di salute comunitaria che mi vedrà impegnato per i prossimi anni.

Durante questa visita, oltre a tutto il resto, mi sembra di aver “scoperto” degli strani buchi nella roccia vicino al fiume di Kesla – ho pensato che potevano essere le tracce dei dinosauri. Forse un geologo o un archeologo potrà darci una spiegazione corretta!

Ma iniziamo con una immagine che presenta le simpatiche scimmie langour dalla faccia nera, molto comuni a Kesla.Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014
La persona che mi aveva invitato a visitare Kesla era un mio omonimo, si chiama Sunil. Aveva un dottorato in economia ma poi invece di fare carriera, all’inizio degli anni Ottanta, aveva deciso di vivere a fianco dei gruppi indigeni di Kesla e di lottare con loro per i loro diritti.

Era accompagnato da sua moglie Smita e da Rajnarain, un amico. Dopo qualche anno, Rajnarain è morto in un incidente stradale ma Sunil e Smita erano rimasti là.

Durante gli anni Novanta, affiancati da Sunil e Smita, gli indigeni, sfollati dalle loro terre per la costruzione di una grande diga sul fiume Tawa, lottarono contro il governo statale reclamando il loro diritto di pescare nel grande lago della diga.

Alla fine, il governo accettò le loro richieste. In seguito, Sunil aiutò i pescatori indigeni a costituirsi in cooperative e a creare una federazione delle cooperative.

Il successo dell’iniziativa aveva attirato l’attenzione di molti attivisti e ambientalisti da diverse parti dell’India. (Nell’immagine di copertina, il lago creato dalla diga sul fiume Tawa).

Nell’ottobre 2013 ero in corrispondenza con Sunil ed è stato lui a propormi di andare a lavorare con il suo gruppo per avviare un piccolo progetto di salute comunitaria nel villaggio di Kesla. Purtroppo alcuni mesi dopo, nell’aprile 2014, la vita di Sunil è stata stroncata all’improvviso da un’emorragia cerebrale a 54 anni.

Appena arrivato in India all’inizio di luglio, non sapevo se valesse la pena andare a Kesla. Invece Smita mi aveva assicurato che lei era intenzionata a proseguire il suo lavoro con gli abitanti del villaggio e mi aveva rinnovato l’invito ad andare.

Kesla è un piccolo villaggio di circa 2000 abitanti. Si trova sulla strada statale che collega il capoluogo distrettuale Hoshangabad alla città di Nagpur.

A Kesla ero ospite in casa di Smita in un villaggio vicino, Bhumkapura. Circondato da colline e da foreste, l’area è molto suggestiva.

Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014

I gruppi indigeni di Kesla

I residenti dei villaggi intorno a Kesla fanno parte di due gruppi indigeni – i Korku e i Gond. Alcuni villaggi sono a maggioranza Korku mentre altri Gond.

Felix Poudel, un famoso antropologo indo-inglese, sposato con una signora Gond e studioso dei gruppi indigeni indiani, ha spiegato nel suo libro “Sacrificing people” che diversamente da quanto succedeva negli altri paesi, in India i gruppi indigeni non vivevano completamente isolati, anzi erano in contatto con la maggioranza indù da più di due millenni.

Alcuni gruppi indù, sopratutto le caste “basse”, avevano una lunga tradizione di vivere nei villaggi indigeni e di occuparsi di alcuni compiti specifici. Nonostante questi scambi e contatti, i popoli indigeni continuavano a mantenere le proprie tradizioni, lingue, abitudini alimentari, modi di vestirsi ecc.

Questo equilibrio tra i popoli indigeni e il resto dell’India, durato millenni, si è trasformato negli ultimi decenni per via della globalizzazione. L’arrivo della TV satellitare e gli altri cambiamenti sociali come le scuole private hanno contribuito a questo cambiamento.

Uno dei leader della comunità Korku mi ha spiegato:

“Tutti pensano che essere un adivasi (persona indigena) significa essere un po’ selvaggio, non civilizzato. Anche i nostri bambini lo pensano. Per cui non vogliono parlare la nostra lingua, preferiscono parlare hindi.

Abbiamo le scuole private dove ti insegnano che è meglio parlare l’inglese. Le scuole gestite dai missionari sono le più ambite perché ti insegnano a parlare inglese molto meglio e a diventare un sahib. Dalla scuola e dalla società i nostri figli hanno imparato a vedere le nostre abitudini come qualcosa di inferiore.

La scuole e la TV insegnano a disprezzare tutto quello che riguarda la nostra cultura e tradizioni – le nostre danze, la nostra musica, la nostra lingua, il nostro modo di coltivare e di mangiare.”

Per cui quando vedi per strada una persona, non puoi riconoscere se appartiene a un gruppo indigeno e a quale. Le loro tradizioni stanno sparendo.

Oramai, anche nei villaggi indigeni si celebrano feste indù come quella di Ganesh, con tanto di musica di Bollywood suonata a volumi altissimi da un DJ.

Dall’altra parte, vi sono dei programmi governativi di assistenza per i gruppi indigeni per accedere ai quali, le persone hanno bisogno di ricevere un certificato che attesti la loro appartenenza al gruppo.

Sempre più spesso le persone incontrano difficoltà a convincere gli ufficiali che sono “indigeni” perché hanno oramai abbandonato i loro costumi e modi di essere tradizionali.

Tutto questo è emerso durante le riunioni con i diversi gruppi indigeni nei dintorni di Kesla.

Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014

La vita nei villaggi è molto spartana. Le persone vivono a stretto contatto con gli animali. Manca la rete fognaria e l’acqua corrente nei villaggi. Poche famiglie hanno un bagno. Fare il bagno significa lavarsi in pubblico vicino alla pompa dell’acqua.

La maggior parte delle famiglie ha poche cose – per esempio, nonostante il grande caldo, quasi nessuno aveva i ventilatori (a parte che spesso mancava la corrente elettrica per cui avere il ventilatore non avrebbe fatto differenza!

Kesla diary, India - images by Sunil Deepak, 2014

Tutte le immagini sono tratte dall’articolo originale.